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I pirati del Maghreb

Come lavorano e quanto incassano i trafficanti di uomini.

Lo scenario

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A Tripoli è periodo di sconti. I magazzini sono stipati di clandestini, le barche abbondano, il carburante non manca poiché si sottrae a quello destinato al fronte. Gli affari per i trafficanti di uomini vanno alla grande: nel 2008, c’erano voluti 12 mesi per raggiungere 24 milioni di euro di fatturato. Quest’anno in soli 40 giorni sono già entrati in cassa 15 milioni, e il ricavo giornaliero si è alzato a quasi 400 mila euro. Inshallah, se la guerra si protrarrà per un altro mese, almeno altrettanto denaro è assicurato.
IL BUSINESS DEL MOMENTO. Tratta dei disperati o viaggio della speranza? Lo si chiami come più aggrada, sempre business resta. Su cui buttarsi a capofitto, finché ce n’è: prima che l’Europa si svegli sul serio, l’esercito Nato scenda a terra o il mare inghiotta le barche.
Ne restano alcune centinaia: quelle dei pescatori della costa, soprattutto tunisina. Da rubare nottetempo e trasportare una trentina di miglia più a est, verso Al Zwarha: 56 chilometri dal confine con la Tunisia e solo 100 dalla capitale libica. Il posto perfetto per mollare gli ormeggi verso l’Italia.

Le ex spie del raìs organizzano l’esodo di massa

I 15 mila migranti arrivati a Lampedusa dal 20 di febbraio alla fine di marzo 2011 sono partiti per la maggior parte da lì. Fino alla fine di febbraio, un certo traffico si è registrato anche dal porto tunisino di Zarzis, hanno raccontato a Lettera43.it gli uomini del Frontex, l’agenzia europea che controlla le frontiere. Nelle ultime due settimane, però, l’attività si è spostata quasi tutta oltreconfine.
Tra Tunisia e Libia sono diversi i prezzi e le modalità di gestione del viaggio, ma identiche le aspettative dei profughi che si affidano al mare.
LE ROTTE TUNISINE. Zarzis, così come le località costiere di Sfax o Djerba, meno frequentate nell’ultimo periodo, raccolgono quasi solo giovani locali. In Tunisia l’organizzazione è più radicata sul territorio e meno profittevole. Il viaggio in Italia costa 600 euro, la metà del tariffario libico; le imbarcazioni devono quindi essere stracolme e soprattutto vanno riportate a casa per il viaggio successivo.
Qui, i trafficanti di uomini non le rubano, ma le comprano dai pescatori: «Un motopeschereccio da una decina di metri, in condizioni decenti, vale 30 mila euro e può essere venduto dal proprietario a 50 mila, più un passaggio per i propri figli», ha spiegato a Lettera43.it un graduato della Guardia di Finanza di Lampedusa.
LA TRATTA IN MANO ALLE SPIE LIBICHE. Considerati i rischi e le spese, da quando Tripoli si è liberata dagli oneri del Trattato di amicizia, chi sfrutta gli immigrati ha spostato il cuore della propria attività in Libia. Qui ora non esistono vincoli né controlli, gli investimenti iniziali sono pari a zero e il ritorno alto.
Il traffico è in mano a chiunque abbia i contatti giusti: ex agenti dei servizi, membri della polizia, controllori dei campi di detenzione istituiti da Muammar Gheddafi.
Non è un’organizzazione strutturata, né mafiosa: «Traffichini», li definisce Giuseppe Sciortino, esperto di migrazioni e analista presso il Centro studi di politica internazionale. Gente che ne ha la possibilità ed è saltata sull’onda del guadagno facile. «Senza competenze professionali particolari né legami strutturali con altri traffici, per esempio quello di droga o di armi».

