Scienza e diplomazia, in Gb oltre 2mila ricercatori italiani - La notizia

Intervista a Roberto Di Lauro, addetto scientifico a Londra

15 Febbraio 2016

Roma, 12 feb. - La Gran Bretagna ospita probabilmente la più numerosa comunità scientifica italiana al di fuori dei nostri confini, segno che i ricercatori italiani sanno farsi valere anche in un contesto molto competitivo. Nel corso dell'ultima riunione degli addetti scientifici alla Farnesina, Askanews ne ha parlato con Roberto Di Lauro, dal 2011 addetto scientifico presso l'ambasciata d'Italia a Londra, che ha cercato di censire i ricercatori italiani che lavorano nelle Università britanniche.''L'Inghilterra - ha spiegato Di Lauro - è innanzitutto uno dei Paesi leader nel campo della ricerca e dell'innovazione, quindi abbiamo cercato di censire la comunità scientifica italiana in Gran Bretagna e abbiamo dovuto cercare Università per Università perché lì la cittadinanza è protetta dalla privacy. Abbiamo desunto la cittadinanza partendo dal cognome, ci saranno dei piccoli errori, ma abbiamo censito 2.200 dipendenti delle Università britanniche. Non studenti o dottorandi, ma ricercatori assunti: un numero straordinario perché segnala quanti italiani sono riusciti ad affermarsi in un sistema che è leader nel mondo per la ricerca e l'innovazione. Al di là dello stereotipo della fuga dei cervelli questo fenomeno segnala che gli italiani sono bravi, sanno farsi valere e se riescono a farsi valere con numeri così significativi significa che sono ben preparati e questo significa anche che il nostro sistema educativo funziona bene e riesce a preparare persone che hanno successo in un sistema avanzato. Quindi bisogna considerare questa comunità, inserita in un sistema d'eccellenza, come una risorsa per il nostro Paese. Perché questi ricercatori si sentono italiani, vogliono collaborare con il nostro Paese e quindi questi 2.200 ricercatori, oltre a quelli che operano in Italia, possono dare un contributo al nostro Paese'.Quindi sarebbe più corretto parlare di globalizzazione dei cervelli anzichè della loro fuga? 'Assolutamente sì, questi ricercatori si sono fatti valere in Gran Bretagna perchè sono ben preparati. Alcuni di loro potrebbero voler rientrare o potrebbero aiutare a migliorare e incrementare le connessioni e l'internazionalizzazione del nostro sistema di ricerca che è uno dei punti chiave della politica del Governo'.Quali sono i settori in cui la cooperazione scientifica tra Italia e Gran Bretagna è più forte? ''Certamente la fisica, poi si sta avviando un'importante cooperazione nel settore delle nuove frontiere della medicina e cioè della medicina rigenerativa. Ci sono inoltre fortissimi legami tra studiosi di economia: il 50% degli italiani che sono in Gran Bretagna si occupa di economia teorica, ma direi che fisica, spazio e biomedicina primeggiano''.

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