TUTTO ITALIA EUROPA AFRICA ASIA NORD-AMERICA SUD-AMERICA OCEANIA Login | Registrati |  Giovedì, 17 Maggio 2012- 07.01

Attualità 

GERMANIA

Berlino, Draghi piace a metà

Elogi e critiche per l'ex governatore di Bankitalia dalla stampa tedesca.

di Pierluigi Mennitti

Articolo completo

da Berlino

L'avvio con il botto della presidenza di Mario Draghi alla Banca centrale europea non poteva lasciare indifferente la stampa tedesca. Il taglio del tasso d'interesse del rifinanziamento non era atteso e ha sorpreso un po' tutti.
Le reazioni sono state discordanti in un Paese come la Germania terrorizzato per le sue vicende storiche dal fantasma dell'inflazione.
Così i due principali quotidiani economico-finanziari hanno proposto ai lettori valutazioni quasi opposte alla decisione presa da Draghi, offrendo così un ventaglio abbastanza ampio delle speranze e delle perplessità che albergano negli ambienti economici del Paese. Entusiasta il Financial Times Deutschland, che è arrivato a titolare in parte in italiano il suo commento di apertura, «Bravo, Präsident Draghi», e di questi tempi - difficili per l'immagine del nostro Paese all'estero - è già qualcosa.
IL PRESIDENTE FA IL FALCO. L'articolo ha confermato l'ammirazione espressa nel titolo: «Gli osservatori professionisti del mercato e i commentatori di ogni genere erano certi che Draghi non avrebbe potuto tagliare i tassi nella prima seduta della sua presidenza alla Bce», ha esordito Wolfgang Proissl, l'autore del commento, «perché proprio un italiano avrebbe dovuto profilarsi subito come un falco contro l'inflazione, specialmente di fronte agli scettici tedeschi. In caso contrario, sarebbe subito svanita la fiducia nei confronti dell'euro e ancor più quella verso il suo più alto custode».
Certezze svanite dopo poche ore: «Draghi non si è fatto impressionare da considerazioni tanto superficiali quanto tatticistiche e a buon diritto. L'Eurozona è al tramonto, nel pieno del caos greco i mercati perdono chiaramente la fiducia nei confronti dei politici degli Stati e i dati macroeconomici più recenti lasciano intravedere come realistico lo scenario di una recessione di Eurolandia. Per questo è stato giusto il taglio dei tassi dall'1,50 all'1,25%, con il quale la nuova presidenza ha dimostrato capacità di leadership e la netta volontà di ergersi ad attore credibile nella crisi che sta investendo il continente».
CRISI AFFRONTATA CON PRAGMATISMO. Un segnale psicologico di enorme importanza, che supera anche quello specifico del taglio operato: «Il pragmatismo è la linea portante di Draghi nell'affrontare la crisi. Nell'attuale situazione, i libri maestri di presunti vecchi saggi sui principi della politica monetaria non servono a nulla in una situazione come quella attuale, del tutto inedita. Questo vale per la decisione sul taglio dei tassi ma anche per future, difficili scelte sull'ampliamento dei programmi di acquisto dei titoli di Stato dei Paesi europei investiti dalla crisi».
L'Europa si trova ad affrontare una situazione complessa e mai sperimentata, «nella quale l'unico principio guida deve essere quello di preservare l'Eurozona da una caduta in recessione e assicurare la sopravvivenza della moneta unica».
Questo, secondo il Financial Times Deutschland, richiede la capacità da parte di chi è in prima fila di comprendere situazioni nuove e di agire con prontezza e chiarezza senza seguire canovacci prestabiliti: «Draghi e i suoi colleghi della Bce hanno dimostrato con la riduzione dei tassi maturità nei confronti delle sfide attuali».
La conclusione è quasi trionfalistica: «Rispetto, signor Draghi! Resta solo da sperare che anche i politici del continente dimostrino finalmente di essere all'altezza di queste sfide e adottino le misure che competono loro per assicurare la salvezza dell'euro».

Per l'Handelsblatt, l'ex governatore di Bankitalia rischia di affossare i mercati

Ma lo stesso entusiasmo non lo ha mostrato l'Handelsblatt, che come il suo concorrente ha sintetizzato il giudizio nel titolo: «Draghi fa il Greenspan». Non è stato proprio un elogio: «Tassi più bassi rendono il credito più accessibile e dovrebbero far ripartire investimenti e consumi. Così pensava una volta l'ex capo della Federal reserve Alan Greenspan. Il risultato della sua politica è stata una gigantesca bolla speculativa che, una volta scoppiata, ha affossato nel 2008 i mercati finanziari. E non è ancora abbastanza. Il denaro facile accende l'inflazione, che già adesso ha toccato nell'area dell'euro il 3%, distanziandosi così dalla soglia prevista di poco inferiore al 2%».
IMPATTO POSITIVO NEL BREVE PERIODO. La Bce, d'altronde, aveva abbandonato quest'anno gradualmente la politica del denaro a poco prezzo, alzando in due passaggi consecutivi i tassi dall'1 all'1,5%. «La decisione di Draghi ha dato respiro alle Borse, compresa quella di Francoforte», ha concluso il quotidiano anseatico, «ma come ha osservato Markus Huber della Etx Capital, il taglio dei tassi ha sempre un impatto positivo nel breve periodo, ma la domanda fondamentale è se a più lungo termine i mercati percepiranno tale scelta come una decisione assennata o come il segnale che sussistono gravi problemi».

Venerdì, 04 Novembre 2011


Leggi la versione breve di questo articolo

Nessun commento

Per scrivere un commento è necessario registrarsi: Loggati - Registrati