Attualità
CHIESA
Pedofilia, mai più omertà
Da Benedetto XVI l'invito ai cattolici a vigilare e non negare.
di Massimo Del Papa
Il fin troppo pompato viaggio di Benedetto XVI nella natìa Germania - i telegiornali hanno creato una sorta di Tutto il papa minuto per minuto per l'intero soggiorno teutonico - aveva molteplici finalità, ma una delle più urgenti era restituire una immagine cristallina a una Chiesa che appare sempre più flagellata dalla spregiudicatezza, dal protagonismo di non pochi suoi ministri e, soprattutto, dallo scandalo della pedofilia.
Hanno fatto incontrare al pontefice bambini già violati da sacerdoti, e Joseph Ratzinger ha detto: capisco chi si allontana dalla Chiesa dopo una simile esperienza. Anche se poi ha aggiunto il solito 'ma' che disinnescava, o quasi, la coraggiosa esternazione.
VIAGGIO D'IMMAGINE. È stato, insomma, un viaggio diplomatico, ma soprattutto d'immagine, che tuttavia non ha impedito a questo papa discusso, e discutibile fin che si vuole, di palesare un'ammissione sulla quale peraltro insiste da tempo. La pedofilia nel clero esiste, lo macchia, lo rovina, è una piaga estesa e grave.
Bella forza, si dirà, da un santo padre che non ha fatto granché, durante l'eternità in cui è stato cardinale prefetto per la Congregazione della dottrina della fede, per arginare il fenomeno. Ma vanno considerati gli effetti indiretti di questa uscita, che viene dal numero uno della Chiesa cattolica.
Le parole del papa destinate ai cattolici devoti che negano la pedofilia
Le parole di Ratzinger, infatti, non erano dirette tanto agli atei o ai laici critici, che danno per scontato questo vizio nefasto (e innegabile) nei seminari e nella canoniche, coperto da una ancor meno smentibile omertà. Benedetto XVI coinvolgeva anzitutto i cattolici devoti, quelli che si radunano sotto la sua finestra, che lo seguono ovunque, che ascoltano ogni suo sospiro e hanno sempre gli occhi levati al cielo, come se vedessero tutti insieme la Madonna.
È a questo popolo di fedeli, spesso pilateschi, che il pontefice ha rivolto l'invito a «vedere» anche qualcosa di meno mistico, e di (terribilmente) terreno. Sono loro, a doversi sentire destabilizzati dall'ammissione del papa. Loro, in un certo senso, a venirne inguaiati. Perché questi fedelissimi, inesausti animatori di parrocchie e oratori, sono poi gli stessi che, non di rado, negano la pedofilia nella Chiesa. E che la imputano a oscure e improbabili «manovre dell'America», o di non meglio precisate lobby laiche o di poteri forti (par di sentire il potere forte di turno, che tuona contro i suoi omologhi). Sono quelli che - spesso sapendo - coprono, o come minimo fanno come le tre scimmiette, tradendo l'insegnamento del Vangelo al quale dicono di ispirarsi. E che, a dirla tutta, mettono la mano sul fuoco sulla conversione e la conseguente santità di Claudia Koll e Paolo Brosio, ma di pedofilia clericale non vogliono proprio sentir parlare.
FINITA L'ERA NEGAZIONISTA. Che faranno, adesso, i fedeli presi in contropiede dalle parole di Ratzinger? Negare, non potranno. Contestare il papa, men che meno. Non potranno neppure ridimensionare un fenomeno che, per bocca pontificale, è grave, allarmante, vergognoso. E non potranno neppure limitarsi a far la ola, a mandare ovazioni alla finestra di Benedetto XVI.
Vengono chiamati, se occorre, a mettersi contro lo stesso ministro di culto, colpevole di pratiche così infami. La pedofilia nei preti è una nefandezza che compromette per primi i sacerdoti. Ma la Chiesa, l'ecclesia, è fatta anche, se non soprattutto, dei fedeli. A loro il papa ha detto, chiaro e forte, di vigilare. Di non voltare la testa da un'altra parte quando scoprono un altro don Seppia, aspettando che ci pensi qualcun altro. No, dipende da loro: è il papa in persona, ad averglielo ricordato.
Martedì, 27 Settembre 2011
(1)
benedetto XVI e la pedofilia
ma invece di perdere tempo in contrizioni non si fa prima denunciare e a consegnare i preti pedofili alla giustizia ordinaria? Macché vigilare, bisogna arrestare...anche se ciò creerebbe un ulteriore problema di sovraffollamento delle nostre carceri. E poi è importante la prevenzione: si potrebbero richiamare i nostri militari dalla Libia, dall'Afghanistan, ecc. e piazzarli negli oratori per esempio...
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