Scienza e diplomazia, le sfide italiane nel programma Horizon2020 - La notizia

Intervista a Luca Moretti, addetto alle politiche di ricerca Ue

18 Febbraio 2016

Roma, - Nel panorama della ricerca scientifica comunitaria, l'Italia mostra un'ottima vivacità di progettazione ma non sempre riesce a metterla a frutto per via di una cronica mancanza di investimenti. Nel corso dell'ultima riunione degli addetti scientifici alla Farnesina, Askanews ha intervistato Luca Moretti, dal 2010 addetto alle politiche della ricerca e dell'innovazione presso la Rappresentanza permanente alla Ue, con cui ha fatto il punto sul ruolo svolto dall'Italia in Horizon 2020, il programma che finanzia i progetti per la Ricerca e l'Innovazione in Europa.''L'Italia - ha detto Moretti - si esprime con grande vivacità nel panorama della ricerca comunitaria. Horizon 2020 ha un accresciuto budget rispetto alle scorse edizioni, segno che ricerca e innovazione sono diventate un volano imprescindibile per la crescita e l'occupazione nell'Unione europea. L'Italia è prima per numero di domande presentate nei progetti di Horizon 2020, ma non riesce ancora a performare ai massimi livelli perché c'è grande competizione a livello Ue, dove ci sono Paesi che investono molto più di noi, anche il 5/6% del Pil in ricerca e innovazione e questo è un accompagnamento che si ripercuote sulla capacità del Paese di recepire i fondi su quella dotazione finanziaria comunitaria'.Nel dibattito tra gli esperti c'è anche la questione relativa al modello europeo di finanziamento della ricerca, che sembra mostrare qualche affanno rispetto a quello americano, che punta molto sul privato, sul Venture Capital.''La cultura del Capital Venture c'è anche in alcuni Paesi Ue, per esempio è spiccata in Francia. Senz'altro - ha spiegato Moretti - le economie sviluppate hanno un interesse 'privato' al finanziamento di ricerca e innovazione, che vengono viste come un asset per la crescita e un'occasione di guadagno. In Italia manca questa tendenza, tant'è vero che gli investimenti in ricerca e innovazione sono ancora in gran parte pubblici. Per quanto riguarda la modalità comunitaria, la dotazione di Horizon 2020 viene dai bilanci dei singoli Paesi membri, quindi direi che non si può fare un raffronto tra due sistemi non omogenei. E' sempre su base competitiva ma è chiaro che non si può pretendere di avere un giusto ritorno di quanto si mette per il bilancio della Ue, perché si tratta di un sistema che si basa sulla sussidiarietà''.

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