Attualità
MEDIO ORIENTE
Siria, massacro di civili
Ancora violenze: 60 morti. Riad richiama l'ambasciatore.
La repressione del regime di Damasco si macchia di nuovo sangue. Sono circa 60 le vittime dell'attacco militare compiuto il 7 agosto nell'Est e nel centro del Paese, secondo quanto hanno riferito attivisti siriani citati dalla tivù panaraba al Arabiya. Stando alle fonti, solo a Dayr az Zor, capoluogo delle regioni orientali, sono state uccise 38 persone (forse 42). Altre 16 sarebbero morte a Hula, nei pressi di Homs al centro, e tre nella provincia nord-occidentale di Idilib.
A Dayr az Zor, che si trova al confine con l’Iraq, i militari hanno effettuato arresti di massa e interrogatori. La città è stata presa d'assalto all'alba dai carri armati. Stando alla testimonianza di Rami Abdelrahmane, direttore dell’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo con sede a Londra, i mezzi blindati sono penetrati in diversi quartieri della città e bombardamenti sono stati segnalati in almeno tre settori.
Non sembra aver sortito alcun effetto, dunque, la telefonata di Ban Ki Moon al presidente siriano Bashir el-Assad, nella quale il segretario generale dell'Onu ha chiesto di non fare più ricorso ai militari per reprimere le proteste della popolazione civile. Ban ha espresso forte preoccupazione per l’escalation della violenza in Siria.
ASSAD: «SONO FUORILEGGE». Ma per il presidente siriano, secondo quanto riferisce l’agenzia ufficiale Sana, è un «dovere agire contro i fuorilegge che bloccano le strade, isolano le città e terrorizzano la popolazione» ha affermato dopo aver incontrato il ministro degli Esteri libanese Adnane Mansour.
L'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria ha aggiornato il proprio bilancio di morte dall'inizio della repressione degli Assad a metà marzo scorso: 2.059 persone uccise, di cui 391 tra soldati e poliziotti. Lo stesso osservatorio ha diffuso il 7 agosto la notizia della morte di otto neonati, nati prematuri ma deceduti all'interno di incubatrici non più funzionanti di un ospedale di Hama, a causa del perdurante black-out elettrico deciso dalle autorità durante l'assedio della settimana scorsa.
Re Abdullah richiama l'ambasciatore saudita
Anche Benedetto XVI si è rivolto alle autorità e alla popolazione siriana perché possa tornare la pace nel Paese. «Seguo con viva preoccupazione i drammatici e crescenti episodi di violenza in Siria, che hanno provocato numerose vittime e gravi sofferenze», ha detto il pontefice durante l'Angelus. E ha invitato i fedeli cattolici «a pregare, affinché lo sforzo per la riconciliazione prevalga sulla divisione e sul rancore», rinnovando «alle autorità e alla popolazione siriana un pressante appello, perché si ristabilisca quanto prima la pacifica convivenza e si risponda adeguatamente alle legittime aspirazioni dei cittadini, nel rispetto della loro dignità e a beneficio della stabilità regionale». Il papa ha parlato anche a favore di un piano di pace in Libia dove, ha detto, la forza delle armi non ha risolto la situazione.
LA LEGA ARABA: PROFONDA ANGOSCIA. Con una rara dichiarazione ufficiale, anche la Lega Araba è tornata a esprimere una «crescente preoccupazione» per l'acuirsi della repressione militar-poliziesca attuata giornalmente dal regime di Damasco. In un comunicato citato dall'agenzia nazionale del Qatar (Qna), il segretario generale della Lega Araba Nabil al Arabi ha rivelato la sua «profonda angoscia per il deterioramento delle condizioni di sicurezza in Siria dovute all'inasprimento della violenza e delle operazioni militari a Hama (centro), Dayr az Zor (est) e in altre regioni del Paese». In quasi cinque mesi di proteste e conseguente repressione, si tratta del secondo comunicato della Lega Araba sulla questione siriana.
LA MEDIAZIONE TURCA. Una ferma condanna alla repressione di Damasco è arrivata dal re saudita Abdullah che ha annunciato la sera del 7 agosto - in un comunicato trasmesso dalla tivù satellitare Al Arabiya - di aver richiamato il suo ambasciatore a Damasco «per consultazioni», e ha chiesto al governo siriano di attuare riforme nel Paese.
E martedì 9 agosto è atteso a Damasco il responsabile della diplomazia turca Ahmed Davutoglu, incaricato da Ankara di comunicare le forti preoccupazioni del governo di Tayyip Erdogan per una crisi dagli esiti sempre più pericolosi.
Domenica, 07 Agosto 2011

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