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Attualità 

GERMANIA

Wulf, psicodramma democratico

Merkel tiene un basso profilo. Ma già si parla di un possibile successore.

di Pierluigi Mennitti

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da Berlino

Un gioco di sponda che diventa di giorno in giorno sempre più rischioso sta coinvolgendo da settimane il presidente della Repubblica federale tedesca, accusato di aver ottenuto un prestito privato a tasso agevolato dall’imprenditore Egon Geerkens quando era alla guida del Land della Bassa Sassonia. Da quel momento le sue mosse difensive si sono rivelate una peggio dell’altra, spingendolo sempre più in un angolo dal quale sembra non riuscire più a venir fuori.
LA CANCELLIERA CHE GLI COPRE LE SPALLE. I giornali del 9 gennaio hanno rispecchiato lo stallo della situazione: un presidente che spera che le acque si chetino da sole e che l’affaire scompaia dalle copertine dei media, una cancelliera silenziosa, che apparentemente gli copre le spalle ma già medita sul successore, l’opposizione che avanza l’ipotesi di dimissioni ma si divide sui passaggi successivi.
RESISTERE SENZA CEDERE UN MILLIMETRO. Lo Spiegel ha ricostruito quel che si muove dietro le quinte del potere berlinese. «Indiscrezioni provenienti dall’interno dell’entourage presidenziale indicherebbero che la linea prescelta da Wulff sia quella di resistere senza cedere di un millimetro. Nessuna intenzione di dimettersi e anzi la convinzione che, tempo un anno, questa storia sarà bella che dimenticata».
Non sarebbe in gioco solo l’interesse personale – avrebbe sostenuto Wulff davanti ai suoi più stretti collaboratori – ma anche la necessità di preservare la sacralità della carica dopo le drammatiche dimissioni anticipate che il suo predecessore Horst Köhler fu costretto a dare a seguito di avventati giudizi pronunciati sulla presenza militare tedesca in Afghanistan. Un secondo, consecutivo mandato interrotto sarebbe una tegola sulla credibilità della democrazia tedesca.

Il tentativo di bloccare la pubblicazione delle inchieste

Ma la stampa non pare intenzionata a mollare l’osso. Tanto più che alla faccenda del prestito, si è aggiunta in seguito l’accusa mediaticamente e politicamente più grave di aver tentato di bloccare senza successo la pubblicazione di inchieste sui quotidiani del gruppo Springer (Bild e Die Welt). Il messaggio minaccioso del presidente lasciato sulla segreteria telefonica del cellulare del direttore della Bild ha scatenato polemiche ancora più violente di quelle per gli avventati rapporti con l’imprenditore Geerkens e aperto il tema della difesa della libertà di stampa. Tanto più che accuse di precedenti pressioni di Wulff sui direttori dei quotidiani del gruppo si moltiplicano di giorno in giorno.
I NOMI IN LIZZA PER LA POSSIBILE SUCCESSIONE. Così, la Frankfurter Allgemeine Zeitung oltre ai desideri di Wulff ha anche rivelato quel che si agita tra i leader dei partiti che hanno in mano il pallino del gioco: «La cancelliera Angela Merkel e il capo dei liberali Philipp Rösler mantengono ufficialmente il loro appoggio al presidente, ma secondo voci crescenti si sarebbero già consultati telefonicamente sul nome di un possibile successore. Tra i papabili, l’ex ministro dell’Ambiente Klaus Töpfer e l’attuale presidente del Bundestag Norbert Lammert, entrambi Cdu». L’indiscrezione, smentita tuttavia dal portavoce di Merkel Steffen Seibert, certificherebbe che per Wulff la linea di resistenza si fa sempre più sottile.
CAMBIATO IL SENTIRE DELL'OPINIONE PUBBLICA. La stampa, per ora, è costretta a lavorare sui si dice, inseguendo i sussurri di una Berlino politica che vive un inedito psicodramma attorno alla sorti della propria democrazia, mentre è mutato anche il sentimento dell’opinione pubblica, ancora qualche giorno fa in maggioranza favorevole a concedere al presidente una seconda chance e adesso evidentemente infastidita dai rituali bizantini e dalle smentite che non smentiscono.
L’unico a uscire allo scoperto è stato il leader dei socialdemocratici Sigmar Gabriel, che un anno e mezzo fa lanciò in contrapposizione a Wulff la sorprendente candidatura di Joachim Gauck, il 70enne pastore simbolo della dissidenza nella Ddr che contese l’elezione fino all’ultimo, scompaginando i giochi di Angela Merkel. Gabriel sperava che su un’outsider come Gauck – molto amato dai cittadini – potesse convergere un consenso bipartisan.
NO A SCENARI DI CONFLITTO SUL CANDIDATO. Ora ci riprova. E sempre attraverso il quotidiano di Francoforte ha mandato a dire che in caso di dimissioni, «l’Spd sarebbe disponibile a concordare con la cancelliera un candidato comune, dal momento che i socialdemocratici non hanno alcun interesse a trarre vantaggi tattici da questa situazione e non intendono scatenare conflitti tra partiti sul ruolo del presidente della Repubblica».
Non è difficile comunque intravedere nella disponibilità di Gabriel anche un anticipo di Grande Coalizione, secondo i sondaggi l’unica forma di coalizione possibile qualora si votasse in questi giorni. Una posizione che ha però trovato subito un contraltare interno nelle dichiarazioni rilasciate dalla segretaria generale dell’Spd, Andrea Nahles, per la quale «alle dimissioni di Wulff dovrebbero seguire elezioni politiche anticipate». L’esatto contrario di quel che sostiene Gabriel, anche se gli effetti potrebbero portare allo stesso risultato: Grande Coalizione alla Cancelleria e presidente bipartisan allo Schloss Bellevue.

Lunedì, 09 Gennaio 2012


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