Ambiente
LA RICOSTRUZIONE
Fukushima, un anno dopo
Ancora alta la radioattività. E la conta dei morti non torna.
di Alfredo Ranavolo
Non è bastato un anno per valutare concretamente gli effetti del sisma e dello tsunami che hanno devastato il Giappone l’11 marzo 2011. Figurarsi per capire fino in fondo la portata del disastro nucleare di Fukushima, diretta conseguenza della catastrofe naturale e destinato ad avere ripercussioni sugli anni a venire.
Allora l’impianto subì seri danni ai sistemi di raffreddamento dei sei reattori nucleari. Tre di questi si surriscaldarono progressivamente fino a raggiungere una parziale fusione del nocciolo, con l’emissione nell’area circostante di radiazioni.
CONFUSIONE SUL NUMERO DELLE VITTIME . Dodici mesi dopo la tragedia, persino il numero di morti e dispersi non è chiaro. Il numero cambia a seconda della fonte: si va dai 18 mila ai 22 mila. Secondo le Nazioni unite, poi quasi 600 mila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. Di questi 150 mila sono stati evacuati a causa del rischio radioattivo nella zona di Fukushima, lasciandosi alle spalle decine di migliaia di animali costretti a una morte orribile. Le acque non hanno ancora finito di restituirne i cadaveri, rigurgiti di realtà di un Paese che non si è ripreso da una catastrofe immane.
Dalla Tepco 3,8 miliardi di dollari per sanare le aree colpite
La Tokyo electric power company (Tepco), società che gestisce la centrale nucleare disastrata, ha tirato fuori 3,8 miliardi di dollari per sanare la situazione delle aree colpite dal maremoto, a fronte di una danno calcolato tra i 75 e i 260 miliardi di dollari.
IL PROBLEMA DELLO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI. Il governo, inoltre, si è impegnato a decontaminare un’area di 13 mila chilometri quadrati intorno a Fukushima. Ma le cose procedono a rilento. Tanto per iniziare, non è stato trovato un accordo sulla destinazione dei 22,53 milioni di tonnellate dei detriti (causati dallo tsunami) nelle prefetture di Iwate, Miyagi e Fukushima: finora poco più del 5% è stato incenerito o smaltito in modo permanente. A mancare, infatti, è la cooperazione tra il governo nazionale e quelli locali.
ANCORA ALTA LA CONTAMINAZIONE. La città ormai fantasma di Futaba e le altre zone entro 20 dalla chilometri centrale, inoltre, continuano a registrare livelli di millisievert molto superiori a quelli considerati “normali”.
I picchi attorno a quota 470 sono ormai lontani, ma i 50 registrati nelle rilevazioni effettuate tra il 7 novembre e il 16 gennaio sono ancora ben lontani anche dagli livelli fissati dal governo giapponese per l’abitabilità della zona. Per l’esecutivo sono accettabili i 20 millisievert, che sarebbero considerati troppo alti in quasi tutti gli altri Paesi del mondo.
E IL RISCHIO FINISCE ANCHE A TAVOLA. Difficile definire i livelli di contaminazione alimentare. Particolarmente a rischio sono le specie ittiche. Le autorità stanno aggiornando i limiti sul cesio radioattivo negli alimenti, con riduzioni tra un ventesimo e un quarto rispetto agli attuali parametri: dal primo aprile: si ipotizza un massimo di 100 becquerel (unità di misura della radioattività negli alimenti) al chilogrammo di cesio per prodotti come carne, verdure e pesce, 50 becquerel per latte e cibo per bambini, e 10 becquerel per l'acqua potabile.
La frenata del Giappone sull'atomo e lo spegnimento dei reattori
La paura, quell’11 marzo, è stata tanta e tale, che l’Impero del Sol Levante ha tirato il freno sull’atomo, su cui mai aveva professato dubbi. Dei 54 reattori del Paese – divisi in 18 centrali – solo due funzionano ancora a pieno ritmo.
