L'ignoranza non è beata

Priulla sulla scuola: «Restano i mediocri».

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16 Ottobre 2011

Graziella Priulla, autrice del libro ''L'Italia dell'ignoranza''.

Graziella Priulla, autrice del libro "L'Italia dell'ignoranza".

Un giorno Graziella Priulla, docente di sociologia dei processi culturali, parcheggiò la sua vecchia Fiat 600 davanti all'università di Catania e si sentì sbeffeggiare da un suo alunno: «Non ne valeva la pena studiare tanto eh?». In quel momento, capì che il ragazzo non solo pensava che la cultura non bastasse per comprarsi una bella auto, ma che «non servisse proprio a niente».
UNA GENERAZIONE DI IGNORANTI. D'altronde, in un mondo in cui i benefici materiali sono la cartina di tornasole di ogni sforzo fisico e intellettuale, per il suo studente «fare quell'osservazione era normale».
Come racconta nel suo libro, L'Italia dell'ignoranza, edito da Franco Angeli e in libreria a fine ottobre, «i nostri giovani sono i nuovi poveri e non solo sul piano materiale. Intere generazioni hanno deficit culturali inauditi, dispongono solo di una versione rattrappita della lingua italiana, hanno perduto le competenze semantiche, storiche e logiche, non riescono più a concatenare gli eventi. Meno del 20% dei 15enni è in grado di leggere correntemente».
Una vera e propria «Caporetto cognitiva», come scrisse il sociologo Luca Ricolfi nel 2009, che Priulla ha cercato di raccontare nel suo libro attraverso impietosi dati di indagini nazionali e internazionali, considerazioni ed esempi di vita quotidiana.
CRISI DEL SISTEMA EDUCATIVO. Per arrivare a constatare ancora una volta che la crisi del sistema educativo è totale. «Il titolo di studi non è più visto come un traguardo per la propria istruzione, ma un certificato necessario solo per fare un concorso».
In pratica, si è passati dall'homo sapiens all'homo zappienz: «I ragazzi oggi fanno zapping anche tra i libri, vivono in un mondo bricolage che non è un puzzle, però». Manca infatti una visione globale e si vive in una società «che non crede più nel valore della cultura», ha raccontato a Lettera43.it Priulla: «Si spendono 800 mila euro per divulgare la caponata nel mondo, per sponsorizzare la sagra del carciofo e poi si taglia su musei, libri e teatri».
E così è facile trovarsi in una scuola che va a passo di gambero,«dove davanti a un turn over tremendo c'è solo qualche sverniciata di modernità, e imperano il nozionismo e il buonismo. Che alla fine porta sempre a dire: ma sì, promuoviamoli tutti».
In un Paese che ha come prospettiva la competitività mondiale - ma conta intere generazioni «che non sanno neanche fare di conto e pensano che oltre al sistema maggioritario ci sia il minoritario» - succede che l'arrivo dei barbari non sia poi un futuro così lontano: «I più bravi se ne andranno, e in Italia resteranno solo i poveri e i mediocri».

