Attualità
Anniversari
Il G8 delle promozioni
Dieci anni dopo Genova molti imputati hanno fatto carriera.
di Gabriella Colarusso
Ci saranno i cortei, i dibattiti, le celebrazioni più o meno solenni. Tornerà il dolore, mai davvero sopito. Tornerà la rabbia. Ma nessun anniversario, per quanto partecipato, potrà restituire alla memoria di Genova 2001 la giustizia che ancora non è stata fatta. A dieci anni dal G8, le violenze alla scuola Diaz e nella caserma Bolzaneto, i pestaggi di massa e le cariche indiscriminare da parte della polizia, restano una macchia nella storia democratica del Paese.
Perchè una commissione d'inchiesta parlamentare sui fatti di Genova non ha mai visto la luce, né con i governi di destra, né con i governi di sinistra.
E, soprattutto, perché molti dei dirigenti e funzionari di polizia condannati in secondo grado per le violenze di quei giorni hanno goduto di brillanti carriere. Sono stati promossi. Impuniti. Uno smacco non solo alla dignità delle vittime, ma anche e soprattutto alla correttezza e alla trasperenza di tanti loro colleghi.
PER TUTTI IL “RISCHIO” PRESCRIZIONE. «I responsabili saranno puniti dopo una sentenza definitiva di condanna» diceva all'epoca del G8 l’allora capo della polizia Gianni De Gennaro, sul quale pende una condanna a un anno e sei mesi per i depistaggi sul G8, e che nel frattempo è diventato capo del Dipartimento per l'informazione e la sicurezza (il Dis,ex Cesis), i servizi segreti.
Michelangelo Fournier, funzionario di polizia che partecipò all'irruzione nella scuola Diaz, durante la quale furono massacrati più di 90 attivisti, definì il blitz di quella notte del 21 luglio una «macelleria messicana».
IL PROCESSO IN CASSAZIONE SLITTA. Per quella macelleria tutti gli imputati sono stati condannati in secondo grado. Ma tutti rischiano di salvarsi grazie alla prescrizione e a una strategia per raggiungerla che qualche giorno fa è stata rivelata dal quotidiano genovese il Secolo XIX: come stanno cercando di ottenere la prescrizione? «Semplicemente non facendosi trovare, cambiando domicilio in modo inopinato e inutile, magari pretendendo l’invio degli atti in un alloggio di servizio abbandonato di lì a poco per andare in pensione; atti che per tutto il decorso delle indagini venivano inoltrati con successo ai propri difensori», ha scritto il Secolo. E il processo in Cassazione, intanto, continua a slittare.
Le carriere brillanti dei superpolizotti
Tra i processati per i fatti del G8, c'è Spartaco Mottola, ex numero uno della Digos di Genova, su cui pendono due condanne in appello per i fatti del 2001: tre anni e 8 mesi e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici per l'irruzione alla scuola Diaz, e un anno e due mesi per induzione alla falsa testimonianza dell'allora questore di Genova, Francesco Colucci.
Mottola, anche se innocente fino a condanna passata in giudicato, è stato promosso questore. Ma l'elenco dei premiati è lungo e impietoso.
PROMOZIONI E AVANZAMENTI. Francesco Gratteri, l'imputato di grado più alto dei 28 a giudizio per i pestaggi alla scuola Diaz, da questore di Bari è diventato direttore della Direzione nazionale anticrimine. Al suo posto, alla direzione dello Sco, è subentrato il suo vice all'epoca del G8, Gilberto Caldarozzi. Vincenzo Canterini, che era capo del VII reparto mobile di Roma, fu promosso vice questore proprio come Alessandro Perugini, imputato per le violenze nella caserma Bolzaneto, che da vice capo della Digos è stato nominato vice questore.
IL PREMIO AL MEDICO IN MIMETICA. Ma non sono solo poliziotti ed esponenti della forze dell'ordine ad aver fatto carriera. Anche il medico tristemente noto per i fatti della caserma Bolzaneto, Giacomo Toccafondi, ha ricevuto tutti gli onori. Secondo i magistrati era uno dei quattro dottori che avrebbero partecipato alle violenze nella caserma a causa delle quali, si legge negli atti del processo, «a molte donne iniziò il ciclo prima del ritmo naturale».
Il processo a Toccafondi è andato in prescrizione, ma su di lui la corte di Appello ha scritto «che anziché lenire la sofferenza delle vittime di altri reati, l’aggravò, agendo con particolare crudeltà su chi inerme e ferito, non era in grado di opporre alcuna difesa, subendo in profondità sia il danno fisico, che determina il dolore, sia quello psicologico dell’umiliazione causata dal riso dei suoi aguzzini».
LA REAZIONE INDIGNATA DI SEL. Nel 2010 l'Asl 3 di Genova, della quale il dottore in mimetica è uno dei dirigenti, l'ha premiato con una «retribuzione di risultato» per gli obiettivi raggiunti, sucitando la reazione sdegnata anche di Sinistra ecologia e libertà di Genova. Ma non basta. Per le violenze di Genova 2001, i risarcimenti civili che i giudici hanno stabilito dover essere corrisposti alle vittime, non verranno pagati dai poliziotti e dai funzionari, ma dal ministero dell'Interno, ovvero dia contribuenti. La memoria, però no. Quella non si cancella.
Domenica, 17 Luglio 2011

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