L’ultimo a essere stato spento, il 21 febbraio, è il numero 3 della centrale di Takahama, nella prefettura di Fukui. Anche gli ultimi due impianti che vanno ancora a pieno regime, però, sono destinati a essere smantellati: il reattore 6 di Kashiwazaki-Kariwa, nella prefettura di Niigata, della Tepco (ormai fallita e prossima alla nazionalizzazione, ma tenuta in piedi dal governo per non bloccare la sua operatività), il cui stop è previsto per il 26 marzo, e il reattore 3 di Tomari a Hokkaido, dell'Hokkaido electric power company, che sarà fermato alla fine di aprile.
UN DEFICIT COMMERCIALE RECORD: 25 MLD DI EURO. Le conseguenze della mancata produzione di energia si sono abbattute anche sull’economia nipponica, che già non se la passava benissimo. Il Giappone fa costantemente i conti con una stagnazione che (con poche pause) è ormai ventennale. Ma nel 2011 è successo di più: la bilancia commerciale ha chiuso in rosso per la prima volta dal 1980. Il deficit commerciale, secondo i dati del ministero delle Finanze, è stato di 2.492,7 miliardi di yen, pari a circa 25 miliardi di euro. Sono calate del 2,7% le esportazioni, danneggiate dal blocco dei flussi di produzione (non solo in Giappone dopo il sisma, ma anche in Thailandia, dove ci sono fabbriche di moltissime aziende giapponesi, dopo le alluvioni), ma anche dell’eccessivo apprezzamento dello yen nei confronti di euro e dollaro, che solo ultimamente ha visto una leggera inversione di marcia.
BOOM DEGLI ACQUISTI DI ENERGIA DALL’ESTERO. Ma il saldo finale è soprattutto conseguenza di un incremento del 12% delle importazioni, sulle quali ha pesato il settore alimentare e, soprattutto, i copiosi acquisti nel settore energetico, resi necessari dal venir meno di buona parte della produzione nelle centrali nucleari. E le cose non sono migliorate a gennaio 2012, mese nel quale le importazioni sono aumentate del 9,8% rispetto allo stesso mese di un anno fa, mentre le esportazioni sono crollate del 9,3%, con un deficit nel mese record da 1.475 miliardi di yen. L’acquisto di gas naturale dall’estero è aumentato del 74%, le importazioni di petrolio sono cresciute del 13%.
L’INDUSTRIA TORNATA A PIENO REGIME. Si sa, però, che quello giapponese è un popolo abituato a rimboccarsi le maniche e rimettersi al lavoro in qualsiasi situazione. Così non solo dopo pochi mesi molte infrastrutture distrutte sono già state ricostruite interamente, ma è ripartita per intero una produzione industriale che aveva subìto un immediato tracollo (-15,3% il dato di marzo 2011).
A settembre si era già riportata sui livelli pre-sisma. L’ultimo dato (quello di gennaio) certifica un ulteriore incremento del 2% (superiore alle attese), dopo il +3,8% del mese precedente. L’industria dell’auto, una di quelle che reggono le sorti dell’intero Paese, ha annunciato ottimismo per il nuovo anno, dopo aver subito pesantemente il mix di elementi negativi di quello passato.
Evacuazione sommaria e disorganizzata e dichiarazioni discordanti
Resta da chiedersi, a un anno di distanza, se la gestione della tragedia sia stata ottimale. Uni studio recentemente diffuso da Greenpeace e intitolato Lezioni da Fukushima ha messo in luce che il piano di emergenza, l’11 marzo di un anno fa, non ha funzionato, dando origine a un’evacuazione caotica che ha incrementato il numero di persone esposte al pericolo. Ha stigmatizzato il comportamento del governo, troppo reticente nei primi giorni dopo la tragedia. Per esempio quando, il 12 marzo in una conferenza stampa il premier Naoto Kan aveva assicurato che il reattore non stava rilasciando significative quantità di radioattività e che nell’area oltre i 20 chilometri dalla centrale le persone erano al sicuro. Quindici giorni dopo ha chiesto a chi si trovasse in un raggio di 30 chilometri dalla centrale di abbandonare la propria casa, la fascia di sicurezza è arrivata poi a 50 chilometri.
