Come ti cancello il voto

Nucleare: a rischio il parere degli italiani all'estero.

di Fabio Chiusi

|

27 Maggio 2011

Una protesta contro il ritorno del nucleare.

(© La Presse) Una protesta contro il ritorno del nucleare.

Milioni di voti in fumo. È l'esito paradossale che si realizzerebbe se la Corte di Cassazione dovesse decidere di eliminare il quesito sul nucleare dai referendum del 12 e 13 giugno. Il dietrofront sull'atomo da parte del governo, che prima ha imposto la costruzione di centrali nucleari sul suolo italiano e poi ha inserito una moratoria nel decreto Omnibus appena promulgato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è tardivo. Perché gli italiani all'estero hanno già iniziato a votare il referendum che l'esecutivo, per ammissione del Cavaliere, vorrebbe sottrarre dalla volontà popolare.
Stando agli iscritti all'anagrafe degli italiani residenti all'estero (Aire), ad aver ricevuto la scheda sono circa 4 milioni di persone.

Voti nel limbo

Una fase dello scrutinio.

(© La Presse) Una fase dello scrutinio.

L'ambasciata italiana a Madrid, interpellata da Lettera43.it, conferma: «Gli elettori hanno cominciato a ricevere le schede martedì 24 maggio e le devono restituire, per posta, entro le 16 del 9 giugno». Cioè quando in Italia la Corte, che dovrà riunirsi appositamente il 1 giugno, potrebbe avere già deciso lo stop al referendum. Consegnando i voti a un limbo di incertezza e opacità.
«La cancelleria consolare fa solo il tramite», specifica infatti l'ambasciata, «tutti i plichi saranno mandati a Roma, dove decideranno, in caso di modifiche, se considerare nulle le schede sul nucleare, incenerirle o altro».
VERSO L'ANNULLAMENTO. I dubbi riguardano poi l'eventuale riformulazione del quesito: come sarebbero considerati i voti dell'estero, espressi su quello originario? Sarebbero considerati validi per raggiungere il quorum? E ancora: andrebbero semplicemente sommati a quelli ottenuti dal nuovo quesito? Le parole dell'ambasciata sembrano lasciare spazio a un annullamento della consultazione.

Le alternative: rivotare o rinviare il referendum

Il costituzionalista Michele Ainis, docente all'Università Roma Tre.

Il costituzionalista Michele Ainis, docente all'Università Roma Tre.

Il costituzionalista Michele Ainis, prova a mettere ordine: «Nel momento in cui la Cassazione dichiari, come ritengo estremamente probabile, che non si darà più corso a questo referendum, quelle schede saranno nulle». Senza risparmiare un accenno polemico allo stesso istituto del voto agli italiani all'estero, che, a suo dire, è stato introdotto «demagogicamente»: «Si è creato il paradosso per cui abbiamo immigrati che pagano le tasse, ma non votano, e italiani lontani che non pagano le tasse e votano».
E nel caso, invece, la Corte dovesse modificare il quesito? Ainis risponde con il buonsenso: «Il male minore sarebbe far rivotare quegli elettori, e aspettare per annunciare il risultato definitivo. Meglio che rischiare di inficiare la validità dell'intero referendum».
UNA SITUAZIONE UNICA. «Siamo di fronte a una situazione unica nella storia della Repubblica italiana», commenta Salvatore Barbera, responsabile della campagna nucleare di Greenpeace. Dunque per risolvere il rompicapo non ci si può appellare a «leggi specifiche e chiare», perché non ci sono. «Una casistica non esiste», prosegue, «dato che anche il precedente intervento della Cassazione nel 1978 non riguardava i votanti all'estero, all'epoca assenti».
I tempi sono stretti e la confusione tanta. Quel che è certo è che se si dovessero ristampare le schede, oltre allo spreco di denaro pubblico, si dovrebbe considerare l'impossibilità di far esprimere nuovamente gli italiani all'estero entro la data della consultazione. Così che, spiega Barbera, «si profilerebbe un rinvio di 12 mesi». 

L'urgenza di un voto da cancellare

E se a livello istituzionale non c'è alcuna volontà di dissipare le nebbie, Barbera aggiunge un ennesimo tocco surreale alla vicenda: la busta inviata dall'ambasciata agli italiani all'estero, infatti, recava la scritta «urgente». Insomma, da una parte il governo sprona gli elettori a esprimersi, e subito; dall'altra rende la loro volontà nulla.
L'ELEFANTE NELLA CRISTALLERIA. Barbera sta cercando di fare il punto con gli esperti della materia. Tra cui l'avvocato Gianluigi Pellegrino. Che dell'accaduto ha un'opinione chiara: «Ci si sta muovendo come un elefante in una cristalleria». La cristalleria è l'equilibrio costituzionale. Messo a dura prova, afferma, da una «forzatura» del governo «tanto più grave e inopportuna quanto più in prossimità del referendum».
Ma i suoi effetti giuridici, ammesso che il referendum si tenga? «Se gli italiani all'estero faranno in tempo a votare con le nuove schede, bene», risponde Pellegrino, «altrimenti ci si porrà il problema se se quei voti sono validi o meno. Se fossero decisivi», aggiunge, «io ritengo che l'ufficio elettorale li dovrà ritenere validi, anche se con una formulazione diversa».
IL VOTO NON SI FERMA. Barbera, tuttavia, intende sostenere un'ipotesi più radicale. E cioè che «siccome il voto è già iniziato, non si dovrebbe interromperne il corso». Un argomento, conclude, «che la Cassazione potrebbe usare per non bloccare il referendum». Visto che circa 4 milioni di persone hanno già la scheda in mano e molti hanno già votato, rispedendo tutto al mittente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

iamec 27/mag/2011 | 22 :10

Italiano all'estero
Sono un italiano all'estero. Ho ricevuto la busta con certificato elettorale e schede per i referendum il 24 tramite corriere espresso. Assieme c'era la busta per rispedire il tutto all'Ambasciata Italiana tramite Express Mail, cosa che ho fatto la mattina del 26 maggio.Concordo con Barbera quando dice che «siccome il voto è già iniziato, non si dovrebbe interromperne il corso».
Saluti dalle Filippine. VIVA L'ITALIA.

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
prev
next