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Attualità 

Rifiuti

I 20 anni del grüner punkt

Il sistema tedesco di riciclaggio che ha creato un business.

Articolo completo

da Berlino Pierluigi Mennitti

La certezza di aver conquistato l’Europa con un marchio uscito dalla sua fantasia di grafico ha colto l’amburghese Lars Oehlschlaeger fra gli scaffali di un supermercato italiano. Su ogni pacco di pasta, su ogni confezione di verdure, su ogni barattolo di conserve faceva capolino il logo del grüner punkt, il punto verde formato da due frecce, una chiara e una scura, che si attorcigliano in un cerchio perfetto. Lo aveva inventato quando aveva 25 anni: erano i primi anni 80 e la Germania era alle prese con un problema che dalle nostre parti è ancora oggi emergenza quotidiana: la spazzatura.
La Frankfurter Allgemeine Zeitung celebra i ventanni di questo logo, divenuto familiare in tutta Europa e che ha le sue origini in un piccolo studio amatoriale sulla riva dell’Elba. Quel simbolo ha fruttato all’allora giovane grafico appena 1.500 marchi più iva. Chi lo ha utilizzato è diventato nel frattempo miliardario. L’idea venne all’allora ministro dell’Ambiente Klaus Töpfer, alle prese con il problema dello smaltimento dei rifiuti, in un paese che come il nostro veniva fuori da un decennio di crisi economica e terrorismo e imboccava il secondo boom economico dal dopoguerra.

L'idea: responsabilizzare i produttori

«La soluzione delle discariche non funzionava più, ogni nuovo insediamento veniva ostacolato dalle proteste dei cittadini», racconta oggi al quotidiano di Francoforte l’ex ministro Töpfer e sembra descrivere la storia di una Terzigno di venti anni fa.
Erano gli anni in cui il pubblico cominciava ad arrancare e il privato prendeva il volo: al ministero pensarono che fosse venuto il momento di responsabilizzare i produttori. Chi fabbricava gli imballaggi doveva anche provvedere a smaltirli. Facile a dirsi, più difficile a farsi. I produttori avrebbero dovuto girare per le abitazioni dei clienti e raccogliere pacchi e buste o, al contrario, i consumatori avrebbero dovuto riportare gli involucri utilizzati nei supermercati: impensabile.
Così venne l’idea di creare un nuovo sistema, chiamato Sistema Duale. «Un piccolo trucco», racconta ancora Töpfer: una ditta privata avrebbe venduto ai produttori la licenza del punto verde da appiccicare sui prodotti, incaricandosi allo stesso tempo di smaltire i rifiuti. Pacchi, scatoli, buste con impresso il bollino delle due frecce intrecciate, che il grafico Oehlschlaeger  aveva ripreso dal concetto cinese di Yin e Yang, venivano ritirati dal Sistema Duale (dotato come tutte le cose tedesche di un acronimo, Dsd) ottenendo un primo risultato: i cittadini impararono in breve tempo la tecnica della separazione dei rifiuti.
Ma i progressi dei consumatori tedeschi, alla diligente presa con i misteri della raccolta differenziata, non andavano di pari passo con quelli della tecnologia. La Dsd ha rischiato a lungo l’insolvenza finanziaria e il fallimento sotto cumuli di imballaggi: la separazione dei rifiuti nei centri specializzati avveniva manualmente, i sistemi di riciclaggio ancora poco sviluppati e l’esportazione verso altri paesi la scorciatoia più utilizzata. «Erano i tempi», rammenta la Frankfurter, «in cui i vasetti di jogurt tedeschi si trovavano in ogni angolo dell’Indonesia».

La spazzatura è un business

Oggi le cose sono cambiate a tal punto che la caccia alla spazzatura è diventata una missione lucrativa. Innanzitutto i produttori hanno alleggerito i loro imballaggi e questo, più che il punto verde, ha ridotto la mole dei rifiuti. Ma soprattutto, lo sviluppo della tecnologia ha trasformato l’industria del riciclaggio in una delle imprese più profittevoli, i meccanismi di separazione dei rifiuti si sono automatizzati rendendo addirittura in alcuni casi quasi superfluo il lavoro preventivo svolto dai cittadini a casa, i materiali plastici vengono sminuzzati e riciclati per i prodotti più impensati (come i maglioni di pile), i rifiuti servono a produrre energia. 1,4 milioni di tonnellate di materie plastiche sono state economizzate con sistemi di imballaggio più leggeri, 5 miliardi e mezzo di euro è il risparmio nelle importazioni di petrolio e alluminio.
Le società che smaltiscono i rifiuti sono diventate le grandi vincitrici di questo mercato che nel 2003 si è aperto alla concorrenza superando il monopolio della Dsd (nel frattempo divenuta proprietà della società di investimenti finanziari Kkr) e si preoccupano esse stesse dei compiti che spetterebbero ai produttori distribuendo loro le licenze del punto verde, anche se nel frattempo è diventato un simbolo superfluo giacché dal 2009 ogni imballaggio deve essere riciclato. «Venti anni fa nessuno voleva i rifiuti, oggi tutti li cercano per guadagnarci». Sembra una beffa, osservando i mucchi che si accumulano maleodoranti sulle strade della Campania.

Lunedì, 01 Novembre 2010


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