MADARAME AMMETTE GLI ERRORI. Una conferma insospettabile alle denunce degli ambientalisti sono arrivate dal responsabile dell’Agenzia per la sicurezza nucleare giapponese, Haruki Madarame. «Devo ammettere», ha detto candidamente il 15 febbraio in un’audizione nell’ambito di un’inchiesta parlamentare, «che le procedure di sicurezza hanno avuto diverse falle». Madarame ha affermato che, negli anni, al settore nucleare è stato permesso di crescere senza troppi controlli, che la delicatezza della materia rende, invece, certamente necessari.
Lunedì, 05 Marzo 2012
(1)
NIP 02/mag/2012 | 11:19
Manca la verità
VERITA'
Sono passati 13 mesi dall’esplosione del reattore di Fukushima, ed alla fine un Senatore USA ha mosso il suo didietro ed è andato in Giappone a veder cosa diavolo stesse veramente succedendo. Quello che ha visto è stato terrificante. Ed ora sta dicendo in giro che siamo in un grosso casino. Leggete la lettera che ha inviato all’ambasciatore USA in Giappone Ichiro Fujisaki, al Segretario all’Energia Steven Chu, al Segretario di Stato Hillary Clinton, ed al Presidente della NRC Gregory Jaczko.
tttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttt ttttttttttttttttt ttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttt ttttttttttttttttt ttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttt
Ma la cosa tragicomica è che ci troviamo in questa situazione dal marzo 2011. Dal 17 marzo, per essere precisi, quando una nube radioattiva ha iniziato a bombardare la costa ovest della California e dell’Oregon. E Washington. E la British Columbia. E poi il Maine, l’Europa e tutto quello che ci stava in mezzo. Ricercatori indipendenti, esperti nucleari, scienziati – dagli oceanografi agli entomologi e tutti quelli in mezzo e dovunque – hanno cercato da quel momento di far suonare l’allarme.
Gli scienziati più allarmati sono quelli che hanno studiato gli effetti delle radiazioni sulla salute. Ve lo ripeto perchè sia ben chiaro: siamo in un caos.
I primi resoconti sulla contaminazione del suolo sono arrivati dalla USGS, che è sembrata riluttante a divulgare i risultati. Fino ad oggi, Los Angeles, California, Portland, Oregon, e Boulder – Colorado – hanno la più alta contaminazione da particelle radioattive di tutti gli Stati Uniti.
Detto ciò, tutte le città del Paese che sono state analizzate mostrano una contaminazione da Fukushima. Ma quello che più allarma delle cifre che arrivano, tuttavia, è che sono campioni presi il 5 aprile dell’anno scorso!
La Tokyo Electric Power Company – TEPCO – ha confermato solo recentemente il verificarsi di 3 episodi di fusione che sono andati avanti – senza cali – per 13 mesi, senza che venisse compiuto il minimo tentativo di contenimento.
Infatti, deve ancora essere sviluppata/inventata una tecnologia che possa risolvere il problema del nucleo fuso sotto ai reattori. Fino a quel momento, i reattori continueranno a fare quello che stanno già facendo: emettere radiazioni.
La TEPCO si limita a buttarci sopra dell’acqua, che poi lascia finire nell’oceano, evaporare attraverso il terreno – nell’aria dunque – per ogni secondo della giornata. Il jet stream e quella porzione altamente dinamica della nostra atmosfera che è indicata come troposfera hanno lanciato in giro enormi quantitativi di particelle radioattive e fatti depositare – soprattutto nella pioggia – sull’intero emisfero nord, in particolare sulla costa ovest del Nord America, dall’Alaska alla Baja ed oltre.
