Attualità
L'INTERVISTA
No botti, no party
L'antropologo Niola sul Capodanno: «Stupido proibire un rito antico».
di Gabriella Colarusso
Il rumore, la folla, il fuoco, le grida. Il nuovo che nasce dal caos, la stagione che cambia, la terra che germoglia.
Da secoli, l'uomo di ogni civiltà celebra i riti di passaggio, l'avvicendarsi delle stagioni, la fine di un anno e l'inizio di un tempo nuovo, con il fuoco e il rumore. Da questa tradizione discendono i botti di Capodanno, che tante polemiche hanno scatenato negli anni per la loro carica distruttiva, le vite ferite, le mani amputate, gli occhi accecati.
Un rito, e un business, divenuti ormai serbatoio di episodi da cronaca nera, tanto che, da Torino a Palermo, sindaci di ogni colore politico si sono detti favorevoli a fermare i botti la notte del 31 dicembre e hanno emesso ordinanze perché la decisione sia rispettata.
GIUSTO FERMARE IL MATERIALE ILLEGALE. I pericoli, certo, ci sono. Ma è giusto imporre il silenzio? «I controlli sono sacrosanti su tutto ciò che è illegale e certo anche sui botti di Capodanno», dice a Lettera43.it Marino Niola, docente di Antropologia dei simboli all'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, «ma non vorrei che si finisse in una specie di bacchettonismo un po' buonista, un po' politically correct».

DOMANDA. Niola, cominciamo dall'inizio. Da dove vengono e che significato hanno i botti di Capodanno?
RISPOSTA. Celebrare le fasi di passaggio, come l'inizio di una nuova stagione, o la fine di un anno, con il fuoco e il rumore è un'usanza antica e transculturale.
D. Ovvero?
R. Il fuoco serve a rischiarare il cammino dell'anno che viene e a bruciare i residui cattivi di quello che è appena passato. Il rumore spaventa le forze e le energie negative, le allontana.
D. Qual è l'origine di questo rito?
R. Si tratta di un modo di rendere solenni i grandi momenti che ha origini molto antiche nel tempo. Si ha notizia di riti di passaggio celebrati con il fuoco e con il rumore già nel mondo mediterraneo precristiano.
Nel 600 questo tipo di celebrazione acquisì un carattere regale, veniva organizzata e vissuta nelle corti. Poi con l'invenzione della polvere da sparo i due elementi, fuoco e rumore, sono stati fusi.
D. E oggi possiamo ancora parlare di rito?
R. Direi di sì, ma un rito che si è privatizzato: ognuno lo fa a casa propria, non è più collettivo.
D. Si tratta di una tradizione globale?
R. È diffusa in gran parte del pianeta, ma ci sono culture e civiltà, penso per esempio ai popoli che vivono in alcune isole del Pacifico e dell'Oceano Indiano, che per celebrare la fine dell'anno o l'inizio di una nuova stagione, scelgono il silenzio totale, dall'alba al tramonto. L'idea è che solo il silenzio sia all'altezza della grandiosità del momento.
D. Altri mondi.
R. Una strategia opposta, che fa riflettere.
D. Su cosa?
R. In una società come la nostra, invasa dal rumore, forse il vero botto è il silenzio.
D. Quindi niente spari a Capodanno?
R. Ci mancherebbe. È sacrosanto fare dei controlli, anche se poi ti guardi in giro e vedi che molte vendite illegali vengono fatte alla luce del sole e ti chiedi perché nessuno dica niente. Ma è stupido vietare i botti. Non sono per gli eccessi tutori, se uno vuole farsi male che sia libero di farlo. A condizione però che non faccia del male agli altri.
Sabato, 31 Dicembre 2011
(3)
è solo uno stupido rito pagano
Credevo che le superstizioni,facciamo rumore per scacciare gli spiriti maligni,fossero ormai qualcosa da liquidare ,come gettare il sale dietro di noi ,se cade o peggio se si rompe uno specchio!Ma a prescindere da ciò,chiunque possieda un animale domestico sa cosa significa calmarli in quella mezzora di pazzia collettiva! evidentemente il Niola non possiede cani o gatti.
detto bene giusto: ma io ci darei dentro anche con il napalm e gas nervino,in questo caso il bersaglio preferito sarebbe il parlamento padano.
auguri di buon anno a tutti tranne il paralitico e l'idiota del figliolo.
Ha ragione l'antropologo, è stupito vietare ! Un suggerimento : A parte le armi da fuoco buttiamo pure bombe a mano...........
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