DOMANDA. Di chi è la responsabilità di questa débâcle?
RISPOSTA.
Dalla famiglia alla scuola, dall'ambiente di lavoro alla classe dirigente di questo Paese, c'è stato un totale sdoganamento del disprezzo per la cultura. E il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini ne è il primo esempio.
D. Perché?
R.
È un'aberrazione totale, lei stessa è priva del vocabolario, dice i carceri anziché le carceri, l'egìda anziché l'ègida. Insomma, ti lascia senza parole.
D. Ma sono i suoi tagli a togliere il fiato.
R.
La legge di bilancio del 2010 ha ridotto i già inadeguati finanziamenti alla scuola del 2009 di 227 milioni di euro e per il 2011 la competenza scende ancora: 52.492,8 milioni di euro. Non sono previsti nemmeno i fondi per i libri della scuola primaria.
D. Eppure Gelmini parla di modernizzazione attraverso computer e nuovi software da usare in classe...
R.
Si è vantata di aver comprato lavagne interattive multimediali (Lim), ma che senso ha averle se poi i docenti le usano come lavagne normali perché non hanno il materiale digitale necessario né le competenze?
D. Anche i docenti sono sempre meno preparati?
R.
Il ministero non paga i corsi di formazione e loro non hanno i soldi per poterseli autofinanziare. C'è un impoverimento culturale e sociale anche degli insegnanti. Prima era una professione rinomata, oggi è disprezzata, diventa spesso un ripiego. In fondo guadagna più un parcheggiatore abusivo di un maestro delle elementari.
D. E quelli di ruolo stanno scomparendo.
R.
Ormai abbiamo insegnanti itineranti. All'inizio di ogni anno un docente su quattro non insegna più nella stessa scuola dell'anno precedente, abbiamo il tasso di turn over più alto d'Europa. Per il 2009-2010, il ministero segnalava una diminuzione del 4% degli insegnanti di ruolo. La continuità didattica non esiste più.
D. Insegnamento precario significa cultura precaria?
R.
Si usano i precari come tappabuchi low cost: 247 mila sono gli abilitati all'insegnamento iscritti alle oltre 100 liste provinciali d'attesa sparse per l'Italia. Nel 2008-2009 erano 130.835 (il 15,66% del totale) e ben 110.553 sono stati congedati con il più grande licenziamento di massa della storia repubblicana.
D. Ora ci sono meno insegnanti, ma più classi affollate?
R.
Nel 2010-2011, nella scuola primaria, si contano 6.920 alunni in più eppure sono state istituite 1.664 classi in meno. Nel totale ci sono 3.788 classi in meno rispetto all'anno precedente contro un aumento di 20.656 alunni.
D. Gelmini nega però un aumento delle classi pollaio.
R.
In Sicilia ci sono moltissime aule con 41 studenti, ma il ministro si rifiuta di dare le cifre. E quando le dà sono sbagliate. Usa la comunicazione pubblica come fosse pubblicità.
D. Prima era meglio?
R.
Il ministero pubblicava sempre un rapporto annuale La scuola in cifre, in cui si poteva capire come stava andando. Ma da tre anni non esce più. Chissà perché...
D. E intanto le scuole private vanno a gonfie vele?
R.
Il rapporto italiano 2010 di Eurispes registra un aumento di iscrizioni alle scuole private. Nella finanziaria, varata nel novembre 2010 dai fondi della presidenza del Consiglio, sono stati prelevati 245 milioni di euro per finanziarle.
D. A riconoscere le paritarie come parte del sistema nazionale di istruzione fu però il governo D'Alema nel 2000.
R. È stata una mossa politica per tenersi buono il Vaticano. Ma ora le risorse della scuola pubblica sono sempre più dirottate in quel mondo.
D. L'autonomia non doveva essere un'occasione per aumentare la competitività con le private?
R.
Doveva permettere ai cittadini di scegliere, ma è impossibile perché oggi non ci sono dati sul livello di organizzazione delle scuole, sul numero di docenti, sulle loro qualifiche e i risultati ottenuti. È un'anarchia totale.
D. Però il numero dei bocciati è diminuito?
R.
Appunto. Gli studenti hanno lacune che non vengono mai colmate e gli insegnanti si scaricano le responsabilità a vicenda. Impera solo il nozionismo e il buonismo. Che alla fine porta sempre a dire: ma sì, promuoviamoli tutti.
D. Davanti a questo panorama desolante, la colpa è tutta della scuola?
R.
Siamo passati da Tullio De Mauro a Gelmini, ma una donna sola non può essere l'unica responsabile. Dietro c'è un rimbambimento collettivo che dura da 20 anni.
D. Parla del ventennio berlusconiano?
R.
È la generazione dei quiz. Questo è il risultato di anni di volgarità, di faccendieri e veline. Questi ragazzi sono figli del loro tempo, ma non è giusto dare solo a loro la colpa.
D. Come scrive nel suo libro, arriveranno davvero i barbari?
R.
Ho paura che siano già arrivati, come dice Umberto Eco andiamo «a passo di gambero». Almeno dovremo iniziare a prenderne atto e guardare in faccia la realtà.
D. Cosa sperare?
R.
Siamo partiti da una scuola poco democratica che insegnava molto a pochi, ora ne abbiamo una uguale che insegna poco a molti. Dovremmo costruirne una nuova che insegni molto a molti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

