Attualità
MEDIO ORIENTE
Israele, il progetto di Ghilo irrita l'Anp
Previste 1.100 nuove case in terra palestinese. Critici Usa e Ue.
Sono sempre più tesi i rapporti tra Israele e l'Autorità
nazionale palestinese dopo che il ministero dell'Interno
dello Stato ebraico, martedì 27 settembre, ha formalizzato il
via libera alla costruzione di 1.100 nuovi alloggi
nell'insediamento ebraico di Ghilo, un sobborgo di
Gerusalemme che si trova oltre la linea verde del 1967, compreso
nei territori rivendicati dai palestinesi.
UN PIANO ANNUNCIATO. Il progetto di Ghilo, nel
quale è prevista la costruzione di vari edifici pubblici, di un
viale e di un centro commerciale, fu annunciato nei mesi scorsi e
aveva attirato accese critiche nei confronti del gabinetto di
Benyamin Netanyahu, come altri messi in cantiere nei dintorni di
Gerusalemme e nella parte orientale (a maggioranza araba) della
città. Si affianca a diverse iniziative analoghe, annunciate o
rilanciate di recente, che in totale dovrebbero dar vita a
migliaia di nuovi alloggi, suddivisi in vari rioni e
sobborghi.
LA RICHIESTA DEL QUARTETTO. L'annuncio è
giunto in un momento particolarmente delicato: mentre cioé il
Quartetto (Usa, Ue, Russia, Onu) attende di sapere se Israele e
Anp siano disposti a riprendere negoziati a ritmo serrato, il
prossimo mese, nell'intento di raggiungere un accordo di pace
entro il 2012. Al Consiglio di sicurezza dell'Onu, intanto,
è iniziato il dibattito sulla richiesta di piena adesione dello
Stato di Palestina.
LE CRITICHE DI USA E UE. Da Usa e Ue sono già
arrivate critiche a Israele: Washington giudica
«controproducente» il via libera alla costruzione dei
nuovi alloggi, ha affermato il Dipartimento di Stato che ha
espresso «profonda delusione», sottolineando che ciò «rende
più difficile la ripresa dei negoziati diretti». Per l'Alto
rappresentante Ue Catherine Ashton la decisione israeliana
rappresenta una «minaccia» che incombe sulla ricerca di una
soluzione della crisi mediorientale in linea con il principio dei
'due Stati'.
Il progetto acuisce l'isolamento di Israele
In attesa che le autorità isrealiane esaminino la richiesta
del Quartetto, in un'intervista al Jerusalem Post
Netanyahu ha confermato di essere interessato a rilanciare
«trattative dirette, senza creare ostacoli». Ha peraltro
accusato i palestinesi di «avanzare pretesti» quando
condizionano la ripresa di negoziati al congelamento delle
colonie.
Com'era prevedibile, la notizia dei progetti di estensione
del popoloso insediamento di Ghilo ha avuto un effetto dirompente
fra i dirigenti dell'Anp.
L'ATTACCO DI FAYAD. Polemizzando con
Netanyahu, che sostiene di voler negoziare senza precondizioni,
il premier palestinese Salam Fayad ha osservato che
l'ampliamento di Ghilo rappresenta esso stesso una
precondizione. «Non ci sono mosse più unilaterali», ha
incalzato, «della massiccia costruzione su terre palestinesi.
Netanyahu è andato all'Onu per 'dire la sua verita':
con la decisione su Ghilo vedremo quale è la sua verità».
MERETZ CONTRO IL GOVERNO. Il progetto è stato
criticato anche in Israele, dove il piccolo partito della
sinistra sionista Meretz ha sostenuto che «il governo dimostra
ancora una volta di rifiutare la pace». In ogni caso Meretz
ipotizza che nei prossimi due mesi il progetto per Ghilo, che si
trova fra Gerusalemme e Betlemme, possa essere
insabbiato.
«GERUSALEMME
È EBRAICA». Secondo
l'attuale governo israeliano, Gerusalemme Est, annessa
unilateralmente a Israele nei primi Anni 80, è parte della
capitale «unita, eterna e indivisibile» dello Stato
ebraico.
Secondo l'Anp del presidente Abu Mazen, essa è invece una
porzione da restituire di quei territori occupati fin dalla
guerra dei Sei Giorni del 1967: territori sui quali l'Anp
progetta di far nascere una Stato di Palestina accanto a Israele,
come lo stesso Abu Mazen ha confermato nei giorni scorsi dalla
tribuna dell'Assemblea generale, chiedendone all'Onu il
riconoscimento formale.
Martedì, 27 Settembre 2011

Per scrivere un commento è necessario registrarsi: Loggati - Registrati





