Attualità
LA CADUTA
Camera ardente per il Cav
Bilancio: governo k.o. L'Aula: «Dimissioni».
Governo sull'orlo del baratro. Tra frondisti e malpancisti in fermento, la maggioranza è caduta alla Camera. E stavolta non si parlava di dentisti (con tutto il rispetto per gli odontoiatri) o di 8 per mille. Martedì 11 ottobre è stato bocciato l'articolo 1 del rendiconto di bilancio dello Stato.
È finita con un 290 pari. La 'sopravvivenza' era fissata a quota 291 voti. E ora? Una delle ipotesi allo studio sarebbe quella di ripresentare il disegno di legge (ddl) in parlamento con la richiesta di fiducia che di fatto si trasformerebbe in una fiducia sul governo, il 12 ottobre.
Ma la mazzata resta, tremenda. Un pareggio che equivale alla sconfitta più sonora. Bastava studiare il viso segnato e l'espressione tirata del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per capirlo (guarda la fotogallery di quei momenti di tensione). Sì, era presente anche il Cavaliere in Aula, ma non è servito.
Dall'opposizione sono partiti applausi e urla: «Dimissioni, dimissioni!».
Lo spettacolo non è piaciuto al premier, che nel vedere il risultato della votazione è rimasto allibito: seduto per un po' al banco del governo, ha scambiato qualche parola con i ministri vicini.
L'USCITA STIZZITA, SENZA SALUTARE. Poi si è alzato e, senza salutare nessuno dei colleghi, si è intrattenuto brevemente con il capogruppo del Popolo della libertà, Fabrizio Cicchitto, scuotendo vistosamente un foglio che aveva in mano.
Sul suo percorso, seduto all'ultima sedia, c'era il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che Berlusconi non ha degnato di uno sguardo: lo ha spostato, con un gesto che pareva di stizza, per poi uscire dall'Emiciclo.
Infine il tentativo di sdrammatizzare: «È un problema tecnico che si può risolvere», ha detto il Cav nel corso dell'incontro avuto con diversi ministri ed esponenti del Pdl nella sala del governo accanto a Montecitorio.
Di fronte ai fedelissimi Silvio è rimasto per la maggior parte del tempo in silenzio. Di cera. «Era imbufalito», ha riferito un membro del governo dietro anonimato.
L'ESCAMOTAGE COME QUELLO DEL 2003. Al premier alcuni dirigenti del partito hanno prospettato una possibile soluzione dopo che il governo è andato sotto sull'articolo 1: l'escamotage ricalcherebbe quello utilizzato nel 2003 quando un problema simile si verificò sulla legge finanziaria e la maggioranza approvò un emendamento che conteneva l'intero provvedimento ivi incluso l'articolo bocciato.
Ascoltata questa tesi, Berlusconi ha quindi capito che una via d'uscita è possibile. Nel corso della riunione, inoltre, più di qualcuno ha sottolineato la necessità che venga però posta la questione di fiducia anche per rassicurare il Quirinale sul fatto che una maggioranza che regge ancora il governo è tuttora presente in parlamento.
Riflessioni sulle quali anche Berlusconi ha concordato. Un'altra exit strategy sul rendiconto dello Stato metterebbe sul piatto anche l'ipotesi di un nuovo provvedimento da presentare alla Camera e sul quale chiede la fiducia, previa intesa con il capo dello Stato.
In serata un vertice urgente a Palazzo Grazioli.
Fini: «Un fatto senza precedenti, con implicazioni politiche»
L'esito, secondo il presidente della Camera Gianfranco Fini, «ha evidenti implicazioni di carattere politico. È un fatto che non ha precedenti». L'esame deve ora riprendere la mattina di mercoledì 12 ottobre. Proprio su questo risultato, si è vociferato che i parlamentari della Lega si siano incontrati a Montecitorio per fare il punto della situazione.
Cicchitto ha provato a calmare le acque: «La battuta d'arresto non ha conseguenze sul governo».
Ma poi ha dovuto ammettere: «Credo che il governo debba rendersi disponibile a un confronto politico e a verificare se abbia o meno la fiducia in parlamento».
BERSANI: «NON ESISTE PIÙ UN GOVERNO». Duri gli attacchi dall'opposizione: «Un governo bocciato sul consuntivo», ha tuonato il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani, «non può fare l'assestamento di bilancio e senza assestamento il governo non c'è più. Mi aspetto che Berlusconi ora si convinca ad andare al Quirinale».
BRIGUGLIO (FLI): «PER IL CAV È FINITA». «Il presidente del Consiglio», ha dichiarato Carmelo Briguglio, vice presidente vicario dei deputati di Fli, «è venuto col suo voto in soccorso della maggioranza, è entrato in Aula e il governo è andato sotto. Poi è scappato. Un segno dei tempi: è finita, il governo è politicamente finito. Berlusconi si dimetta».
