Attualità
terra di nessuno
Il primo maggio, nuova festa dei consumatori
Il giorno dei lavoratori è ormai un ricordo sbiadito.
di Pietro Folena
La sacralità del primo maggio - una giornata in cui quasi nessuno lavorava, salvo assicurare i servizi più indispensabili - appartiene alla memoria della nostra infanzia e della nostra giovinezza. Gli autobus fermi, i negozi tutti chiusi, le grandi manifestazioni unitarie dei lavoratori. Quel giorno rispecchiava la sacralità del lavoro nella società di allora. Di un'idea di progresso.
Poi è arrivato il concertone a San Giovanni, a Roma, quasi a trasmettere per nuove vie la forza di quei valori antichi. E ancor oggi ha questa funzione.
SANTI CONSUMI. Ora, in piena santificazione del consumo - anche la domenica, come dì di festa, non esiste più, sepolta nei centri commerciali e negli outlet – c'è poco da stupirsi se è partita in grande stile l'offensiva per l'apertura delle attività commerciali il primo maggio.
A Roma, addirittura, la festa del lavoro viene oscurata dai festeggiamenti senza precedenti per la beatificazione di Papa Woytila: c'è da chiedersi quanto il pontefice polacco sarebbe stato lieto di una celebrazione che, sia chiaro senza un intento voluto, svuota la festa del lavoro. Beatificarlo una settimana dopo non sarebbe stato uno scandalo.
Ma sono le scelte del sindaco di Firenze, Matteo Renzi, e di quello di Milano, Letizia Moratti, a costituire le lance infuocate dell'offensiva anti- primo maggio. E sì che quest'anno, per via degli scherzi del calendario, si erano sommate festività, per la gioia delle imprese: Pasquetta col 25 aprile, la domenica primo maggio. Proclamare l'apertura di tutte le attività in nome di un principio “liberale” (che dice: come si fa a rinunciare agli affari che si possono fare con tutti gli eventi, a partire dalla beatificazione di Woytila, previsti per quella data?) è un manifesto ideologico contro l'articolo 1 della Costituzione.
LAVORO DIMENTICATO. A parte che c'è da domandarsi cosa ci sia di liberale nel sottrarre ai lavoratori un giorno di riposo, specialmente a quelli precari già spremuti fino all'ultima goccia di tanta parte della grande distribuzione, continuo a pensare che sottrarre ai consumatori un giorno dedicato, per chi può, a spendere o a indebitarsi per farlo, sia un atto giusto. Richiederebbe uno sforzo collegiale per rimettere il lavoro al centro, per rispettare chi lavora, per impegnarsi contro gli infortuni e le morti bianche. Che la destra milanese sia poco sensibile all'argomento, è naturale. Ma che l'uomo nuovo della sinistra, il sindaco di Firenze, sposi questa posizione, è segno di una grande omologazione del ceto politico, da cui discende tanta disaffezione alla politica.
Bisognerebbe che la posizione della CGIL, ora condivisa da tante altre sigle sindacali, diventasse una posizione politica e culturale di fondo, a partire dal partito di Renzi. Non c'è nulla di retrò nel ricordare il primo maggio 1886, quando iniziò in modo drammatico la lotta operaia per le otto ore. Cercando e ricercando il nuovo, stiamo invece scivolando a ritroso, prima delle grandi conquiste dei lavoratori.
Venerdì, 29 Aprile 2011
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E ci risiamo.
Si, la colpa é di un popolo viziato, non certamente della classe politica che nobilmente li governa, il crollo dei consumi è dovuta alle chiusure festive non al crollo del potere di acquisto e della crisi ( peraltro inesistente ), se i giovani italiani accettassero, anche loro, di vivere in 40 dentro un garage la disoccupazione non esisterebbe etc. etc. Mi sono perso qualcosa ? Venga ufficialmente comunicato ai nostri giovani ( magari dal Presidente Napolitano a reti unificate ) che la vita che la TV gli a prospettato non esiste, almeno per loro, gli si dica che li attende una vita di stenti ad attendere la lontanissima fine del mese, niente SUV niente belle donne e niente vacanze. Gli si dica la verità e vedremo cosa resterà di questa bella società fondata sulle illusioni e sui debiti.
Nel contempo si dica anche ai commercianti, ai ristoratori, a estetiste e parrucchieri, "siamo poveri e le vostre attività sono inflazionate".
todos caballeros
negli USA si è preferito anteporre alla tutela dei lavoratori,quella dei consumatori,perchè consumatori lo sono tutti,mentre lavoratori,no;da noi i lavoratori protetti ,anzi super,però,non sono tutti,ma solo i dipendenti;i professionisti, gli autonomi,e gli imprenditori sono abbandonati alla loro sorte,con grandi iniquità,la conseguenza è: costi spropositati a carico dei consumatori-utenti,abandonati,quanto a tutela,ad un mercato fuori controllo.L'iniqiutà ed i sovracosti sono completati dal primo ammortizzatore italiano,il lavoro negli enti pubblici.Comunque adesso l'ultimo fenomeno generatore d'iniqiutà è il rifiuto di fare i più vari lavori,o di trasferirsi,da parte degli italiani,contro gli art.li 1 e 4 Cost che li impone.Ci sono 50 mila posti in meno,ma 5 milioni di posti in più ,per i terzomondiali...Alla Fiat ben il 40 % ha detto,piuttosto che faticare,non lavora nessuno.Altro che festa del ..lavoro.
Siamo rimasti all'Ottocento
Pietro Folena, al quale invidio la capigliatura,è rimasto al secolo scorso o forse a due secoli fa.
Va bene la sacralità del lavoro ma ritengo che gli stanchi riti che accompagnano il Primo Maggio siano lievemente stantii.Decantare la bellezza delle strade senza mezzi pubblici e quella dei negozi chiusi mi ricorda il discorso di una persona anziana che ricorda i bei tempi andati.
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