mamma elisa 17/ott/2011 | 17 :15

maestro?scuola?
Il termine scuola deriva dalla parola latina schola, derivato a sua volta dal greco antico σχολεῖον (scholeion), da σχολή (scholḗ). Il termine greco significava inizialmente "tempo libero", per poi evolversi: da "tempo libero" è passato a descrivere il "luogo in cui veniva speso il tempo libero", cioè il luogo in cui si tenevano discussioni filosofiche o scientifiche durante il tempo libero, per p...oi descrivere il "luogo di lettura", fino a descrivere il luogo d'istruzione per eccellenza.[3]

maestro1 [ma-è-stro] s.m. (f. maestra)1 Insegnante di scuola elementare: il m. di quinta

2 Chi insegna, conoscendone bene i fondamenti, particolari materie o attività SIN insegnante, istruttore: m. di sci

3 Chi è molto abile in qlco. e si propone come modello e guida per gli altri (anche con significati negativi): m. di sapienza; essere m. nell'arte di ingannare || da m., abile, a regola d'arte: lavoro da m.

4 Musicista diplomato in un conservatorio, direttore d'orchestra; istruttore di un coro || m. del coro, chi dirige un gruppo corale

5 Chi dirige qlco. o è capo di un ufficio, di un'organizzazione ecc.: il gran m. dell'Ordine di Malta || m. di cerimonie, cerimoniere | m. venerabile, il capo di una loggia massonica

6 Operaio specializzato che coordina il lavoro di molte persone; artigiano provetto SIN capomastro: i m. argentieri del Settecento

7 Artista capo di una scuola: i m. del Rinascimento; autore anonimo di opere di rilievo: il M. del Trono Ludovisi

• In funzione di agg., che è più importante SIN principale: strada m.; vela m. || muro m., su cui poggia il carico maggiore di un edificio | argine m., nella realizzazione delle opere di difesa delle sponde di un corso d'acqua, il più esterno, che evita le inondazioni

