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Ambiente 

Ambiente

Durban, sì al salva-clima

Lo attueranno 194 Paesi entro il 2015: scatta dal 2020.

Articolo completo

Via libera alla tabella di marcia che è previsto porti all'adozione di un accordo globale salva-clima entro il 2015, per entrare in vigore dal 2020. Lo ha deciso la 17esima Conferenza mondiale sul clima a Durban, in Sudafrica, che ha trovato anche un accordo per il Kyoto2, la seconda versione del trattato sulla riduzione del danno ambientale del 2005, dopo il 2012. Il documento del 2020 ha sottolineato l'urgenza di accelerare i tempi e di alzare il livello di contenimento dell'impatto sull'ecosistema.
ACCORDO IMPERFETTO. Dopo 12 giorni di trattative regolamentari e 36 ore di tempi supplementari, la COP17, cioè il 17esimo vertice sul clima delle Nazioni Unite, ha avuto il suo accordo. «Imperfetto», aveva premesso Maite Nkoana-Mashabane, ministro degli esteri sudafricano, ma per tutti «Madam Chair», signora presidente fin dall’apertura della sessione finale, ma indispensabile per evitare che, nella storia della lotta al cambiamento climatico, il nome di Durban (e quello del Sud Africa) sia associato a un fiasco, come già avvenne due anni fa a Copenaghen e, in misura minore, l’anno scorso a Cancun.
NEGOZIATI PER 194 PAESI. I delegati riuniti a Durban per la 17esima Conferenza mondiale sul clima organizzata dall'Onu hanno raggiunto un'intesa: i 194 Paesi è previsto inizino dei negoziati per un accordo globale sulla riduzione delle emissioni di gas serra che è previsto venga raggiunto entro il 2015 ed è in programma che entri in vigore al più tardi nel 2020.
Intanto, visto che nel 2012 scade il protocollo di Kyoto, è stata raggiunta un'intesa per un Kyoto2 che consentirà di traghettare dal 2012 al nuovo accordo. Dall'estensione di Kyoto, che dovrebbe durare almeno altri cinque anni, si sono però tirati fuori Giappone, Russia e Canada. 
SUMMIT PROLUNGATO. L'intesa, la 'piattaforma di Durban', ha scongiurato in extremis il fallimento del vertice, che si è prolungato molto oltre il previsto. Iniziato lo scorso 28 novembre, infatti, il summit avrebbe dovuto concludersi venerdì. Critiche dagli ambientalisti: «Non hanno raggiunto un accordo reale, ma hanno attenuato i toni in modo che tutti saltassero a bordo», ha commentato Samantha Smith di WWF International, notando che nel documento approvato non viene menzionato per esempio alcun tipo di sanzione. 
L'APPELLO DI MADAM CHAIR. Maite Nkoana-Mashabane, ministro degli Esteri sudafricano aveva fatto appello, il 10 dicembre, ai delegati, invitandoli a «guardare oltre il bene dell'umanità» e ad approvare quattro progetti (modifica del Protocollo di Kyoto, bozza di modifiche al sistema di governo dei paesi della Convenzione, progetto relativo al Fondo verde per il clima e all'adattamento di tutti questi meccanismi in un quadro giuridico).

Clini: «Siamo usciti dal 'cono d'ombra' di Copenaghen»

«Siamo usciti dal 'cono d'ombra' di Copenaghen. L'accordo supera i limiti del Protocollo di Kyoto e ha una dimensione globale» offrendo all'Europa, e soprattutto all'Italia, la possibilità di costituire la 'piattaforma' per lo sviluppo con le grandi economie emergenti: Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica. Lo ha dichiarato il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, commentando i risultati raggiunti a Durban. 
RIDUZIONE DELLE EMISSIONI. In particolare, secondo il ministro Clini, che ha partecipato personalmente alla trattativa, questo accordo per la difesa del clima, offre la possibilità per «la diffusione delle tecnologie capaci di assicurare crescita economica e riduzione delle emissioni: è il nuovo fronte della competitività».
IL PIANO ITALIANO. «L'Italia è nel gruppo di testa dei paesi che hanno voluto l'accordo di Durban e ora siamo impegnati a dare seguito all'accordo nelle politiche nazionali, nella nostra partecipazione alle decisioni europee e nel rafforzamento del nostro partenariato con Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica». Lo ha detto il ministro dell'Ambiente commentando i risultati della conferenza Onu a Durban. Entro il 15gennaio Clini ha in programma di presentare la revisione del piano nazionale di riduzione delle emissioni.

Soddisfazione di Legambiente

Soddisfazione di Legambiente per l'accordo raggiunto nella conferenza mondiale sul clima. Restano però irrisolte alcune questioni di primo piano, come il divario tra gli attuali impegni di riduzione delle emissioni e quelli necessari per contenere il riscaldamento globale al di sotto dei due gradi. Nella conferenza di Durban, ha rilevato Legambiente in una nota, l'Europa ha giocato un ruolo «determinante» e grazie ad esso, «finalmente con il sostegno convinto anche del nostro governo, è stato possibile dare vita ad una Coalizione di Volenterosi tra Paesi industrializzati emergenti e in via di sviluppo in grado di spingere India e Cina ad abbandonare il gioco dei veti contrapposti e costringere gli Stati Uniti ad approvare un mandato a sottoscrivere un accordo globale che abbia il Protocollo di Kyoto come architrave».
DEBOLE L'ACCORDO SUL CLIMATE GREEN FUND. È invece «molto debole», secondo l'associazione ambientalista, l'accordo raggiunto sul Green Climate Fund: «si è solo riusciti a definire» ha osservato Legambiente «la struttura e le modalità di gestione del fondo destinato a finanziare le azioni di riduzione delle emissioni e di adattamento ai mutamenti climatici nei Paesi poveri», ma «nessuna certezza è stata garantita ai finanziamenti promessi a Copenaghen e confermati a Cancun» per aumentare progressivamente i 10 miliardi di dollari stanziati per il 2012 ai 100 miliardi promessi per il 2020. Infine, per colmare il divario nelle emissioni di CO2, stimato dall'agenzia delle Nazioni Unite per l'ambiente, (Unep) tra sei e 11 gigatonnellate di CO2, il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza,  ha proposto che «l'Europa da subito si debba fare promotrice, con il sostegno dell'Italia, di un piano per colmare questo gap e aggiornare al 30% il proprio impegno di riduzione delle emissioni di gas-serra al 2020». Per l'Europa, ha rilevato, questo impegno «non richiede grandi sforzi aggiuntivi e in linea con le politiche climatiche ed energetiche adottate a livello comunitario».

Per l'Unione Europea si tratta di una «svolta storica»

Per l'Unione europea l'accordo sulla roadmap per il clima raggiunto a Durban «è una svolta storica». Lo hanno scritto Commissione e Consiglio Ue in una nota congiunta in cui si osserva che «dopo due settimane di negoziati le 195 componenti della Convenzione Onu sul clima hanno concordato su una road map proposta dalla Ue per preparare il quadro legale per l'azione sul clima comune a tutti i Paesi del mondo a partire dal 2015». 

Domenica, 11 Dicembre 2011


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Inizia il 28 novembre il vertice sui cambiamenti climatici di Durban, in Sud Africa, dove fino al prossimo 9 dicembre si discuterà della lotta al riscaldamento globale e del taglio delle emissioni di CO2 nell’atmosfera.

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Il mondo a Durban

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Commenti (1)

mary 12/dic/2011 | 10:51

Mi sembra di averlo letto paro paro
Non si copia il Corrierone!

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