ESTERI

Cina, impero spaziale

Tiangong I, il «Palazzo celeste» orbitante di Pechino va in orbita.

di Simone Pieranni

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29 Settembre 2011

I media cinesi lo avevano previsto. Il lancio in orbita di Tiangong I, il «Palazzo celeste», è infatti avvenuto giovedì 29 settembre. La prima stazione orbitale abitabile a marchio Cina ha lasciato la Terra all'orario annunciato, come avevano confermato gli ultimi lavori di rifornimento e i test effettuati nella base di Jiuquan.
LANCIO RINVIATO PER IL FREDDO. La conquista spaziale cinese è quindi solo stata rimandata di qualche giorno. Un quotidiano di Canton aveva infatti riferito che il lancio del «Palazzo celeste» sarebbe dovuto essere programmato martedì 27, ma il pericolo freddo, che avrebbe potuto colpire il centro di lancio nella provincia del Gansu, aveva fatto rinviare le operazioni.
«Anche se la bassa temperatura avrebbe poca influenza sul lancio», hanno spiegato i responsabili della base di Jiuquan, «i venti imprevedibili rappresentano invece una componente determinante».
Per garantire la sicurezza del lancio, le autorità hanno allora posticipato la partenza di due giorni, durante i quali i tecnici hanno apportate oltre 170 modifiche tecniche al razzo che lo ha lanciato nello Spazio, festeggiando così in anticipo in la festa della Repubblica popolare fondata il 1 ottobre 1949 e l'inizio delle vacanze autunnali.

Entro il 2020 la più grande stazione orbitante

Tiangong I misura 18 metri ed è pesante otto tonnellate e mezzo: al suo interno, oltre allo Spazio abitabile dagli astronauti - le cui identità sono state celate con il consueto mistero cinese -, sono previste due sezioni con il letto, i sistemi di illuminazione regolabile, attrezzi ginnici, sistemi di intrattenimento e dispositivi di comunicazione visiva.
Lo scopo del lancio è quello di creare, entro il 2020, la più grande stazione spaziale abitabile: dopo la partenza del Tiangong I, lanciato dal razzo «Lunga marcia», è previsto infatti che partano altre navicelle che si devono agganciare alla prima.
Una navicella spaziale senza equipaggio deve infatti essere inviata in un'orbita a circa 350 chilometri dalla Terra. Gli esperti avranno bisogno di circa 40 minuti per giudicare se Tiangong I funzioni correttamente. Questo perché entrando in orbita e dispiegando il suo pannello solare, circa 10 minuti dopo il lancio, si dovrebbe trovare sul lato oscuro della Terra. Serviranno poi altri 30 minuti per valutare che tutti i sistemi funzionino, ha detto Sheng Jie, vice responsabile del Jiuquan Satellite launch center.
NAZIONALISMO SPAZIALE. L'evento è particolarmente sentito in Cina, dove il nazionalismo trova linfa vitale in questo genere di appuntamenti, tra unicità e record.
Nei giorni precedenti il lancio di Tiangong I, i media locali hanno scrutato attentamente il cielo e i venti nei pressi della base di Jiuquan.
Le difficoltà, però, non sono mancate, come ha scritto giovedì 28 il South China Morning Post: «La tecnologia per l'attracco nello Spazio è difficile da padroneggiare, perché i due moduli, posti nella stessa orbita attorno alla Terra a circa 28 mila chilometri orari di velocità, devono unirsi progressivamente per evitare di distruggersi a vicenda».

Dal 1967 la corsa allo Spazio della Cina

Da tempo la Cina ha messo nel mirino lo sviluppo nello Spazio, quasi a dimostrare che la terra, i grattacieli e l'urbanizzazione crescente non sono più sufficienti a contenerne il progresso economico. In realtà l'inizio della corsa cinese allo Spazio è iniziata in piena guerra fredda, quando i due blocchi facevano a gara per la conquista della Luna.
Il 14 luglio del 1967, Mao Zedong e Zhou Enlai decisero che la Repubblica popolare non avrebbe rinunciato alla sfida e avrebbe creato il proprio programma spaziale. Il progetto segreto «714», che doveva mandare due astronauti nello spazio, fu però cancellato per ragioni economiche nel 1972, in piena rivoluzione culturale.
NEGLI ANNI '90 DUE PROGETTI ANNULLATI. Il secondo tentativo ebbe vita così breve - fu annunciato nel 1978 e annullato nel 1980 - che molti pensarono fosse stato pensato solo per meri fini propagandistici.
Più fortuna ebbe il progetto «921». Sviluppato nel 1992 sulle basi di un precedente programma spaziale, mai portato a termine, il progetto cominciò con i lanci di prova nel 1999. Finalmente, dopo quattro voli sperimentali, il 15 ottobre del 2003, Shenzhou 5 portò nello Spazio Yang Liwei, il primo astronauta cinese. Un viaggio in orbita di 21 ore, che fece della Cina la terza nazione a esser riuscita a mandare un uomo in orbita.
«Non deluderò la madrepatria», aveva dichiarato l'astronauta Yang prima di partire. E poi, sicuro di sé: «Ci vediamo domani».
I VIAGGI VERSO LA LUNA. Da quel momento in poi la corsa allo spazio della Cina si è fatta sempre più veloce. Nel 2008, dopo altri due tentativi, la navicella Shenzhou 7 ha portato in orbita tre astronauti che fecero ritorno solo tre giorni dopo, nell'esaltazione nazional-popolare. Il pilota Zhai Zhigang aveva infatti provato l'emozione di una camminata spaziale di ben 15 minuti.
Nel frattempo, nel 2007 la Cina aveva lanciato il primo razzo sulla Luna. Questo era stato in orbita 16 mesi prima di essere intenzionalmente mandato a sfracellarsi su un satellite.
Un secondo tentativo è stato fatto nel 2010, il 1 ottobre (sempre in coincidenza con la festa della Repubblica).
Il «Palazzo celeste» è arrivato nello Spazio e con questo gesto i governanti cinesi, considerati figli del Cielo, confermano il proprio mandato rispetto a una popolazione in grado di esaltarsi di fronte al progresso tecnologico del proprio Paese, dimenticando per un attimo corruzione, inflazione e uno sviluppo economico sempre più ineguale.

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