Ambiente
Commissione europea
Finisce l'export radioattivo
Süddeutsche: serve una regolamentazione sulle scorie.
Da Berlino
Pierluigi Mennitti
Niente più esportazione di scorie nucleari dai Paesi europei nel resto del mondo. La Commissione europea sta preparando una direttiva comunitaria per obbligare gli Stati membri a gestire e risolvere all'interno dei propri confini lo smaltimento a lungo termine dei rifiuti nucleari provenienti dalle centrali nazionali. Un tema finora affidato ai singoli piani statali e che ora Bruxelles vorrebbe ricondurre a un quadro normativo comune.
In Ue sono attive 140 centrali
Lo ha rivelato, il 24 ottobre, la Süddeutsche Zeitung che ha avuto modo di sbirciare nel piano che il commissario all’Energia, il tedesco Günter Oettinger, ha intenzione di presentare nella capitale europea il prossimo 3 novembre.
Secondo fonti di Bruxelles, entro quattro anni dall’approvazione del piano europeo i 27 Paesi membri dovranno definire e comunicare i rispettivi progetti nazionali. Attualmente, in 14 di essi sono in funzione 140 centrali atomiche ma il ricorso all’energia nucleare pare destinato a crescere, nonostante l’enfasi che da molte parti viene posta sulle nuove fonti di energia pulita.
In alcuni Stati, come la Germania, è in via di approvazione il prolungamento dell’attività delle centrali esistenti, in altri come Svezia e Polonia sono previsti nuovi insediamenti, in altri ancora come l’Italia il governo ha deciso di investire in questo settore con la costruzione (per il momento) di quattro nuove centrali.
Scorie: 1,8 milioni di m3 nel 2020
Il problema delle scorie diventa dunque stringente, tanto più che da tempo la sua soluzione resta una spina nel fianco dei singoli Stati. «In nessuna delle 14 nazioni», hanno scritto Marcus Balser e Cerstin Gammelin, gli autori dell’articolo «la questione delle scorie nucleari è stata risolta, non esiste alcun deposito per rifiuti altamente radioattivi e anche quelli esistenti per i residui di media e bassa radioattività presentano gravi lacune».
Uno dei casi più noti è proprio quello tedesco di Asse, una miniera di sale in Bassa Sassonia, considerato dall’ex ministro dell’Ambiente (e oggi leader dell’Spd) Sigmar Gabriel «l’impianto più problematico d’Europa» e nel quale, secondo una recente denuncia del settimanale Focus, sono accatastati fusti contenenti materiale radiattivo per una quantità di 10 volte superiore a quanto finora noto.
Se questo accade in Germania, dove la sensibilità e le proteste mantengono alta l’attenzione, figuriamoci in Paesi dove le scelte vengono compiute in maniera meno trasparente. La Commissione è preoccupata soprattutto per i numeri futuri: secondo le stime di Bruxelles, entro il 2020, i Paesi europei si troveranno a gestire 1,8 milioni di metri cubi di rifiuti radioattivi.
Motivo più che sufficiente per prendere in mano la situazione e fornire un quadro normativo continentale che fissi criteri di trasparenza e tempi certi, specie per quel che riguarda la costruzione dei depositi.
Depositi in condivisione
In tal senso, ha ricordato la Süddeutsche, la Commissione prevede che piccoli Stati, con una o due centrali nucleari, possano cooperare per realizzare un unico deposito comune. Una soluzione che ridurrebbe i costi e accorcerebbe i tempi ma che potrà essere praticata solo a patto che uno dei Paesi contraenti si impegni nella realizzazione del sito e la gestione comune venga regolata da un apposito contratto.
Conseguenza del nuovo piano europeo sarà anche il divieto di esportare scorie nucleari all’estero. È per esempio il caso della Russia: non si assisterà più al transito dei convogli di treni che regolarmente trasportano materiale radioattivo sulle linee ferroviarie che viaggiano verso Est: «Il rispetto degli standard di sicurezza al di fuori dei confini dell’Unione europea non è di fatto controllabile», ha scritto il giornale citando ancora fonti della Commissione.
Dubbi sullo stoccaggio sotto terra
La nuova strategia di Bruxelles si scontra tuttavia con feroci critiche provenienti dal mondo ambientalista. La direttiva sarebbe troppo vaga e per nulla stringente e lascerebbe troppa discrezionalità ai singoli Stati nel decidere i siti in cui istallare i depositi.
In più, hanno accusato gli ecologisti, la Commissione ha consigliato espressamente l’immagazzinamento delle scorie atomiche a 300 metri sotto la superficie terrestre: una soluzione pericolosa. Tanto più che nello stesso documento, ha fatto notare la Süddeutsche, sono citati i dubbi e i rischi paventati dagli scienziati sul metodo di immagazzinamento sotto terra.
Accuse che Bruxelles ha respinto. I nostri obiettivi, hanno confermato fonti vicine al commissario Oettinger, sono solo quelli di assicurare trasparenza e sicurezza nella definizione e nella costruzione dei depositi e di inserire nel quadro europeo le norme stabilite dall’agenzia internazionale per l’energia atomica, al momento lasciate all’applicazione volontaria dei singoli Stati.
Domenica, 24 Ottobre 2010

Per scrivere un commento è necessario registrarsi: Loggati - Registrati