Iodio, cesio, stronzio, plutonio ed uranio, ed una varietà dei loro prodotti di fissione sono arrivati sulla costa ovest, continuativamente per 13 mesi, direttamente dal Giappone.
Forse avete sentito di malattie delle foche, degli orsi polari, di mutazioni dei denti di leoni, in tipi di frutta e di vegetali – e non si esclude ormai in tutti gli animali – e di malattie delle alghe marine. Il kelp (tipo di alga, ndt) da Corona del Mar contiene 40.000.000 bcq/kg di iodio radioattivo, come ha riferito Scientific American parecchie settimane fa.
Per chi non conosce il sistema internazionale di misurazione della radioattività… è un valore molto alto. Ed è relativo a quello di cui si alimentano i pesci del Pacifico. Ed è il valore relativo ad un solo isotopo. Fuoriusciti dai reattori, galleggiano ora nell'aria 1.600 isotopi, evaporano dal terreno, ogni secondo di ogni giorno, e lo stanno facendo da 13 mesi.
Ed i mezzi di comunicazione di massa allineati tacciono sulla cosa, e questa cosa ha un tale livello di criminalità che prossimamente dedicherò un intero articolo solo al chiedere loro: perchè?
Ma ritorniamo ai risultati scientifici. Resoconti della scorsa settimana indicano che in California ora sia radioattivo anche il polline, che se ne vola in giro, e se tu vivi lì, ed esci all’aperto, lo respiri. E lo stesso fanno i tuoi figli. E vengono respirati anche i prodotti della fissione nucleare che volano sopra al Giappone. E le radiazioni nell’acqua che bevi. E nei pesci che mangi. E nella verdura. E nel rifornimento di latte. Ed è quanto sta avvenendo in ogni secondo, ogni giorno. Da 13 mesi. Incominci a comprendere la dimensione del problema?
Ma il vero problema, è che quello non è nemmeno il problema più grosso. Il problema più grosso è quello che ha fatto infuriare il Senatore Wyden nonostante per oltre un anno sia ricercatori indipendenti che esperti del nucleare avessero messo in guardia: l’edificio del reattore 4 è sull’orlo del crollo. Gli standard sismici danno all’edificio un punteggio zero, il che significa che la più piccola scossa lo ridurrà ad un ammasso di macerie. Come se non bastasse, sulla cima di questo edificio – in un bacino che è rotto, che perde e che è in condizioni precarie anche senza un terremoto – ci sono, una più una meno, 1.565 barre di combustibile nucleare, alcune delle quali sono combustibile nuovo pronto per essere collocato nel reattore quella mattina dell’11 marzo quando il reattore fu colpito dal terremoto e dallo tsunami.
Se si tratta di combustibile MOX – al 6% di plutonio – una barra di combustibile ha la potenzialità per uccidere 2,89 miliardi di persone. Se il bacino collassa – come sta dicendo ora anche il Senatore Wyden – sarà un evento da distruzione di massa a causa del rilascio di radiazioni da quelle barre.
Sempre che non ci si sia già dentro. Se la cosa succede, Arnie Gundersen ed Helen Caldicott – esperti del settore nucleare – sono pronti ad evacuare le proprie famiglie nell’emisfero sud. E non è una barzelletta.
Dunque, se già non lo sapevi, adesso lo sai anche tu: siamo in un grosso casino.
Tieniti informato e presta attenzione. Ogni affermazione contenuta in questo articolo è verificabile, e continueremo a controllare ed attestare la serietà della situazione in ogni occasione.
La cosa va avanti da 13 mesi. Questa potrebbe essere la cosa più importante alla quale prestare attenzione, per la salute della tua famiglia, dei tuoi amici, dei tuoi vicini, per chiunque tu conosca ed incontri, per tutta l’umanità.
Per scrivere un commento è necessario registrarsi ed accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati











































4 foto


