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Ambiente 

SCENARIO

Risiko polare artico

Dagli Usa alla Russia, chi lotta per le rotte create dal disgelo.

di Guido Mariani

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La stazione meteorologica di Eureka, in Canada, è uno degli ultimi avamposti umani prima che inizi il silenzio di ghiaccio del Polo Nord. Solo a evocarla, vengono i brividi: durante l’inverno le temperature non superano mai i 30 gradi sotto zero, il sole scompare a metà ottobre e ricompare solo a febbraio. Lo scorso 17 luglio, però, i ricercatori della base sono comodamente usciti in maglietta. Il termometro ha raggiunto i 19,7 gradi celsius, una delle temperature più alte mai registrate oltre il circolo polare. Se i dati sul global warming sono ancora oggetto di discussioni, è ormai consolidato il fatto che le estati dell'Artide stanno diventando sempre più temperate e i ghiacci si stanno riducendo.
TRA 20 ANNI IL DISGELO ARTICO. Secondo il centro di ricerca National snow and ice data center, che tiene sotto controllo le aree glaciali del pianeta, nel 2011, prima che il ghiaccio inizi a riformarsi dopo l’estate, l’estensione delle calotte del Polo Nord avrà toccato il minimo storico. A questo ritmo fra 20 anni, stimano gli esperti, il ghiaccio potrebbe scomparire del tutto durante le estati polari. E la notizia oltre ad avere gravi implicazioni ambientali, ha anche più immediati e imprevedibili risvolti economici, politici e diplomatici. Sul tavolo non c’è solo una lotta per risorse che nessuno è riuscito a quantificare con precisione (il fondale marino del Polo Nord è ricco di petrolio e gas naturale) ma anche il controllo delle rotte.
Se l’Artide, infatti, è stato per secoli solo un muro impenetrabile di ghiaccio, il disgelo lo sta rendendo un possibile punto di transito commerciale. Dalle petroliere ai cargo, non è improbabile intravedere in un prossimo futuro un traffico regolare di navi capaci di solcare acque un tempo inaccessibili.

Un Artico senza ghiaccio diventa terra di conquista

La prospettiva spaventa gli ambientalisti che temono lo sfruttamento di habitat ancora incontaminati e la distruzione di zone di pesca naturalmente protette dall’inquinamento del petrolio, ma la possibilità di accedere ai passaggi a Nord Est e Nord Ovest consentirebbe rotte estremamente più brevi. Da New York a Tokyo, il tragitto passerebbe da 18.200 chilometri attraverso lo stretto di Panama, a 14 mila. Oggi per andare da Londra a Tokyo si passa da Suez con un percorso di 20.900 chilometri, attraverso il passaggio a Nord Est il viaggio sarebbe di soli 13 mila. E sotto l’acqua ci sono le materie prime. Il dato è ancora controverso, ma il fondale marino potrebbe custodire circa 10 miliardi di tonnellate di petrolio e gas naturale.
CINQUE STATI IN LIZZA. Un Artico senza ghiaccio, insomma, è destinato diventare terra di conquista. Sulla scena ci sono cinque stati: le superpotenze Stati Uniti e Russia e altre tre nazioni con territori artici, il Canada, la Norvegia e la Danimarca che ha la sovranità sulla Groenlandia. L’Artide è attualmente un territorio sotto supervisione delle Nazioni unite e ogni Stato può rivendicare solo un ambito di pertinenza di 200 miglia nautiche oltre le proprie coste. Tuttavia, secondo le attuali convenzioni Onu, le zone di esclusiva autorità possono espandersi se si riesce a dimostrare che l’area marittima fa parte della piattaforma continentale del proprio territorio. E per riuscirci è necessario dimostrare precise affinità geologiche.

Tra Russia e Usa, la nuova guerra fredda per il Polo Nord

La Russia non ha perso tempo: nel 2007, l’allora presidente Vladimir Putin ha mandato 50 scienziati in avanscoperta per dimostrare che la dorsale sottomarina di Lomonosov, che attraversa il Polo, è un diretto prolungamento della Siberia. Quest’anno, Mosca ha siglato un trattato con la Norvegia riguardante il mare di Barents, e poi ha annunciato che nel 2012 chiederà alle Nazioni unite di veder riconosciuti di fronte alla comunità internazionale i nuovi confini, con l’obiettivo di annettersi un’ampia fetta dell’attuale Polo.
LA RISPOSTA DANESE. La risposta dei danesi non si è fatta attendere. Hanno pubblicato un documento, Strategia per l’Artico, in cui si annunciano analoghe ricerche scientifiche che, a detta del ministero della Scienza, proveranno che buona parte del Circolo polare è di competenza danese.
Ma il Risiko dell’Artico è assai intricato. L’espansione della Russia, chiaramente, non è gradita agli Stati Uniti che però, non avendo mai ratificato la Convenzione delle Nazioni unite sul diritto del mare, non possono rivendicare espansioni territoriali e rischiano di non avere voce in capitolo in ambito internazionale su queste dispute.
LE MIRE DELLA CINA. Il Canada, infine, si considera da sempre il vero e solo Paese del Nord del mondo. E, in ragione di questo, ha annunciato a più riprese piani di militarizzazione in aree una volta prive di interesse strategico, pianificando l’acquisto di rompighiaccio armati e la creazione di installazioni militari artiche. Non sorprende che la Cina abbia già avviato le sue esplorazioni e annunciato per il 2013 il varo di un nuovo rompighiaccio. Così, l’estate calda del Polo Nord può dare inizio a una nuova guerra fredda.

Martedì, 09 Agosto 2011


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