Per Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera, «non si tratta di un incidente, ma di capolinea. Un'umiliazione».
Testi alla mano, «non esiste che se la maggioranza viene battuta su un atto parlamentare prende la fiducia su un'altra cosa. L'enciclopedia del diritto e anche il costituzionalista Petruzzella sostengono che il voto contrario sul rendiconto assume il significato di una sfiducia al governo».
Quindi fine dei giochi? «Ora Berlusconi vada al Quirinale, si dimetta e Napolitano decida quale iter seguire».
TREMONTI: «NESSUNA RAGIONE POLITICA». Anche Tremonti ha commentato il crollo, con una nota: «Non c'è nessuna ragione politica, di nessun tipo».
Allora perché non ha votato? «A poche ore dalla presentazione della Legge di Stabilità», si legge nella nota del Tesoro, «il ministro Tremonti era al ministero impegnato con gli uffici di gabinetto nella valutazione dei dossier relativi a ciascun ministero. In Aula alla Camera in rappresentanza del ministero erano presenti i sottosegretari. Appena ricevuta notizia dall'Aula il ministro ha interrotto i lavori e si è recato a Montecitorio».
BOSSI: «UN PICCOLO INFORTUNIO». E il Senatùr, come l'ha presa? Più tardi, anche lui, Umberto Bossi, ha ridimensionato la portata del voto: «È stato solo un piccolo infortunio, non si tratta di nulla che abbia un valore politico», ha detto il leader padano.
Il governo «per adesso non viene giù», ha aggiunto. Ma a una domanda sulla possibile durata dell'esecutivo ha risposto: «Non lo so, non sono un mago».
I grandi assenti: Scajola, Bossi, Scilipoti e Micciché. Bastava un voto
A pochi minuti dal tonfo è partita la caccia al colpevole: secondo quanto è risultato dai tabulati, per la Lega Nord mancavano il ministro Umberto Bossi e Matteo Bragantini, mentre tra le file del Pdl le assenze sono ammontate a 14: Claudio Scajola (sì, proprio lui, quello della «sincera chiacchierata tra amici» avuta poche ore prima col premier a Palazzo Grazioli e del sibillino «ci saranno novità»), Antonio Martino, il sottosegretario Giuseppe Cossiga, Filippo Ascierto, Vincenzo Barba, Elena Centemero, Pietro Franzoso, Marco Martinelli, Giustina Destro Mistrello, Dore Misuraca, Umberto Scapagnini, Piero Testoni, oltre ad Alfonso Papa detenuto attualmente a Poggioreale.
Tanti nomi più o meno conosciuti, un dato che inchioda: sarebbe bastato un solo voto in più per scamparla anche stavolta.
Proprio su Scajola è emerso un retroscena che sa di ricatto: «Berlusconi faccia un passo indietro. Allarghi la maggioranza e non lo sfiducerò», avrebbe detto l'ex ministro, che ha però smentito la ricostruzione.
«A chi cerca ancora di intorbidire le acque ribadisco che non ho riferito a nessuno né intendo riferire il contenuto del mio colloquio con Silvio Berlusconi», ha aggiunto.
LA RESPONSABILITÀ DEI RESPONSABILI. Tra quelli di Popolo e territorio, cioè gli ex 'responsabili' da sempre salvagente della maggioranza, hanno disertato l'aula Paolo Guzzanti, Pippo Gianni, Andrea Orsini, Francesco Pionati, Americo Porfidia e Domenico Scilipoti.
Nel Gruppo misto sono risultati desaparecido i nomi di Gianfranco Micciché, Giancarlo Pittelli e Andrea Ronchi.
Clamoroso il comportamento del titolare dell'Economia Giulio Tremonti: è arrivato solo a frittata fatta.
Giustificati, perché in missione, i ministri dell'Interno Roberto Maroni e quello degli Esteri Franco Frattini, nonché i sottosegretari Stefano Saglia e Catia Polidori.
Per il Carroccio in viaggio anche Stefano Stefani. «L'ennesima conferma», secondo il senatore del Pdl Beppe Pisanu, «che la maggioranza non tiene».
LO PRESTI (FLI): «SILVIO PORTA JELLA». Nino Lo Presti, deputato di Futuro e libertà, non ha dubbi: «Silvio Berlusconi, oltre a danneggiare il Paese, porta jella alla sua stessa maggioranza. Non ci sono più alibi perché il governo rimanga asserragliato nel suo fortino».
Prima il rischio del Def, poi l'arrivo di Napolitano, invocato dai cittadini
Che non tirasse aria buona a Montecitorio lo si era capito poco prima, quando il centrodestra aveva già rischiato di andare sotto sulla risoluzione alla nota di aggiornamento della Documentazione economica finanziaria 2011 (Def). Il testo, presentato dai capigruppo di Pdl, Lega e Popolo e territorio, era passato per soli due voti: i sì sono stati 287, i no 285. Un deputato si era astenuto.
