Ambiente
energia
Reattori contro la Merkel
Rwe fa causa per lo stop della centrale.
di Barbara Ciolli
Lo stop al nucleare è stato un doppio boomerang per Angela Merkel, e non è affatto detto che la Cancelliera ne esca indenne. Incassata la batosta elettorale nel Baden-Württemberg, oltre che il calo di consenso popolare, il governo di centrodestra dovrà combattere gli azzeccagarbugli della lobby dell'atomo.
La multinazionale Rwe, secondo colosso energetico della Germania, ha fatto causa contro la decisione di Berlino, dopo la catastrofe ambientale di Fukushima, di sospendere per tre mesi sette dei 17 reattori tedeschi, per controlli di sicurezza.
Con l'annuncio della moratoria, la Merkel ha lasciato intendere che i due impianti più vecchi, il Biblis A nell'Hessen del 1974 e il Neckarwestheim I in Baden-Württemberg del 1976, trascorso l'esame della neonata commissione parlamentare d'inchiesta, potrebbero essere chiusi definitivamente, visto che sarebbero dovuti entrambi essere dismessi nel 2010.
Rwe promette una faticosa battaglia legale
La Rwe (Rheinisch-Westfälisches Elektrizitätswerk), che gestisce proprio il Biblis A, non l'ha digerita bene: «Le centrali nucleari tedesche soddisfano gli standard di sicurezza attuali. La loro chiusura non ha fondamenti legali», hanno tagliato corto i vertici aziendali in una nota, annunciando di aver preso l'iniziativa a tutela dei loro azionisti.
BATTAGLIA LEGALE. Per la causa, la compagnia ha scelto il potente studio legale internazionale Freshfield Bruckhaus Deringer, che ha come clienti i quattro maggiori fornitori di energia in Germania (E.on, Rwe, EnBw e Vattenfall). La difesa giocherà il tutto e per tutto sui recenti lavori di ammodernamento alla centrale Biblis A, disposto dalla società di Essen, in vista del posticipo di 12 anni del piano di dismissione nucleare, varato dai cristiano-democratici (Cdu) e dai liberali (Fpd) nel settembre 2010.
CROLLO IN BORSA. Nel mese di marzo 2011, in seguito al disastro atomico in Giappone, i titoli di Rwe hanno perso il 7,5% del loro valore in borsa. Con questi chiari di luna, la società ha scelto di sfidare apertamente il governo, determinata nell'impedire la chiusura definitiva dell'impianto su cui aveva investito.
I dubbi dei giuristi sulla costituzionalità della moratoria
Finora E.on, l'azienda leader del settore che gestisce 11 dei 17 reattori, tra cui i tre temporaneamente bloccati di Brunsbüttel, Isar I e Unterweser, al contrario ha deciso di non esporsi.
Gli interessi in ballo per la società sono enormi: dunque meglio mostrarsi collaborativi con il governo, puntando alla riapertura delle centrali sotto osservazione e continuando nel frattempo a fare profitti con gli otto impianti giudicati a norma. Se volesse calcare la mano, inoltrata la causa Rwe potrebbe da subito rimettere in moto i reattori: «Una decisione», hanno frenato i dirigenti, «non ancora presa in considerazione».
MORATORIA (IL)LEGALE. Autorevoli giuristi e costituzionalisti tedeschi, che si sono espressi sulla liceità o meno della moratoria, appellandosi al paragrafo 19 della legge sul nucleare, hanno manifestato forti dubbi sulla sua validità giuridica: se i reattori sono stati fermati per una revisione, perché allora disporne, pochi mesi prima, il prolungamento della loro vita?
La partita è stata valutata tutt'altro che chiusa.
Se i giudici daranno ragione a Rwe, decadrà di colpo la moratoria. E la Cancelliera, stroncata dagli elettori per niente convinti del suo ripensamento sul nucleare, potrebbe essere costretta alle dimissioni.
Venerdì, 01 Aprile 2011

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