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Attualità 

Vita e arte

Lusso scacciacrisi

Un libro di Camillo Langone rivaluta il superlfluo.

di Bruno Giurato

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Sembra un paradosso ma non lo è: in tempi di crisi il lusso è lecito, anzi di più, è doveroso. Cascano i mercati, crollano i governi e il famoso spettro, quello del default, si aggira per l'Europa e gli States: la risposta più sensata, ripetiamo, è cercare il lusso. Ma attenzione, lusso non vuol dire girare per il quadrilatero milanese in cerca del sandalo da 300 euro o oridinare un Suv nero che vi verrà consegnato dopo mesi.
Niente “fashionvittimismo” stile Sex and the city. Lusso vuol dire innanzitutto: levarsi di dosso le gabbie della produttività a tutti i costi: fare (e apprezzare) cose inutili. Inutili ma belle. Anche un caffè, o una chiacchierata, in una giornata affollata di impegni è un lusso. Una particella di piacere, senso, teatro, insomma libertà, nella quotidianità divorante.

Camillo Langone, il dandy maniaco di «possessi esclusivi»

L'occasione per parlarne viene da un libro appena pubblicato da Marsilio, scritto da Camillo Langone: Bengodi. I piaceri dell'autarchia (Marsilio).
L'EROTOMANE CATTOLICO. Langone è uno strano personaggio: una via di mezzo tra un saggista, un giornalista e un romanziere. Cattolico di ferro (si professa Ratzingeriano) ed erotomane confesso, la sua ossessione di fondo è il territorio italiano: i suoi prodotti (ma senza la malattia slowfood) la sua lingua, i suoi ingegni.
Il lusso è il filo conduttore del suo libro. Ma non si tratta solo di una faccenda di soldi: quello che interessa l'autore è la qualità, estetica, creativa, di lavorazione dei prodotti.

Lusso non vuol dire per forza avere molti soldi da spendere

Per Langone, infatti, è proprio la ricerca della cosa inutile, ma che appaga i nostri sensi e ci libera dgli obblighi del necessario, il vero lusso.
CALUDIO RISÈ: «UNA SALUTARE APERTURA ALL'INUTILE». Ha detto a Lettera43.it l'antropologo Claudio Risè: «Lusso vuol dire concedersi un'apertura all'inutile: è l'attività che non serve a nulla, ma ti dà un'energia che poi va a ricadere sul sitema complessivo. Rimette in circolo le idee, ed è un ottimo antidepressivo». In effetti il concetto di lusso è collegato a quello di generosità, spesa o come direbbe il filosofo Georges Bataille , «la depense», lo 'spreco sacro': ossia le offerte votive che le antiche civiltà consacravano agli dei. «Gli antichi romani» ha raccontato Risè: «dopo il trionfo di un capo militare spargevano sesterzi d'oro davanti al carro dei vincitori, e durante le feste dell'aristocrazia inglese venivano buttati ai poveri soldi, tessuti, cibo».
BRUNO CONTIGIANI: «CI SONO LUSSI GRATUITI». E su questo ha aggiunto Bruno Contigiani (ex ufficio stampa di grandi aziende ora convertito all'ozio creativo), autore del libro Vivere con lentezza (Dalai): «Ci sono lussi gratuiti: anche un tramonto, o un weekend in città invece della solità fuga del venerdì o fare due chiacchiere col vicino. La routine diventa fatica, anche se all'inizio l'abbiamo programmata per divertimento. Per godersi i piccoli lussi bisogna uscire dal conformismo e dire no. Per esempio: no al solito happy hour per restare a casa a leggere un libro». Insomma, il vero lusso, la vera esclusività stanno nel non conformismo, nel curare la propria identità.

Il lusso si scopre coi sensi, non con la testa

Ma in questo modo non si finisce per andare appresso al mercato nelle sue forme più brutali? Come si evita la trappola della fashion victim? Secondo Risé: «il lusso richiede ideazione, inventare qualcosa di nuovo: la capacità di cercare qualcosa che è fuori o ai margini del mercato, ma che è in grado di anticiparlo. Pensiamo all'arte povera, che dopo un certo periodo è stata assorbita dal mercato e adesso è costosissima». Insomma, Risé è dell'opinione che: «bisogna cercare quel prodotto, quel colore, quell'oggetto che ci corrisponde».
LA DISPERAZIONE NEL CENTRO COMMERCIALE. E visto che l'offerta è enorme, esagerata e le pubblicità sono pronte a reclamizzare qualsiasi cosa, anzi a creare nell'utente dei bisogni irreali, l'unica bussola possibile, secondo lo studioso sono «i sensi: quello che piace all'olfatto, al gusto, al tatto, quello che ci dà piacere ci indica la strada del lusso. Quando manca, invece, la sensorialità si spegne, come nel grande magazzino». 
Insomma, i cartelli che ci indicano il vero lusso non sono quelli mondani o intellettuali, ma i “semplici” bisogni di identità e soprattutto di piacere. 

 

Lunedì, 14 Novembre 2011


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Camillo Langone.

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