Dall’Africa nera all’Europa: un biglietto da 7 mila euro

I libici si limitano a intercettare i macromovimenti del continente. Non solo i disperati del Maghreb, ma quelli di tutta l’Africa subsahariana puntano sull’Europa. I migranti partono dalla Somalia e dal Niger, dall’Etiopia e dal Ciad.
IL SUDAN TESSE LA RETE. La prima parte del viaggio è normalmente in mano ai sudanesi, i più abili tessitori di contatti della regione. Ai disperati che vogliono raggiungere il Nord offrono due strade: uno spostamento prima via terra e poi in aereo, con tanto di documenti falsi; oppure la combinazione terra e mare, senza documenti. La prima opzione costa intorno ai 7 mila euro, la seconda meno della metà. Ma, va da sé, è molto più rischiosa.
DAL DESERTO AL NORD. Il punto di arrivo, in ogni caso, resta il Nord Africa; l’attraversamento del deserto può impiegare settimane, o mesi. A ogni passaggio c’è un checkpoint da superare, con un facilitatore da oliare: ecco perché, nonostante per la tratta Al Zwarha-Lampedusa si spendano tra i 1.000 e i 1.500 euro, il migrante deve sborsarne almeno 3 mila. Parte dei denari si consumano lungo la strada, solo gli ultimi vanno in mano ai libici.
IMPRESE FAMILIARI. Con il raìs impegnato in tutt’altro e per nulla intenzionato a fare un favore agli italiani, i trafficanti gestiscono in totale autonomia i porticcioli a ovest di Tripoli. L’organizzazione è di tipo familiare: le donne fanno da guardia ai migranti stipati negli hawsh, i magazzini nascondiglio in cui debbono aspettare la partenza; i giovani aiutano a rubare le barche dei pescatori; i padri creano i gruppi e raccolgono i denari.
Incassano molto, ma non tanto quanto sognerebbero: di questi tempi sono costretti a praticare gli sconti. I campi di detenzione di Gheddafi sono pieni di disperati in attesa di prendere il mare. Non hanno più un soldo ma bisogna comunque liberarsene e caricarli su un barcone, anche solo per fare posto ai prossimi profughi meglio forniti di denaro.

L’ultimo miglio della libertà

Per poco che sia, il guadagno dei facilitatori libici è netto. «I barconi rubati si mollano a destinazione e non ci sono uomini da far rientrare: sono gli stessi migranti, istruiti quel minimo necessario, a timonare fino a Lampedusa o Linosa», ha raccontato il finanziere.
Il carburante fornito ai disperati non è nemmeno sufficiente per portarli a destinazione. I motori si spengono prima di arrivare sull’isola, le barche vengono rimorchiate in porto e le persone a bordo trasportate nei centri di accoglienza.
Non tutte ci rimarranno a lungo: chi ha in tasca ancora 700 euro ed è fortunato abbastanza, può sperare di trovare sul proprio cammino nuovi trafficanti, sotto la regia delle organizzazioni criminali locali. 
Ci vogliono dai 30 ai 70 euro per scappare dal centro, e dai 500 ai 700 per organizzare un viaggio in treno Crotone-Milano. Chi li ha, forse è libero per sempre.
SOGNANDO IL NORD. Il sogno per quasi tutti è l’Europa: Francia e Germania, dove tanti hanno famiglia, ma anche i Paesi nordici.
«La Svezia ha 9 milioni di abitanti e l’anno scorso ha accolto 50 mila rifugiati», ha ricordato Sciortino. A conferma che non è vero che l’Europa sia totalmente inerte di fronte all’urgenza dei fenomeni migratori.
D’altra parte, in un’altra epoca, lo scriveva nero su bianco persino il ministero degli Interni. L’arrivo via mare «costituisce un canale in ingresso marginale, sotto il profilo delle dimensioni, e contribuisce in maniera modesta, e decrescente, allo stock di immigrati regolari presenti in Italia».
Era il 2008, Ben Alì e Gheddafi erano saldalmente al potere e l’Italia non doveva spendere 7.500 euro per ognuna delle loro carrette del mare da demolire. Altri tempi.

Mercoledì, 30 Marzo 2011


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Le partenze dalle coste del Nord Africa (foto Ap).

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