Ambiente
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Germania: il treno delle scorie
Sui quotidiani tedeschi la protesta contro il deposito di Gorleben.
Da Berlino
Pierluigi Mennitti
Storie di ordinario novembre, in Germania. Ogni autunno cadono le foglie, le giornate si accorciano e dalla Francia si muove il convoglio di scorie radioattive vetrificate tedesche in direzione del centro di stoccaggio definitivo di Gorleben, un piccolo paesino della Bassa Sassonia stretto tra la brughiera di Lüneburg e il parco naturale dell’Elba.
Qui, in una cava ricavata in una vecchia miniera di sale, il governo tedesco ha deciso, per ora, di depositare il frutto della sua attività nucleare. E ogni autunno, decine di migliaia di manifestanti si disperdono lungo tutto il percorso del convoglio per bloccarlo, rallentarlo, protestare. Accompagnati da altrettanti poliziotti in assetto da guerriglia che, al contrario, entrano in azione per liberare il passaggio.
Centrali nucleari: limite esteso fino a 14 anni
A seconda dell’efficacia dell’azione di disturbo, il tempo impiegato dai treni (l’ultimo miglio è invece percorso su camion) può durare anche più giorni. In genere, l’azione di protesta si snoda per tutto il weekend. Se le cose fileranno liscio, l’intera operazione si concluderà l'8 novembre, ma il grosso dei dimostranti è atteso per sabato 6 novembre, nel distretto di Lüchow-Dannenberg, al quale Gorleben appartiene.
Secondo la Hannoverische Allgemeine, uno dei quotidiani della regione che segue con una cronaca diretta, minuto per minuto, l’evolversi della situazione, saranno fra i 30 e i 50 mila, una cifra ben superiore rispetto agli anni passati.
La maggiore mobilitazione è dovuta alla recente decisione del governo di Berlino di prolungare l’attività delle centrali atomiche, superando così il limite del 2020 imposto da una legge del governo rosso-verde di Gerhard Schröder: otto anni per le centrali più vecchie, 14 per quelle di più recente costruzione. Una scelta che ha riacceso il confronto e che ha mobilitato, già nelle settimane scorse davanti al Bundestag, tanti manifestanti come non si vedeva da anni.
Il treno "nucleare" costa 50 milioni
Le scorie si spostano sigillate in container Castor, ha ricordato la Hannoverische, un acronimo che sta per cask for storage and transport. Partono dalla stazione di Areva di La Hague, in Normandia, attraversando il territorio del nord della Francia, passano il confine e concludono il viaggio ferroviario nella stazione di Dannenberg, dove vengono caricate sui camion per gli ultimi 20, interminabili chilometri.
Già nella giornata di venerdì 5 novembre i manifestanti sono riusciti a bloccare il convoglio (14 vagoni, di cui 11 con le scorie), grazie anche all’aiuto degli antinuclearisti francesi che tradizionalmente si uniscono alla protesta.
Incatenati ai binari nei pressi di Caen, hanno resistito per due ore, prima che la polizia riuscisse a spezzare le catene e a far ripartire il carico. Il treno speciale, che costa ai contribuenti tedeschi 50 milioni di euro, trasporta quest’anno 123 tonnellate di spazzatura altamente radioattiva, una concentrazione doppia rispetto alla radioattività emessa nella catastrofe di Chernobyl.
Ma la quantità esatta del materiale trasportato, in verità, non è nota. La Süddeutsche Zeitung ha riportato le dichiarazioni di esperti di Greenpeace che avrebbero rilevato una quantità di calore molto alta rispetto agli anni precedenti: «Possiamo stimare che ogni container contenga la stessa concentrazione radioattiva emessa dal reattore di Chernobyl», ha denunciato al giornale l’attivista Thomas Breuer.
E mentre la polizia teme atti di sabotaggio e avvisa i manifestanti che non potrà tollerare il previsto lancio di pietre contro i vagoni, la politica si divide. I leader dei verdi parteciperanno ai tentativi di blocco e il segretario Cem Özdemir ha invitato polemicamente Angela Merkel a recarsi a Gorleben per ascoltare le ragioni dei dimostranti e dei cittadini. Il ministro dell’Ambiente Norbert Röttgen, Cdu, ha invitato a una protesta moderata «perché non possiamo scaricare sugli altri il peso del passato e abbiamo il dovere di custodire qui le nostre scorie».
Polemica sui siti di stoccaggio
Il problema, però, è proprio la scelta del sito di stoccaggio. A differenza della Svizzera, che sta affrontando il problema attraverso studi sul terreno e scavi contemporanei in tre siti aperti al pubblico, in Germania la decisione di Gorleben, in teoria ancora temporanea, è stata unilaterale e oggetto di critiche.
La Tageszeitung, in un lungo e dettagliato articolo dal taglio scientifico, ha descritto i fattori di rischio geologico che si nascondono nella cava di sale, da quello dell’infiltrazione d’acqua al sottile spessore della crosta salina. E ha sostenuto: «La scelta di Gorleben non è stata dettata da criteri scientifici e di sicurezza, ma solo da convenienze politiche».
Una commissione d’inchiesta è ancora al lavoro per stabilire se il sito di Gorleben sia adatto al deposito di scorie nucleari, ma nessuna alternativa viene al momento presa seriamente in considerazione. La proposta dell’ex ministro dell’Ambiente, Sigmar Gabriel, oggi leader dell’Spd, di realizzare ricerche nel sud della Germania, dove le condizioni geologiche sono simili a quelle scelte dagli svizzeri per i loro siti, venne respinta qualche anno fa dagli allora presidenti di Baviera e Baden-Württenberg.
Ma ciò che fa arrabbiare ancor più gli ambientalisti è che Gabriel, divenuto nel frattempo commissario europeo, ha di recente pressato i 27 Paesi membri Ue a scegliere in tempi brevi i rispettivi siti di stoccaggio (leggi l'articolo).«Röttgen sa bene che Gorleben è solo un sito provvisorio», ha detto Gabriel alla Tageszeitung, «ma se un giorno questo sito verrà bloccato dalla magistratura, non resterà che riprendere la strada della Siberia e portare le scorie all’estero: sarà la fine della sua strategia».
Sabato, 06 Novembre 2010
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tutti insieme
forse tutti dovremmo protestare il nucleare sarà anche necessario ma produce scorie e fino a oggi il problema è inrrisolto.
Torniamo a scaldarci con la legna e a leggere con la luce delle candele
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