Inquinamento, tutti i sussidi alle fonti fossili

Quasi 3 miliardi per la produzione di elettricità da petrolio, metano e idrocarburi. Incentivi dimezzati a solare, eolico e fotovoltaico. L'Italia snobba le rinnovabili.

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06 Gennaio 2016

L'Italia garantisce 2,7 miliardi alla produzione di energia da fonti fossili, causa principale della crescita delle emissioni di gas serra.

L'Italia garantisce 2,7 miliardi alla produzione di energia da fonti fossili, causa principale della crescita delle emissioni di gas serra.

Tre miliardi di euro tagliati ogni anno alle energie rinnovabili.
Oltre 2,7 invece garantiti alla produzione da fonti fossili, quelli che secondo Legambiente sono la causa principale della crescita delle emissioni di gas serra.
Nei giorni dell’esplosione del Pm10, con il governo che è costretto persino ad abbassare a 30 chilometri orari i limiti di velocità nei centri storici, l’Italia mostra tutta la sua schizofrenia in tema di politiche ambientali.
ALTRO CHE DECARBONIZZAZIONE. Ben prima dell’ultima conferenza sul clima Cop21 di Parigi il nostro Paese ha scelto la strada della “decabornizzazione” energetica.
Ma contemporaneamente ha dimezzato gli incentivi a solare, eolico e fotovoltaico e lasciato sostanzialmente intatti quelli per la produzione di elettricità da petrolio, metano e carbone.
QUASI 3 MILIARDI PER LA PRODUZIONE. Il Quotidiano energia ha calcolato che sfiorano i 3 miliardi soltanto gli incentivi destinati alla fase della produzione.
Complice la presenza del pubblico nelle principali aziende del settore (che ripagano governo centrale ed enti locali con altissimi dividendi) e la necessità di abbassare la bolletta energetica (44.250 miliardi nel 2014) lo Stato garantisce esenzioni fiscali e investimenti verso infrastrutture di trasporto e finanziamenti attraverso realtà statali o parastatali.
Ma se si guarda a tutta la filiera, i numeri sono ancora più ampi.
14,7 MILIARDI TRA SUSSIDI DIRETTI E INDIRETTI. Legambiente ha segnalato la presenza di «circa 14,7 miliardi di euro di sussidi alle fonti fossili tra diretti e indiretti, in forme diverse (esoneri dall’accisa, sconti, finanziamenti per opere, eccetera) distribuiti ad autotrasportatori, centrali per fonti fossili e imprese energivore, sconti e regali per le trivellazioni».
Ma per l’associazione «nella nebbia del bilancio dello Stato vi sono altri sussidi indiretti che non abbiamo voluto inserire in questo computo perché ancora di incerta applicazione (centrale a carbone in Sardegna, benefici dall’Ets per centrali da fonti fossili, incentivo per il rigassificatore di Livorno) o perché di difficile comparazione con gli altri, come le risorse investite dallo Stato in strade e autostrade».
Senza dimenticare gli sgravi per i sistemi elettrici delle piccole isole, quello che rimane degli aiuti alle “assimilate” con il sistema Cip6.

Nel mondo si spende quattro volte in più rispetto alle rinnovabili

Una manifestazione a Roma per promuovere la conferenza sul clima di Parigi, la Cop21.

(© Ansa) Una manifestazione a Roma per promuovere la conferenza sul clima di Parigi, la Cop21.

L’Italia è in linea con gli altri Paesi.
Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha calcolato che nel 2015 i sussidi hanno raggiunto a livello mondiale la cifra monstre di 5.300 miliardi, comprendendo anche i soldi erogati per le compensazioni ambientali e gli interventi sul versante della sostenibilità.
Quattro volte quello che si spende per le rinnovabili.
Soltanto nel G20 si garantiscono circa 452 miliardi ai produttori.
AUMENTO DEL 10,4% SUL 2013. In generale, negli ultimi due anni, si è registrato un aumento di fondi pari al 10,4% rispetto al 2013.
E in quest’ottica l’Europa - nonostante l’impegno di ridurre del 30% le emissioni entro il 2050 - si è dimostrata meno virtuosa delle altre grandi economie: nell’ultimo biennio gli incentivi sono saliti dell’11,6%, per raggiungere quota 231 miliardi di dollari.
IL COP21 NON CAMBIA LE COSE. Per la cronaca, e nonostante le pressioni dell’Agenzia internazionale per l’energia, l’accordo finale firmato alla Cop21 non prevede il trasferimento di questo monte incentivi verso l’energia pulita.
Eppure, durante i giorni della conferenza di Parigi, il direttore della Iea, Fatih Birol, spiegava alla Stampa: «Nel mondo si spendono ogni anno 500 miliardi di dollari per sussidi di vario tipo a petrolio e carbone. Questo ne rende artificialmente bassi i prezzi, ben più economici del loro costo reale, assicurando un vantaggio competitivo su altre fonti energetiche. Se li eliminassimo, rimuoveremmo un evidente elemento di distorsione nel mercato energetico. In questo modo si potrebbe creare un contesto perfetto per lo sviluppo del mercato delle rinnovabili e del risparmio energetico».

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