Arte, memoria e conoscenza: Goshka Macuga in Fondazione Prada - La notizia

A Milano una mostra totale sul tempo, l'Origine e Apocalisse

04 Febbraio 2016

Milano - 'Qualcosa sta succedendo qui, qualcosa sta succedendo nel nostro mondo'. A parlare, dal Podium della Fondazione Prada a Milano, un androide post umano che indossa un cappotto trasparente alla Blade Runner circondato da una serie imponente di opere d'arte, da Giacometti a James Lee Byars, che sembrano costruire una sorta di universo che continua a ruotare intorno a questa visione di un possibile futuro.Benvenuti dentro la mostra della polacca trapiantata a Londra Goshka Macuga dal titolo 'To the Son of Man Who Ate the Scroll'. Un'esperienza di esposizione e fruizione che vede uniti nella figura dell'artista anche i ruoli di curatore, collezionista e ricercatore. Un possibile grande catalogo della conoscenza, da prima del Big Bang al futuro più fantascientifico, che parte dal metodo di lavoro di Macuga che, ci ha detto, utilizza l'arte come un device per conservare la memoria. Mario Mainetti, co-curatore della mostra per Fondazione Prada: 'Io penso che chi viene a vedere questa mostra - ci ha spiegato - debba dimenticare certe categorie, come quella del curatore o della mostra collettiva o della mostra storica o il progetto d'artista e vivere l'esperienza di assistere e fare parte di un progetto in cui tutte queste categorie sono mischiate e sono riunite in una sola persona che in questo caso è Goshka Macuga'.L'esposizione milanese si articola su più location, a partire dal primo piano del Podium, dove si trovano i tavoli della conoscenza che Goshka Macuga ha realizzato insieme al francese Patrick Tresset e sui quali, oltre ai disegni che documentano l'evoluzione umana realizzati però da due robot, si trovano molte opere di altri artisti, dalla coppia di amanti iperrealista di John De Andrea a una linea di 19,11 metri di Piero Manzoni, passando per reperti mesopotamici e libri d'artista.'Prima ancora di cominciare a progettare il lavoro - ci ha spiegato Goshka Macuga - abbiamo studiato per tre mesi insieme al team di ricerca per decidere le effettive informazioni che avremmo usato per costruire il background del lavoro, senza ancora sapere quale sarebbe stato poi il lavoro. Ma era importante definire la classificazione che avremmo applicato'.Nello spazio della Cisterna, poi, Macuga presenta in tre stanze distinte la configurazione fisica del suo 'International Institute of Intellectual Cooperation', con i volti di pensatori, scienziati, scrittori, collegati tra loro da aste di bronzo in una sorta di plastica mappa del sapere e delle sue molteplici vie, che ruotano comunque intorno ai concetti chiave di tempo, memoria, inizio e fine.Quest'ultima, è manifestazione di un possibile mondo 'senza di noi', di cui l'androide è una testimonianza dal futuro che può racchiuderne sia le componenti apocalittiche sia quelle di una possibile speranza di andare comunque oltre, salvaguardando quelle conoscenze che il lavoro di Macuga mette costantemente in primo piano. Come dimostra anche la performance in Esperanto che va in scena nello Studiolo dell'ala sud.Per finire, quasi nascosta in un sottoscala, con la domanda che si poneva Frankenstein, e che in qualche modo riguarda tutta l'umanità... 'Che cosa ero?'. Forse l'androide di Goshka Macuga un giorno ci risponderà.

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TAG: Cultura

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