• agg.rel. non derivati dal lemma: (1, 3) magistrale

• sec. XIII
cos'è la scuola oggi?uno stabile quadrato dove i bambini (rotondi)hanno dovuto per sopravvivenza adattarsi, smussando gli angoli,togli un pò d'arte,perchè esprimere ciò che si prova ciò che si è nello spirito,nel cuore,nell'anima,poco è servito a genitori venali e ambiziosi,"l'artista"veniva schernita la persona quando sceglieva di non fare l'avvocato,il contabile,o il dottore,"l'artista vuol fare quel disgraziato di mio figlio!perchè dopo tutti i sacrifici che ho fatto questo è il ringraziamento!il morto di fame,uno che segue i sogni!un lazzarone un fannullone!"ecco cos'era e cos'è oggi un'artista,ma togliere l'arte non bastava,i bimbi anche così nella scuola non potevano entrare,erano ancora troppo tondi,e così hanno smussato un altro angolino,e tolta la musica, poi a che serviva,"mica sei chopin,mozart,bach,beethoven!!,(già ma se mi lasci provare forse potevo diventarlo!), l'arte della scultura,della creta,il manipolare(che secondo Rudolf Steiner serviva oltre che a sviluppare parti addormentate del cervello aiutavano i bambini ad essere meno maneschi)ma non serve perchè star qui a perdere tempo,poi oggi tutto dev'essere pulito e sterile;e poi la pratica su campo,studiare le scienze attraversando i boschi guardando realmente cos'era un animale nel suo habitat,come crescono i frutti come cambiano le stagioni,guardare toccare,sperimentare,osservare,"sporcarsi le mani"e solo dopo tutto questo se ne poteva parlare in classe così semplicemente come convivialità.Ma oggi cos'è un maestro,uno stipendiato con dubbie capacità d'insegnamento,perchè la sig. Gelmini ha cambiato le carte in tavola,(lei è stron.... ma per altre cose)ora vuole un maestro per ogni classe, eccome facciamo con la massa d'ingnoranti che abbiamo in Italia?"io ho studiato per 20 anni matematica,mica la grammatica come farò ad insegnare ai bambini?"ma come non pretendete lo stesso dagli alunni?non li giudicati attraverso miseri voti e numeri?ecco come valutati i bambini come numeri,"non hai copiato quanto ho detto e quindi non hai capito,eccoti un bel 2!!bravo somaro la prossima volta starai più attento!"Ma attento a cosa? alla noia che regna sovrana in una classe priva di stimoli con un 'insegnante più annoiata degli stessi studenti e priva di fantasia che non ha voglia di star lì alla sera di mettere giù un qualcosa di creativo per rendere la lezione avvincente e intrigante,noo! non è mica pagata! e prima allora i maestri che correggevano i compiti casa,perchè ora vengono corretti a scuola?passano a volte intere mattine solo a correggere compiti incompresi ed inutili,per poi "spiegare" in pochi minuti una nuova lezione e portare le nuove fatiche in terminabili ore di compiti per alunni che si portano gli straordinari a casa e genitori stressati che la pazienza l'hanno lasciata alla posta con l'ultimo pagamento della bolletta salata!!Ma è questa la scuola?Ma che schifo,che squallore,che ignoranza,che povertà,maestri che si credono "arrivati" e trattano i genitori come popolino da tenere prostrato ai loro piedi,alunni che di bello non vedono più nulla se non la Maria De Filippi alla tv che "scopre" artisti (ecco la beffa) e li rende miliardari e famosi,allora perchè annoiarsi in questa scuola quando con una botta di c....o puoi avere tutto? Perchè fare fatica ad avere una laurea? Con questi maestri poi,dove vuoi andare a prendere una laurea.Perchè gli insegnanti non riprendono a fare il loro lavoro con amore passione e creare interesse,ad avere pazienza con un bambino dislessico che dovrebbero guardarsi indietro e dire come mai prima non ce ne erano così tanti?Perchè la scuola non era stressante,i genitori erano semplici,la vita non era sempre di corsa, ogni cosa aveva un suo tempo ogni cosa aveva il suo odore il suo sapore,c'era il tempo di "aspettare" per qualcuno che restava indietro,(ecco il rispetto!)oggi non c'è più,oggi tutto e di corsa,la storia è solo un paio di capitoli su internet,ti senti rispondere "sai internet è più aggiornato della biblioteca!",aggiornato? Carlo Magno? l'Odissea?Cesare?Augusto?Crasso?Antonio e Cleopatra,ma che cosa vuoi aggiornare?Sfogliamo un libro un vero libro,di quelli un pò impolverati pesanti,a volte puzzano, ma puzzano di sapere,di muffa perchè è passato tanto tempo,e chissà in quanti l'hanno letto,dove non puoi sottolineare perchè il libro è di tutti è della biblioteca è della storia, e non puoi romperlo(eccolo ancora il rispetto),ma non si ha tempo perchè la maestra ha dato 4 ore di compiti,3 ricerche sulla storia in una settimana.Ma che cosa si può imparare in una settimana,niente e meno di niente,basta 7 materie al giorno,una materia al giorno,una materia alla settimana,così imparo perchè non devo perdere tempo nei compiti,posso uscire in gita almeno una volta la settimana con il maestro che da quando non deve più "correre" è diventato più simpatico(e ancora una volta il rispetto dovuto al maestro finalmente)e poi lui sà,sà e conosce tante cose,non porta mai libri non usiamo libri,lui è il libro,perchè ama sapere e vuole che anche noi impariamo da soli a conoscere,e così nasce il rispetto per l'alunno che non sà,è per quello che viene a scuola,per imparare perchè giudicarlo e valutarlo con un numero,lasciamolo provare,sbagliare,sperimentare,seza giudicarlo o indottrinarlo al nostro volere,i geni sono nati perchè erano controcorrente mica pappagalli automi,lasciamo spazio al sapere,alla curiosità,è questo che deve tornare ad essere l'Italia,un popolo di arte e maestri,sarti falegnami,orafi,mastri fornai,fabbri e artisti,noi eravamo questo una volta?ora cosa siamo diventati,dipendenti da un unica cosa uno stupido soldo si chiami come le pare,euro,sterlina,dollaro,quando non se ne hanno in tasca poco conta quale sia il loro nome, visto che l'Italia viaggia in cattive acque,non facciamo viaggiare in cattive acque anche gli Italiani,alziamo il valore della nostra scuola,non possiamo permetterci nulla di meglio,teniamo a casa i nostri bambini e insegnamo loro cos'è l'amore per l'arte,la storia il sapere,io pratico la homeschooling con i miei bambini, e ogni giorno è una nuova avventura!!!Auguri Italia auguri Italiani,auguri storia spero tu possa essere ricordata per quello che vali veramente,le fondamenta,le radici del popolo Italiano!Forse ci sarà qualche errore ortografico,me ne scuso,ma ho solo la 3° media,un abbraccio di cuore a tutti mamma elisaVisualizza altro
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Sergio-Svizzera 16/ott/2011 | 17 :05

