Attualità
FESTIVAL DI PERUGIA
Giornalismo da Billionaire
Quando il cronista diventa tronista.
di Bruno Giurato
Sulla poltrona dell'Eurostar diretto a Perugia per il festival del giornalismo il cronista si è trovato circondato di ventenni. Anche loro diretti lì. Tutti (socio-anagraficamente) massicci e arrabbiati, ma innanzitutto entusiasti per l'intervento da seguire. Quello della rockstar Luciano Ligabue. E non è solo il cantante di Lambrusco, coltelli rose e popcorn che ha tenuto il boccino del discorso.
MARCO TRAVAGLIO È UN FIGO. Si è parlato anche, e molto del vicedirettore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio, che ha riempito il teatro Morlacchi il 15 con una lectio d'attacco: dal bunga bunga alle anomalie del sistema informativo italiano. Su Facebook c'è anche il gruppo dal nome Marco Travaglio è un figo. E il cronista, un tipo non diciamo alla “i fatti separati dalle opionioni”, ma almeno alla “i fatti separati dalle persone che li raccontano” è rimasto perplesso.
Billionarizzadione selvaggia
Anche al festival del giornalismo di Perugia, quindi anche a casa di chi crede nell'informazione “schiena diritta”, sì è fatto sentire un fenomeno che sembra il contrappasso inaggirabile della cultura liquida. La briatorizzazione, la billionairizzazione, quella che i semiologi chiamano, da “vedette”, “vedettizzazione”. Quel fenomeno tipico degli avventori del locale di Flavio Briatore, il Billionaire, che fa sì che si vada in un posto a vedere il personaggio, qualsiasi personaggio, purché famoso.
FACCI, SALUTAMI FELTRI. Scena tipica: Filippo Facci che gira per i fatti suoi, un ammiratore l'incontra, gli fa i complimenti e poi gli dice: «E mi raccomando, mi saluti tanto il suo direttore Feltri». Non tutti sanno che Facci e Vittorio Feltri non vanno d'accordissimo, si sono anche scritti articoli feroci l'uno contro l'altro. Ma ognuno tiene a dire qualcosa alla star appena incontrata.
E Luca Sofri sul Post, ha raccontato i lati belli del festival perugino. Il fatto per esempio che molti dei protagonisti avessero meno di cinquant'anni. Ma uno dei collateral damage era anche il fatto che, anche nel regno di un risveglio culturale a quanto sembra imminente e progressivo, ci fosse anche un po' di vedettizzazione o billionairizzazione. Segno dei tempi. Forse inevitabile. Per esempio Paola Caruso, la precaria del Corriere della Sera che nel dicembre 2010 ha fatto lo sciopero della fame, in quel periodo ha ricevuto un migliaio di mail al giorno (parecchie di insulti e parolacce) e almeno una ventina di lettere d'amore.
CUOCO GALANTE OFFRESI. Perfino la proposta di un cuoco professionista che si offriva, per convincerla a mangiare, di cucinare regolarmente per lei. Ma quando, intervenendo al dibattito al festival perugino, si è chiesta come mai la figura del collaboratore non venisse contemplata nel contratto di categoria, le parole sono cadute nel nulla. Risposte zero. Come i commenti.
Paolo Fabbri: la 'vedettizzazione' del giornalismo
«Al festival del giornalismo succede quello che succede anche ai festival della letteratura» racconta a Lettera43.it il semiologo e docente alla Iulm di Milano Paolo Fabbri. «La gente va ad ascoltare lo scrittore, e gli interessa poco del libro che ha scritto».
Il culto della personalità trasportato dall'ambito politico, per esempio Mahatma Ghandi, Joseph Stalin, Benito Mussolini di cui parlava un bel gruppo rock, i Living Colour, a quello estetico. Ma, sostiene Fabbri: «Nel giornalismo questo diventa un problema più serio, perché il giornalista dovrebbe avere criteri di obiettività “superiori”. Invece il giornalista diventa opinionista: conta sempre più lui e sempre meno quello che dice».
Ognuno ha lo star journalism che si cerca
E da qui le code per ascoltare Beppe Severgnini mentre fa Beppe Severgnini, Marco Travaglio perché fa Marco Travaglio, Bill Emmott perchè billemmoteggia e via novellando. Un processo di auto citazione che è né più e né meno antinformativo. «La differenza classica che si fa tra i semiologi è questa» continua Fabbri. «Una cosa è dire “piove”, un'altra è affermare: “io dico che piove”. La prima è un fatto oggettivo, la seconda è un fatto soggettivo, come per esempio succede agli inviati speciali, che la usano per dare un tono di testimonianza al discorso. Ma la fase successiva è quella dell'opinionismo. Ed è quella in cui il contenuto perde ogni rilevanza».
GLI ANELLI DI SAVIANO. Il fatto che possa succedere anche per il giornalismo è un paradosso, anzi il paradosso perfetto di un mestiere che comincia, tradizionalmente, consumandosi le scarpe e travestendosi da bidone della spazzatura per rubare una notizia, e finisce con le celebrazioni e le autocelebrazioni. Senza nulla togliere alla professionalità di alcuni tra gli intervenuti a Perugia.
E allora il Ligarocker, il 'Travaglio figo', gli anelli alle dita di Roberto Saviano, tutto concorre alla costruzione del mito. Solo che la modalità è quella delle vedette, dei vip, della briatorizzazione appunto. In breve: ognuno ha il tronista che si cerca.
Martedì, 19 Aprile 2011
(4)
Lo spunto e la riflessione sono sicuramente interessanti. Del tutto fuorviante il parallelo cacciato lì un po' a casaccio con Billionare, tronisti e amenità varie.
Ottimo articolo
Invece a differenza di biopresto io lo trovo un ottimo articolo. la tronizzazione dei giornalisti che li trasforma in una compagnai di giro è un fenomeno reale, che dai talk show si trasferisce poi nei convegni.
La rivincita della (s)memoria
Ho sempre pensato che fosse una mia mancanza, il fatto che non mi resti mai in testa i nomi degli autori di quello che leggo, fossero libri, articoli o quant'altro. Di questi tempi pero` mi sembra sia quasi un vantaggio il non dover impegnare quei pochi neuroni che ho per ricordarmi di personaggi che il piu` delle volte quando li vedi di persona ti deludono un po` non parlo poi di quando li vedi impegnati nei vari talk show.
Pessimo articolo
Non capisco cosa abbianmo in comune il Billionaire e Travaglio o altri giornalisti bravi e di successo.
Al Billionaire hanno fortuna idioti pieni di soldi senza merito.
Se un giornalista (bravo e documentatissimo in quello che scrive) come Travaglio ha visibilità mediatica grazie ad una trasmissione televisiva e al successo del suo giornale e dei suoi libri, perché non dovrebbe poter godere di questo successo? Non è per questo che quello che dice o scrive è meno vero.
In sostanza queesto articolo è una fallacia logica (argomentum ad hominem circostanziale, ovvero: "non state ad ascoltare quello che diconio costoro, lo fanno solo per il successo e la fama").
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