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Ambiente 

AMBIENTE E SALUTE

Radon, il nemico invisibile

Provoca il 10% dei tumori polmonari.

di Fabio Dalmasso

Ha conquistato le pagine dei giornali dopo il sisma in Emilia perché, secondo alcuni studiosi, sarebbe in grado di predire i terremoti.
Ma pochi sanno che il radon, un gas radioattivo emesso naturalmente dal terreno che si presenta come incolore, insapore e inodore, rappresenta la seconda causa di mortalità per tumore polmonare dopo il fumo.
Circa il 10% dei 30 mila casi che si manifestano ogni anno in Italia, infatti, sono attribuibili a questo gas, generato dal decadimento del radio che a sua volta proviene dall'uranio, che da un sottosuolo poroso o fratturato si può diffondere facilmente in superficie.
IL PERICOLO NEI LUOGHI CHIUSI. La sua concentrazione in ambienti aperti è solitamente bassa e non risulta dannosa, ma il vero pericolo è la sua presenza all'interno delle abitazioni dove una concentrazione elevata può anche essere letale: negli Stati Uniti fa più vittime della guida in stato di ebrezza e in Europa è responsabile del 2% circa dei decessi causati da tutti i tipi di tumore.
L’Organizzazione mondiale della sanità, attraverso l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), ha classificato fin dal 1988 il radon tra le 105 sostanze più cancerogene per l'uomo.
In Italia, si stima che la concentrazione media di radon nelle abitazioni sia di 70 bequerel per metro cubo, «superiore alla media dei dati disponibili a livello mondiale, pari a circa 40 bequerel, e a quella dei dati disponibili in 29 Paesi europei, pari a circa 59 bequerel per metro cubo», spiega Giancarlo Torri, responsabile del servizio misure radiometriche del Dipartimento nucleare, rischio tecnologico e industriale dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra).
Ma i dati sono vecchi di almeno 15 anni. L'ultima indagine nazionale, infatti, è stata compiuta negli Anni '90, tra il 1989 e il 1997, anche se, aggiunge Torri, la situazione da allora non dovrebbe essere variata di molto.

Lombardia e Lazio: le regioni con la concentrazione maggiore

La percentuale nelle varie regioni è stata monitorata dalle singole Agenzie regionali per l'ambiente (Arpa). I dati confermano una notevole differenza tra la concentrazioni media di radon dovuta alle diverse caratteristiche geologiche e alla permeabilità del suolo.
PICCHI IN FRIULI. In Friuli-Venezia Giulia e Campania, per esempio, si registrano medie comprese tra gli 80 e i 100 bequerel al metro cubo, quindi superiori ai dati nazionali, mentre le regioni con le concentrazioni maggiori sono la Lombardia e il Lazio, con numeri che oscillano tra i 100 e i 120 bequerel. Anche se in Friuli sono stati registrati picchi compresi tra i 500 e i 2 mila bequerel al metro cubo. Dati che sforano di molto i valori di riferimento europei, gli unici ai quali fare riferimento per gli ambienti residenziali, cioè le abitazioni.
In Italia, gli unici valori di riferimento sono quelli elaborati per alcuni luoghi di lavoro, come tunnel, sottovie, catacombe, grotte e tutti i posti sotterranei dove la concentrazione di radon media in un anno dovrebbe essere pari a 500 bequerel al metro quadro, spiega Torri, «superato il quale il datore di lavoro è tenuto ad attuare una serie di provvedimenti per controllare ed eventualmente ridurre l’esposizione dei dipendenti».
NESSUNA NORMA PER LE CASE. Per quanto riguarda le abitazioni, invece, non esiste attualmente una normativa specifica: mentre molti Paesi hanno già da tempo adottato valori di riferimento, in Italia questo non è ancora avvenuto e rimangono in vigore le raccomandazioni stabilite dagli organismi internazionali.
«In particolare», precisa Torri, «si cita quella dell'Organizzazione mondiale della salute, che ha proposto un valore di riferimento di 100 bequerel al metro quadro. E, in ogni caso, il valore scelto non deve comunque superare i 300 bequerel».
Per cercare di prevenire i possibili effetti del radon bisogna innanzitutto conoscere la concentrazione all'interno del proprio edificio: «Per avere una stima affidabile», sottolinea Torri, «bisogna effettuare la misurazione almeno per un anno, meglio se suddiviso in due periodi semestrali coincidenti con il periodo freddo e quello caldo. Il procedimento è relativamente semplice e costa solo alcune decine di euro». L'operazione può essere svolta sia dalle Arpa sia da laboratori privati.
ACCORGIMENTI POCO COSTOSI. Anche se la concentrazione di radon non può essere ridotta a zero, esistono comunque diversi metodi per limitarla in un edificio, puntando soprattutto sulla depressurizzazione del suolo, la ventilazione interna e la pressurizzazione dell'edificio.
Per quanto riguarda la costruzione di nuove strutture, sono sempre più diffuse tecniche che si basano sull'aspirazione naturale o forzata dell’aria nel terreno e vengono diversificate in funzione della tipologia costruttiva e delle caratteristiche geologiche del terreno.
«Senza contare che gli accorgimenti tecnici anti-radon per le nuove costruzioni sono poco costosi», conclude il Giancarlo Torri, «e quindi andrebbero adottati al più presto.

Martedì, 26 Giugno 2012


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