Al momento del voto, i banchi del governo erano però al completo: c'era anche il leader della Lega Umberto Bossi. Una continua sopravvivenza sul filo di lana.
I CITTADINI INVOCANO NAPOLITANO. Dopo il 'fattaccio' sul bilancio, alla Camera è arrivato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Un gesto estremo, una presa di coscienza istituzionale del vuoto di governo? No, semplicemente era previsto l'appuntamento per la cerimonia di presentazione del libro di Antonio Martino Gaetano Martino 1900-1967.
Al capo dello Stato erano rivolti gli applausi dei cittadni che lo attendevano all'ingresso di Montecitorio. «Bravo presidente, sei unico», gli è stato detto. E ancora: «Sciolga le Camere!» (guarda il video).
Prima di partecipare all'evento, c'è stato un breve saluto tra Napolitano, Berlusconi e Fini. I tre si trovavano insieme con gli altri ospiti pronti a intervenire nel corso della cerimonia.
Tra l'inquilino del Quirinale e il presidente della Camera c'è stato un breve colloquio.
LA FRONDA PUNTA ALLA RACCOLTA FIRME. I frondisti, intanto, si sono divisi fra goduria e sensi di colpa per il grave incidente di percorso. L'obiettivo di Claudio Scajola e Beppe Pisanu (che si sono visti dopo il voto) resta quello di arrivare a raggiungere le firme necessarie (raccolta al via già dal 12 ottobre) per la costituzione di gruppi autonomi.
Alla Camera, hanno spiegato alcuni di loro, bastano 10 parlamentari per la creazione di una componente all'interno del gruppo Misto. Tra i nomi di parlamentari interessati al nuovo progetto oltre a quelli degli scajoliani di più stretta osservanza ci sarebbero alcuni esponenti provenienti dal gruppo dei Responsabili oltre ad alcuni senatori malpancisti come Giuseppe Saro, Raffaele Lauro e Franco Orsi.
Martedì, 11 Ottobre 2011
(10)
NAPO si deve svegliare dal torpore nel quale sta da diverso tempo,
magari andiamo a suonare il campanello di casa forse si sveglia
I CITTADINI INVOCANO NAPOLITANO.
Io non lo invoco per niente. Se aspetto che Napolitano agisca per il mio interesse sto fresco! Sabato prox sarò in piazza con tutti quelli che hanno capito chi è il nemico pubblico numero uno
avete mai sentito
un'aula che urla? e anche peggio di un'aula che respinge! Vuoi vedere che chi siede nell'aula che urla ci sono degli essere umani inanimati che non urlano e tantomeno respingono. o approvano. al loro posto lo fa la "stanza" E' mancato un solo voto? E capirai che sarà mai?
Basta che i muri dell'aula gridino ...per il bene del Signor Paese , hai detto na "mazza?"
poverino, mi fa pena
quando perse alle elezioni politiche, il nanetto di (H)Ar(d)core diceva agli italiani "peggio per voi!"; adesso che finalmente rischia di essere cacciato fuori dal parlamento, siamo noi italiani a gridargli "PEGGIO, MOLTO PEGGIO PER TE!"
IL GOVERNO ..E .........................L'ITALIA
POVERA - POVERA - POVERA ..........MIA.......PATRIA .!! Si sta aprendo UN BARATRO !! E' LA DISGREGAZIONE !! A I U T O !!!!!
Camera ardente...
...sta cucinando a fuoco lento, comunque il vento sta soffiando ed alimenta la brace. Duro da cucinare sto Cavaliere!
Ahaa! Ahaa! Non illudetevi!
L'Unto del Signore reagirà e rafforzerà la maggioranza comprando ancora qualche nominato dai vari Veltroni, Di Pietro, Casini, Fini.
I danée non gli mancano e non manca nemmeno chi è disposto a prostituirsi politicamente.
Il gangst** di Postribolo (già Palazzo) Grazioli sa come fare e non fa differenze tra tipi di prostituzione. Ma Lupi cosa pensa?
...che c'è? ...senti arrivare la galera?
...e se cade il governo, non c'è più il legittimo impedimento e tutte le altre leggi! ...siiiii!!!! ...arriva la galeraaaaaaaaaaa!!!!!!!!!
La profezia di Sciaboletta.
Beh, del resto stamattina Sciaboletta aveva detto: «Oggi in ogni caso ci saranno novità ben più interessanti di una lettera che non c'è».
CHE SIA L'INIZIO DI UNA NUOVA ERA?
CHE SIA L'INIZIO DI UNA NUOVA ERA?
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