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Ambiente 

LA CONFERENZA

Durban, intesa imperfetta

Perché l'accordo Onu sul clima non piace agli ambientalisti.

di Barbara Ciolli

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L'Unione europea ha salutato l'intesa di Durban come una «svolta storica», una spinta alla lotta globale contro i cambiamenti climatici. Per molte associazioni ambientaliste, invece, è semplicemente un accordo al ribasso, raggiunto in extremis per non trovarsi a chiudere l'assemblea - come nel 2009 a Copenaghen e nel 2010 a Cancun - con un fallimento sostanziale dei negoziati.
INIZIO DEI LAVORI NEL 2012. Comunque la si veda, il Cop 17 dell'Onu - inaugurato il 28 novembre in Sudafrica - sulla carta ha perlomeno stabilito l'inizio del tavolo di trattative estendendolo a tutti i 194 Paesi (i 193 Stati delle Nazioni Unite più il Vaticano che ha un seggio da osservatore). Lavori che porteranno alla firma di un patto comune entro il 2015. Che diventerà operativo entro il 2020.
A partire dal Fondo verde per aiutare i Paesi in via di sviluppo fino al compromesso sul rinnovo del protocollo di Kyoto, il cosiddetto Kyoto2 che fungerà da regime di transizione fino all'entrata in vigore dell'accordo globale, sono molti i passaggi dell'intesa giudicati vaghi.
IL RUOLO DI CINA, INDIA E BRASILE. La stessa presidente della Conferenza sul cambiamento climatico, il ministro degli Esteri sudafricano Maite Nkoana Mashabane, ha ammesso che l'intesa è «imperfetta». Raggiungerla, però, era indispensabile per coinvolgere i Paesi emergenti - Brasile, India e Cina in testa- finora esclusi dal percorso, nella battaglia ambientale. Ecco i punti principali della tabella di marcia, inaugurata a Durban. E i nodi da scogliere.

1. Accordo globale sul clima entro il 2015

L'intesa mondiale raggiunta in Sudafrica intende ricondurre al tavolo dei negoziati economie emergenti come Brasile, India e Cina. Quest'ultima nel 2010 ha superato gli Stati Uniti per quantità di emissioni di CO2 (25%, contro il 19% americano).
Secondo l'accordo della piattaforma di Durban, il gruppo di lavoro coinvolgerà le delegazioni di 194 Paesi e comincerà a incontrarsi nel 2012, con l'impegno vincolante di concludere le trattative entro il 2015.
Il documento ha sottolineato l'urgenza di accelerare i tempi, senza però fissare la forma giuridica del patto che sarà anch'essa oggetto di futuri dibattiti. Anche gli Usa, che non hanno mai ratificato il protocollo di Kyoto, siederanno al tavolo.

2. Dal 2012 il regime di transizione del Kyoto2

In attesa che dal 2020 il nuovo patto globale diventi operativo, dal 2012, anno di scadenza del protocollo di Kyoto, entrerà in vigore il patto temporaneo di Kyoto2.
Le maggiori perplessità degli ambientalisti sull'esito di Durban riguardano proprio questo accordo. Durante il Cop 17, l'ostruzionismo di Stati Uniti, Russia, Canada e Giappone è stato massiccio e dopo 12 giorni di braccio di ferro e 36 ore di riunione supplementare, l'assemblea plenaria ha partorito un topolino, approvato solo da Ue, Svizzera, Australia, Norvegia. Canada, Russia e Giappone, come del resto anticipato, si sono ritirate dal trattato.
Kyoto2 resterà in vigore per cinque anni, almeno fino al 2017, se le ratifiche del patto globale procederanno celermente. Più verosimilmente, sarà prorogato fino al 2020.

3. Il Fondo verde per i Paesi emergenti e il Redd+

Oltre al protocollo di Kyoto2, la conferenza di Durban ha istituito il Fondo verde (Greeen Climate Fund) per sostenere i Paesi in via di sviluppo nell'abbattimento di emissioni dannose. Dal 2020, secondo l'accordo raggiunto, il fondo dovrà essere finanziato con 100 miliardi di dollari l'anno.
Per il 2012 sono stati stanziati già dai 10 miliardi, ma le risorse dovranno aumentare progressivamente e in modo consistente. Ancora, tuttavia, non sono state definite le modalità di finanziamento.
Il pacchetto di incentivi per gli Stati emergenti ha introdotto inoltre il trattato Redd+: un meccanismo che promuove gli aiuti economici per ridurre i processi di deforestazione e di degradazione dei boschi.

4. Il patto globale volontario del 2020

Il piano che i 194 Paesi dell'assemblea hanno accettato di scrivere entro il 2015 prevede l'impegno a contenere l'aumento delle temperature entro i due gradi Celsius, considerati dagli scienziati il limite di sicurezza. Premessa per l'apertura ai negoziati dei Paesi recalcitranti, India e Cina in testa, è stata la partecipazione - su base volontaria e non vincolante - alle politiche per lo sviluppo dell'energia verde.
NESSUNA SANZIONE. «Dopo il 2020 si potrà pensare anche a negoziare un documento giuridicamente vincolante», ha dichiarato il ministro cinese Xie Zhenhua, dopo la lunga mediazione notturna guidata dal capo-delegazione brasiliano, il giurista Luis Figueres.
Prima di entrare in vigore, l'accordo globale dovrà essere ratificato da tutti gli Stati. Sull'efficacia del percorso intrapreso, pesa la constatazione che, se non convertite a breve termine, le attività umane provocheranno un aumento della temperatura del Pianeta di due gradi sopra il limite Celsius indicato. Nel documento approvato, infine, non vi sono accenni a sanzioni.

5. I soddisfatti. Per l'Ue una «svolta storica»

Nonostante l'Unione europea avesse chiesto accordi vincolanti, come quelli firmati a Kyoto nel 1997 ed entrati in vigore nel 2005 che prevedevano la riduzione di almeno il 5% delle emissioni (registrate nel 1990) entro il 2012, la delegazione di Bruxelles è stata la più soddisfatta dei risultati di Durban.
«L'accordo per la roadmap sul clima è una svolta storica», hanno scritto Commissione Ue e Consiglio europeo in una nota congiunta, «abbiamo raggiunto il nostro obiettivo chiave». Anche il ministro dell'Ambiente italiano Corrado Cini è uscito soddisfatto dal vertice: «Siamo usciti dal cono d'ombra di Copenaghen. L'intesa supera i limiti del protocollo di Kyoto e ha una dimensione globale», ha dichiarato.
Controcorrente con molte altre associazioni ambientaliste, Legambiente ha apprezzato la «coalizione di volenterosi che ha unito Paesi industrializzati a quelli in via di sviluppo».

6. Wwf e Greenpeace, il coro dei delusi

Sempre per Legambiente, però, il Fondo Green è «molto debole, si è riusciti solo a definire la struttura e la modalità, senza nessuna certezza sui finanziamenti». Più critico sull'accordo complessivo il Wwf International, secondo cui i delegati «non hanno raggiunto un accordo reale. Hanno attenuato i toni per far sì che tutti saltassero a bordo».
Profondamente deluso dal Cop 17, il direttore esecutivo di Greenpeace Kumi Naidoo: «Nulla più di un accordo su base volontaria che ci fa perdere altri 10 anni», ha chiosato l'ambientalista. Greenpeace ha messo sotto accusa i governi, colpevoli di aver «ascoltato le grandi imprese inquinanti invece delle persone che vogliono porre fine alla dipendenza dai carburanti fossili».

Lunedì, 12 Dicembre 2011


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Manifestanti a Durban.

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