Attualità
DEBITO
Quando il tetto è finto
Il «salary cap» per i manager pubblici, approvato e poi tolto.
di Marco Valle
Mettiamo il tetto agli stipendi dei manager pubblici, ma non a quelli a capo di aziende quotate. Anzi no, mettiamolo anche a loro. No forse meglio di no. Lasciamolo solo a quello dei dirigenti delle amministrazioni. Ma forse è meglio se lo congeliamo. Questo in pratica il ragionamento fatto nel 2007 quando è stata fatta per la prima volta la proposta di mettere un tetto agli stipendi dei dirigenti dell'amministrazione pubblica, oggi ritornata in auge per dare una mano a mettere in ordine i conti dello Stato.
LA DECISIONE DI PRODI. Allora a capo del governo c'era Prodi e l'idea fu dei deputati Cesare Salvi e Massimo Villone (Ulivo), che presentarono un emendamento, da inserire nella finanziaria, in base al quale lo stipendio di tutti i manager pubblici (esclusi quelli delle società quotate) doveva avere un tetto massimo di 274 mila euro annui.
Dopo accese discussioni, la cifra fu ritoccata al rialzo a 289.984 euro, pari alla retribuzione del primo presidente della Corte di Cassazione.
COLPO DI SPUGNA. La finanziaria e di conseguenza l'emendamento, venne approvata, in mezzo a mille discussioni. Ma nel giugno 2008, con Berlusconi al governo, si decise di congelarlo per tre mesi, cioè fino a ottobre 2008. Peccato che dal freezer non sia mai stato tolto. Tre anni dopo, con un debito pubblico alle stelle e la necessità di tagliare sui costi, il governo lo estrae dal cilindro.
Giovedì, 25 Agosto 2011
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Il tetto
E'l'ora di tirarli loro giu' dal tetto tanto sono di gomma rimbalzano come i loro giochini.
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