Attualità
medio oriente
Proteste in Libano, Yemen e Bahrein
E il principe saudita ringrazia il popolo per non aver manifestato.
E mentre continua la controffensiva delle armate libiche vicine a Gheddafi (leggi), non accenna a scendere la febbre che da inizio anno infiamma Magherb e Medio Oriente.
Domenica 13 marzo la polizia del Bahrein ha lanciato lacrimogeni contro i manifestanti che dal 19 febbraio sono accampati nel centro della capitale Manama. Nel vicino Yemen due persone sono morte in un ospedale di Aden, nel sud del Paese a causa delle gravi lesioni riportate dopo gli scontri di sabato, tra manifestanti e polizia. Sale così a sette il bilancio dei morti ma le contestazioni non accennano a fermarsi.
Domenica mattina diverse migliaia le persone si sono radunate davanti alla sede dell'Università di Sanaa, la capitale epicentro della protesta, e hanno anche formato delle barricate per proteggersi dalla polizia in assetto antisommossa schierata a poca distanza.
LA COLLERA ASSALE IL LIBANO. Nella Piazza dei Martiri di Beirut, l'unica capitale del Medio Oriente che nonostante la crisi di governo (leggi) che sembrava finora immune all'onda rivoluzionaria, il 13 marzo si sono radunati centinaia di migliaia di libanesi. La coalizione sostenuta dagli Usa e dall'Arabia Saudita ha convocato infatti un mega-raduno per protestare contro la presenza dell'arsenale del movimento sciita Hezbollah, alleato dell'Iran, nelle zona sud del Paese. Alle 12 locali (le 11 in Italia), dal palco della piazza ha parlato il leader della coalizione, il premier sunnita uscente, Saad Hariri, figlio ed erede politico del defunto ex primo ministro, ucciso a Beirut sei anni fa.
E IL PRINCIPE SAUDITA RINGRAZIA IL POPOLO. Un clima diverso si respira invece a Riad, dove il ministro dell'Interno saudita, il principe Nayef ben Abdel Aziz, ha 'ringraziato' la popolazione per non aver seguito gli appelli a manifestare contro la monarchia. In una dichiarazione pubblicata nella notte tra ieri e oggi, il ministro ha affermato che «alcuni gruppi malevoli avrebbero voluto fare del regno teatro di manifestazioni senza nobili scopi, ma è chiaro che questi non conoscevano il popolo». La giornata della collera (leggi), lanciata su Facebook, era stata indetta per venerdì 11 marzo in diverse città dell'Arabia Saudita. Nonostante l'appello, e il vasto dispiegamento di forze antisommossa da parte della monarchia, non si sono registrati assembramenti rilevanti.
Dispersa una manifestazione in Marocco
Un centinaio di persone, per la maggior parte militanti integralisti, sono state disperse a Casablanca, in Marocco, dalle forze dell'ordine, che hanno impedito loro di radunarsi e manifestare per chiedere «riforme politiche».
Ai militanti del movimento integralista Giustizia e beneficenza è stato impedito di entrare nella piazza Mohammed VI da parte delle forze dell'ordine. Messo al bando ma tollerato dalle autorità, il movimento è uno dei più importanti in Marocco.
Secondo testimoni vi sono stati feriti tra i manifestanti e tra le forze di sicurezza. Il re Mohammed VI aveva annunciato il 9 marzo importanti riforme democratiche (leggi l'articolo), tra cui un rafforzamento dei poteri del primo ministro e l'«ampliamento delle libertà individuali», nel suo primo discorso alla nazione dalle manifestazioni del 20 febbraio scorso
Domenica, 13 Marzo 2011

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