Chi più e chi meno qualche problema con la lingua italiana ce l’hanno tutti, politici e giornalisti compresi. Come quel redattore di un quotidiano on-line per il quale una moglie infedele è una “fedigrafa” ; o quel cronista sparagnino che per non esagerare con i caratteri dell’alfabeto scrive “abecedeario” invece che abbecedario. Per non parlare di quel consigliere del comune di Verbania per il quale il gerundio è un insulto o di quel suo collega del Salernitano convinto che la toponomastica sia un insetticida. E che dire di quell’assessore di Reggio Calabria che ha dissertato per oltre un’ora sul “bacillo” del Mediterraneo ? Qualcuno gli ha risposto che purtroppo non c’è rimedio a quel “bacillo” e nemmeno all’ignoranza. Ha scritto Alain Turaine che i nostri nonni, con le elementari, imparavano a leggere e a scrivere; i padri, con la maturità, sapevano leggere; ma i nipoti universitari non sanno né leggere né scrivere.

Ciccio Schembari 16/ott/2011 | 11 :15

la scuola per tutti è un'altra cosa
Dovremmo costruirne una nuova che insegni molto a molti. Concordo ma per costruire questa scuola nuova occorre capire che la scuola per tutti (nata dalla riforma della scuola media del 1962) è una cosa radicalmente diversa da quella frequentata dal 10% degli studenti. Questo non è stato capito e si è continuato a fare scuola con lo stesso schema: spiegazione, interrogazione, voto. il voro è misura e serve per selezionare; se misuri e non selezioni perdi di credibilità. A mio giudizio la scuola per tutti si deve comporre di due binari paralleli: uno finalizzato alla selezione per professioni, arti e mestieri con interrogazioni e voti e l'altro finalizzato alla formazione, alla conoscenza, all'educazione, alla cura dell'intelligenza emotiva, al piacere della cultura assolutamente senza interrogazioni né voti ma con discussioni, cura dell'ascolto, confronto. Dopo aver raccontato un pezzo di storia o letto un romanzo o recitato una poesia o proiettato un film o esposto una posizione filosofica o erogato un brano musicale o spiegato il funzionamento della natura, a che serve interrogare e mettere il voto? Sappiamo che ogni allievo percepisce solo una parte di quanto ascoltato, visto o letto. Ognuno una parte diversa che impasta ancora in modo diverso in relazione ai propri codici, ai propri pregiudizi, alle proprie sensibilità. Occorre allora accogliere queste diversità, metterle in ascolto reciproco, seguire e favorire l’evolversi delle relazioni. Così si educa al rispetto delle diversità e a trarne ricchezza.

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