Politiche anti smog, tutti i fondi ridotti dal governo

La scure di Monti sulle rinnovabili. Ecobonus dimezzato. Rottamazioni esaurite. E rinnovo dei bus snobbato. Come la politica taglia sulla lotta all'inquinamento.

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30 Dicembre 2015

Il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti.

Il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti.

Nella conferenza stampa di fine 2015 Matteo Renzi quasi si dimenticava di citare gli interventi in tema di ambiente.
Poi, ripreso da un giornalista, ha ricordato che la sua Firenze, dopo un accordo con Enel, è la città con più centraline di ricarica per le auto verdi.
E che l'Italia è stata determinante per l’accordo alla Cop21, la conferenza delle Nazioni unite sul riscaldamento globale tenuta a Parigi a dicembre.
MISURE ORA RIMPIANTE. Peccato che in questi anni il suo governo, come quello dei suoi predecessori, abbia lesinato risorse per questa voce di spesa, riducendo i fondi per quelle misure che (nei giorni del boom delle polveri sottili) sarebbero state molto utili per tagliare le emissioni di CO2 nell’atmosfera.
MENO 15 MILIONI IN TRE ANNI. Il tutto in piena linea con un esecutivo che, per rispondere all’imperativo della spending review, soltanto nella Finanziaria per il 2015 decise un taglio alla dotazione del ministero dell’Ambiente di 15 milioni, da spalmare nel triennio.
Ecco alcuni esempi poco virtuosi.

Rinnovabili a secco: la scure di Monti dal 2013 al 2020

Mario Monti.

Mario Monti.

La Conferenza internazionale sul clima CoP21 ha sancito la piena decabornizzazione della produzione energetica entro il 2050.
INCENTIVI DECURTATI. E nonostante già oggi Enel, la prima impresa nazionale, produca il 46% della sua elettricità da fonti rinnovabili, il governo italiano ha più che decurtato gli incentivi per l’energia verde.
Complice anche il tentativo di frenare la corsa delle bollette, il governo Monti ha deciso nel 2012 di dimezzare i bonus dall’anno successivo al 2020.
TOLTI QUASI 21 MILIARDI. Riducendo così il monte di quasi 21 miliardi di euro, nonostante per quella data l’Italia si fosse impegnata a livello europeo a soddisfare il 35% del suo fabbisogno attraverso fotovoltaico, eolico, geotermico o idroelettrico.
Una scelta che ha colpito soprattutto le piccole realtà e ha spinto molti italiani a desistere dall’installare impianti per l’energia alternativa.

Ecobonus dimezzato: detrazioni Irpef solo al 36%

Ecobonus, incentivi sugli elettrodomestici

(© Ansa) Ecobonus, incentivi sugli elettrodomestici

Anche nel 2016 è stato confermato in Manovra l’ecobonus, che prevede per le ristrutturazioni edilizie detrazioni Irpef al 50% con un tetto di 96 mila euro per il 2016 e al 36% con tetto a 48 mila euro per il 2017.
E poi un’agevolazione dell’Irpef al 50%, con un tetto a 10 mila euro per tutto il 2016, per l'acquisto di mobili e grandi elettrodomestici come lavatrici e lavastoviglie di classe A+ o superiore (A per i forni) per l'arredo di immobili.
RISCALDAMENTI A TUTTO GAS. Provvedimenti necessari in un Paese che vede produrre la maggior parte del CO2 nell’atmosfera dagli impianti riscaldamento tarati a tutta temperatura, ma necessari in stabili antidiluviani, dove il calore si disperde d’inverno perché costruiti in maggioranza prima degli Anni 60.
LE AGEVOLAZIONI ERANO AL 65%... Eppure soltanto nel 2014, nella Finanziaria, il governo si è visto costretto a ridurre quest’agevolazione fiscale, portandola al 36% contro il 65 dell’anno precedente.
Cioè allo stesso livello delle opere di manutenzione ordinaria. 

C'erano una volta le rottamazioni: 11,5 milioni di auto a euro zero

Traffico sull'autostrada Milano-Brescia.

Traffico sull'autostrada Milano-Brescia.

In Italia circolano circa 11,5 milioni di auto di vetture euro zero.
Quelle che dovrebbero andare fuori legge entro il 2019 se alimentate a gasolio e metano.
In quest’ottica molto potrebbe fare una politica di incentivazione per la sostituzione dei mezzi più vecchi.
MAL VISTE DA TUTTI. Ma in Italia fare le rottamazioni non è una cosa facile: come ricordò nel 2006 l’allora ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani, non le vuole l’opinione pubblica perché vengono viste come un regalo alla Fiat.
E non le vuole neppure la prima casa automobilistica del Paese, che le considera soltanto un modo per distorcere la dinamica del mercato, col risultato di mettere a dura prova il processo produttivo/strategico delle aziende.
FONDI SUBITO BRUCIATI. Detto questo, sulla carta, il governo ha promesso nel 2013 5 mila euro per ogni automobilista che passava a una macchina ibrida, elettrica o a metano.
In pratica, nel 2014, i fondi messi a disposizione (circa 45 milioni) sono stati esauriti nei primi tre mesi.
Mentre nel 2015 non sono stati neppure confermati.

Risorse per il rinnovo dei bus: le Regioni rinunciano

Un mezzo di trasporto pubblico in sciopero.

(© Ansa) Un mezzo di trasporto pubblico in sciopero.

Tra gli 11 milioni di veicoli euro zero in circolazione sulle nostre strade almeno un quinto sono autobus.
Soltanto al Sud le compagnia di trasporto hanno pullman obsoleti nelle loro flotte.
ALLOCATO UN MILIARDO. In quest’ottica la Manovra aveva allocato un miliardo per comprare mezzi nuovi.
Poi, complice la revisione della spesa e la scelta di blindare altre priorità di bilancio, i governatori hanno accettato in Conferenza Stato-Regioni di portare questa cifra a 535 milioni, nella speranza di lenire gli altri tagli decisi a livello centrale.
SOLDI SOLO PER 3.500 MEZZI. In teoria questi soldi sono, secondo l’associazione delle municipalizzate del trasporto Asstra, sufficienti ad acquistare soltanto 3.500 mezzi.

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