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Attualità 

LA STRATEGIA

Iran, l'asse anti-Usa

In America Latina Ahmadinejad cerca alleati contro Obama.

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Un ponte immaginario parte da Teheran, aggira Israele, supera l'Europa oltrepassa l'Atlantico e arriva diretto nei palazzi di governo di Caracas. Alleanza di ferro quella tra il presidente venezuelano Hugo Chavez e l'iraniano Mahmoud Ahmadinejad. Basata come da tradizione su un nemico comune, gli Stati Uniti, e su una risorsa da difendere, il petrolio. E suggellata dalla visita di Ahmadinejad in America Latina cominciata l'8 gennaio proprio dal Venezuela. Un viaggio di cinque giorni per cercare di rafforzare le alleanze di fronte all'offensiva dell'Occidente, alle nuove sanzioni contro il programma nucleare di Teheran. Un affare non semplice. Quando Ahmadinejad ha messo piede nel continente di Bolivar si è trovato più isolato che alla partenza. Coincidenza ha voluto che proprio all'inizio del suo tour sudamericano, gli esperti della Ue raggiungessero un accordo di principio sull'embargo del petrolio contro Teheran. Martedì 10 la decisione dovrebbe essere confermata dai rappresentanti degli stati membri. Il processo però «non è immediato e ci sono ancora molti dettagli da definire», hanno fatto sapere fonti europee. Uno dei problemi più grossi è la ricerca di fonti alternative di approvvigionamento: l'Ue ha in corso contatti con l'Arabia Saudita. Le proposte sul tavolo potrebbero richiedere un periodo da tre mesi a un anno.
«PRESSIONI YANKEE SUL GOLFO PERSICO». Come se non bastasse, gli Stati Uniti oltre alle sanzioni hanno utilizzato contro l'Iran anche l'arma più appariscente: quella mediatica. Benché gradito, il salvataggio da parte della marina Usa dei 13 marinai iraniani ostaggio dei pirati nel Golfo di Oman non poteva forse arrivare in un momento più inopportuno per l'Iran e, dunque, più opportuno per gli States. A compiere il salvataggio dei marinai è stata infatti proprio quella portaerei statunitense, la Uss John C. Stennis, che un alto ufficiale iraniano aveva appena avvertito di tenersi alla larga dal vicino stretto di Hormuz, teatro nelle scorse settimane di bellicose esercitazioni della marina militare iraniana e di cui Teheran ha reiterato la minaccia di chiusura per ritorsione contro le nuove sanzioni. Con tanto di commento di  Chavez da Caracas: «Purtroppo, nelle ultime ore, a causa delle pressioni 'yankee', è aumentata la tensione nel Golfo Persico».
«BOCCHE CUCITE SUL SALVATAGGIO USA». Sul salvataggio, quindi, bocche cucite per diverse ore, mentre il  New York Times diramava la notizia in ogni dettaglio, compreso quello di un giovane marinaio che accoglie i salvatori a stelle e strisce con la frase «È come se foste stati mandati da Dio». Meno calorose le parole del portavoce del ministero degli Esteri iraniano Ramin Mehmanparast, che ha commentato prima sulla televisione di stato in lingua araba, e poi su quella in inglese Press Tv. Una liberazione da ritenersi come «un'azione umanitaria», che «tutti i Paesi dovrebbero compiere combattendo la pirateria», ha detto Mehmanparast, precisando che anche la Marina iraniana ha salvato dai pirati marinai stranieri. Il salvataggio, insomma, era un atto dovuto.

Gli affari di petrolio tra Caracas e Teheran

Ahmadinejad ha però la sua consolazione: sta per riprendersi la scena internazionale. La sua visita  in America Latina è iniziata in Venezuela, ma sono prevista tappe anche a Cuba, in Ecuador e in Nicaragua dove, il 10 gennaio, è programmato l'insediamento per un secondo mandato del sandinista Daniel Ortega.
«CULTURE SIMILI: RESISTENZA ALL'OPPRESSORE». «Le nostre relazioni con i Paesi della regione sono buone e si stanno sviluppando: la cultura dei popoli di questa regione e le loro rivendicazioni storiche somigliano a quelle del popolo iraniano: popoli dal pensiero anticolonialista e che per questo resistono al regime dell'oppressione (gli Stati Uniti, ndr)», ha dichiarato il leader iraniano prima della partenza per Caracas.
Washington ha reagito lanciando un appello ai Paesi della regione, dai tempi della dottrina Monroe sua area di influenza. La portavoce del dipartimento di Stato Usa, Victoria Nuland, ha voluto avvertire i «Paesi del mondo intero che non è il momento di rafforzare i legami, economici o legati alla sicurezza, con l'Iran». Non è il momento, anche perch l'Iran è empre più debole. Ahmadinejad ha ormai davanti poco più di un anno prima di dover lasciare la carica, ed è sotto il tiro degli ultraconservatori vicini alla 'Guida suprema' Ali Khamenei. Il Paese è inquietato anche dalla svalutazione del rial e dall'ulteriore erosione del suo potere di acquisto. C'è chi attribuisce non alle sanzioni, ma proprio al governo i ripetuti tonfi della moneta locale sul biglietto verde - venduto oggi a 1.600 rial contro i 1.400 prescritti dalla Banca centrale. E la smentita il 7 gennaio sul sito dell'Isna (Istituto per il nucleare), di voci su dimissioni del governatore dell'ente, Mahmoud Bahmani, ha aggiunto elementi di incertezza a un quadro già instabile.
UNA PETROLIERA DA 113 MILA TONNELLATE. Per questo il viaggio in Sudamerica è un tassello fondamentale della strategia politica del capo del governo iraniano. Con Chavez Ahamedinejad dovrebbe discutere di un rafforzamento di rapporti già solidi sulla base degli interessi comuni, dal contrasto all' imperialismo Usa e alle politiche di Israele al rafforzamento della propria alleanza nell'Opec, l'organizzazione dei Paesi produttori di petrolio, fino alla difesa del diritto di Teheran al nucleare civile e alla prossima consegna di una petroliera iraniana da 113 mila tonnellate all'alleato.

Domenica, 08 Gennaio 2012


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Hugo Chavez e Mahmoud Ahmadinejad.

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