Ambiente
LA CONFERENZA
Durban, clima in fumo
I grandi non trovano un accordo contro l'inquinamento.
di Michele Esposito
Non solo Bruxelles. La notte dell’8 dicembre, a migliaia di chilometri dal Consiglio Ue per salvare l’euro, i delegati di 190 Paesi riuniti nella conferenza Onu sul clima di Durban hanno trattato fino all’alba. Il tema è altrettanto importante: trovare un accordo per la riduzione delle emissioni dei gas inquinanti. Ma promesse, dibattiti, botta e risposta non sono serviti: l’impasse non è stato superato.
I VETI INCROCIATI. Il clima, nei grandi tavoli internazionali, resta ancora un tabù inesplorato, una sorta di buco nero in cui egoismi e nazionalismi rendono difficile un compromesso. Lo schema, che si ripete ogni anno, vede i Paesi riuniti sotto l’acronimo Basic (Brasile, Sud Africa, India e Cina) tradizionalmente restii a concreti sacrifici, i delegati degli Stati insulari che gridano a una catastrofe climatica sempre più imminente e gli Usa ostici e ambigui.
KYOTO AL CAPOLINEA. Tutti protagonisti di un film già visto, una volta a Copenaghen, una a Cancun, una a Durban. Nel 2011, però, il contesto è diverso. Il Protocollo di Kyoto - unico accordo vincolante di largo respiro sul clima attualmente in vigore - scadrà alla fine del 2012 e le emissioni di gas inquinanti, da quando nel 1997 l’accordo è stato firmato, sono aumentate, sotto il peso dal boom economico di Paesi come Cina e India.
Il rischio di un disastro climatico, e soprattutto di non riuscire a limitare l’aumento della temperatura globale a due gradi centigradi, è concreto, ben visibile all’orizzonte.
Le emissioni aumentano del 6% ogni anno, ma i grandi non si impegnano
La conferenza Onu di Durban, iniziata lo scorso 28 novembre, è quindi rimasta bloccata sulle posizioni divergenti dei più grandi produttori di gas inquinanti nel pianeta.
La mattina del 9 dicembre, il commissario europeo al Clima Connie Hedegaard ha ribadito la road map proposta dall’Ue e appoggiata da 120 Paesi: la firma di un accordo vincolante sul riscaldamento globale entro il 2015 e la sua entrata in vigore al massimo nel 2020.
LA UE CERCA DI DARE I TEMPI. Uno schema non flessibile ma comunque morbido, forse non sufficiente per bloccare l’aumento della temperatura globale, ma che ha almeno il merito di mettere nero su bianco tempi certi per una presa di posizione operativa. Per ora, tra i Paesi Basic, solo Brasile e Sudafrica hanno abbracciato la proposta.
«Dobbiamo chiamare al tavolo Cina, Usa e India. Non abbiamo molte ore davanti», è stato l’appello della Hedegaard, che sull’esito della conferenza ha sentenziato: «Se non ci saranno ulteriori progressi rispetto a questa notte, penso che a Durban non ci sarà un accordo».
E, visti gli sviluppi delle ultime ore, un accordo che ponga - o si proponga di farlo in tempi certi - un limite alle emissioni di anidride carbonica sembra lontano.
I GRANDI RIFIUTANO GLI IMPEGNI. Troppo lontane le posizioni di Cina, Usa e India che, al di là delle dichiarazioni ufficiali, nel pieno dei negoziati non cedono di un passo. Come il ministro dell’Ambiente cinese Xie Zhenhua, che parlando alla platea si è detto aperto a un accordo vincolante salvo poi chiudersi a riccio nei colloqui ufficiali con i suoi omologhi.
O come il delegato statunitense Todd Stern, che all’inizio aveva annunciato un’inaspettata collaborazione di Washington alla road map europea per poi tornare sui suoi passi e optare per un più elastico e ambiguo schema di processo di negoziati privo di scadenze.
OGNI ANNO 6% GAS IN PIÙ. La possibilità di svolta sulle politiche climatiche sembra così sfumare, proprio alla vigilia della scadenza del protocollo di Kyoto, il cui prolungamento è tutt’altro che certo.
Eppure, le cifre sulla produzione di gas inquinanti non hanno bisogno di commenti: le emissioni crescono del 6% l’anno e oggi si attestano a 32 miliardi di tonnellate.
Il vigente accordo di Kyoto copre solo il 15% delle emissioni globali, essendo stato firmato nel 1997, quando la mappa economica del pianeta era totalmente diversa. Basti pensare che la Cina, tra il 1996 e il 2006 ha raddoppiato la sua produzione di anidride carbonica (da 3 a 6 miliardi) e il solo aumento registrato tra il 2009 e il 2010 - 694 milioni di tonnellate - copre la produzione totale annuale della Gran Bretagna.
Cina, Usa e India, emettono insieme il 46% dell’anidride carbonica (Co2) globale producendo rispettivamente il 24, il 17 e il 6% di gas nel pianeta.
La svolta cinese: 50 miliardi di dollari di ecoinvestimenti l’anno
Pechino, in realtà si è presentata a Durban con un pacchetto di provvedimenti eco-ambientali che ha messo in non poco imbarazzo il delegato nordamericano.
USA, 17 MLD DI CO2 PER ABITANTE. Il Dragone nel 2010 ha investito 50 miliardi di dollari per l’energia pulita contro i 17 miliardi messi in campo dagli Usa, ha già programmato un miglioramento della sua efficienza energetica del 40% entro il 2020 e ha messo in cassaforte altri 250 miliardi da spendere in rinnovabili. Infine, la produzione pro-capite di Co2 in Cina si ferma a 5,8 tonnellate contro le 17 di ogni abitante degli Usa (e le 7 tonnellate pro-capite emesse in Italia). Dati che, alla vigilia del vertice Onu, hanno relegato il rappresentante di Washington nella scomoda e inaspettata posizione di cattivo.
PECHINO CHIUDE ALL’EUROPA. Le aperture della Cina non sono però bastate a sposare la road map europea. Né il delegato cinese, né quello americano sembrano cedere a un accordo suggerito da altri e in qualche modo imposto ai due giganti dell’inquinamento mondiale. Con il risultato che il decennio che ci aspetta, rischia di essere il peggiore nella lotta al riscaldamento climatico.
Basta ascoltare le parole del ministro all’Ambiente indiano Jayanthi Natarajan: «Ce l’abbiamo messa tutta, abbiamo parlato con tutti gli interlocutori, ma non riesco a vedere una convergenza, una luce in fondo al tunnel». Nel frattempo, alluvioni e siccità tempestano il pianeta in un caos climatico che viaggia ad alta velocità, nel silenzio dei grandi della Terra.
Venerdì, 09 Dicembre 2011
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come avevo preventivato dicendo : sono troppo stronzi !
come avevo preventivato su fb scrivendo: sono troppo stronzi per capire che stiamo morendo!!!!
peccato non mi ero sbagliato, Si raccomanda a tutti i commentatori di sccrivere in modo chiaro il pensiero e la qualità dell'individuo e degli individui in commento, solo per capirci bene, se uno è stronzo non puoi scrivere che è un biricchino, devi scrivere esempio, guardando ieri sera la trsmissione di Crozza, Gasparri ha dimostrato difronte a milioni di persone che è uno stronzo e occupa posti di potere che non dovrebbe occupare, questo è solo un esempio, capito?
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