Attualità
LE MOTIVAZIONI
Caso Thyssen, minimo della pena a Espenhahn
Ammissione di colpa e indennizzo a familiari vittime le attenuanti.
I giudici della corte d'Assise di Torino hanno stabilito nella sentenza del caso Thyssenkrupp che l'amministratore delegato Herald Espenhahn merita «il minimo della pena» prevista per l'omicidio volontario con dolo eventuale per la morte di 7 operai, che in questo caso, calcolando le attenuanti, è di 16 anni e sei mesi di reclusione.
UNICO RESPONSABILE. A favore di Espenhahn hanno pesato gli indennizzi ai familiari delle vittime e anche il comportamento che ha tenuto in aula quando è stato interrogato: in quell'occasione egli ha «riconosciuto il suo ruolo di datore di lavoro», non ha negato lo «stretto controllo» che esercitava sullo stabilimento di Torino e ha «rivendicato come propria la decisione di non effettuare alcun intervento di fire prevention». Espenhahn era «consapevole delle sue responsabilità» e, manifestandolo con le sue parole, ha ottenuto oltre alle attenuanti del risarcimento anche quelle generiche.
UNA SCELTA ‘SCIAGURATA’. Così i giudici subalpini hanno definito la condotta dell'amministratore delegato dell'azienda tedesca di non effettuare interventi di prevenzione incendi e di continuare la produzione anche se «tutto spingesse a intervenire». Nelle motivazioni della sentenza dell'Assise è ribadito il fatto che Espenhahn ha agito in questo modo per ragioni di «carattere economico nell'interesse non suo personale, ma dell'azienda». Proprio per questo motivo gli sono state concesse le attenuanti cha hanno così ridotto la pena.
Martedì, 15 Novembre 2011

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