Ambiente
DISASTRI AMBIENTALI
Nigeria, il petrolio non è oro
Trent'anni per risanare le perdite della Shell.
di Pietro Minto
Negli ultimi 50 anni la Nigeria è stata una terra di conquista per le compagnie petrolifere internazionali, che potevano sfruttare enormi giacimenti di oro nero approfittando della condizione povera e precaria del Paese. Decenni di sfruttamento hanno portato però a un disastro ambientale che, secondo la Unep (il Programma ambientale delle Nazioni Unite), non potrà essere risolto in meno di 30 anni e con una spesa inferiore al miliardo di dollari (leggi report in inglese).
LA SHELL E LA MACCHIA NERA. La regione più colpita è l'Ogoniland, un lembo di terra affacciato al golfo del Niger i cui corsi d'acqua sono stati avvelenati da anni di perdite di petrolio e impianti poco sicuri. L'ente ambientale internazionale ha puntato il dito sulla Shell, nota compagnia del settore, indicata come la colpevole del dramma ecologico. Il report dell'Unep ha provato come nelle zone più vessate dalla marea nera l'acqua abbia percentuali di idrocarburi più di 1000 volte superiori a quelle permesse dal governo nigeriano.
IL GOVERNO E I SABOTAGGI. L'azienda petrolifera ha risposto alle accuse ricordando come «la maggioranza delle perdite in Nigeria sono causate da sabotaggi, furti e raffinazione illegale». E ha chiesto al governo di muoversi per colpire i responsabili di queste azioni. Ciò nonostante la multinazionale ha confessato la propria colpevolezza per quanto riguarda due enormi perdite in Ogoniland, che hanno colpito duramente 69 mila persone e, secondo i calcoli delle Nazioni Unite, superano l'entità del tragico disastro della Exxon in Alaska, avvenuto nel 1989.
Sabato, 06 Agosto 2011

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