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Un gigante da recuperare

Palloni d'aria e gru per la messa in sicurezza.

CONCORDIA

di Marco Mostallino

Articolo completo

Gli abitanti dell'isola del Giglio devono abituarsi alla visione della Costa Concordia piegata: la nave è destinata a restare dove si trova almeno per diversi mesi, perché il suo recupero è un'operazione complessa, delicata e costosa. Oltre che ancora da definire nelle sue modalità.
Da martedì 17 gennaio i tecnici delle società specializzate Cambiasso e Risso service di Genova, corrispondente per l'Italia dell'olandese Smit salvage (che si è detta pronta a estrarre il carburante dal 18 gennaio), e della livornese Fratelli Neri sono impegnati nell'ispezione del relitto per capire quale tecnica scegliere.
RECUPERO CON PALLONI SOTTO LO SCAFO. L'amministratore delegato di Costa Crociere, Pierluigi Foschi, ha parlato della possibilità di sollevare lo scafo con dei palloni per poterlo, dopo la riparazione della chiglia, condurre in un cantiere. Ma le opzioni in campo sono anche altre: dalla più remota di tagliare lo scafo a pezzi, fino all'utilizzo di pontoni e navi speciali, come la Saipem 7000, una sorta di gru galleggiante del gruppo Eni costruita proprio per questo genere di interventi.
La domanda resta però sempre la stessa: dopo il recupero, il Concordia può tornare a navigare? Secondo gli esperti, molto dipende dai costi e dalle condizioni del vascello.

Nel 2007, spesi 4,5 milioni di euro per svuotare la Sea Diamond di carburante

La spesa di recupero è ancora difficilmente quantificabile, in quanto le varianti sono molte. Qualche cifra di dettaglio e un precedente aiutano comunque a capire i costi e i problemi. Per il solo svuotamento delle cisterne di carburante della Sea Diamond, naufragata vicino all'isola greca di Santorini nel 2007, la compagnia Louis Hellenic Cruises spese 4,5 milioni di euro.
La Sea Diamond era quasi un nano a confronto del gigante della Costa: 142 metri di lunghezza contro 290, la metà, e 24 di larghezza contro 36. Eppure il relitto giace ancora sul fondale, perché subito infuriò una battaglia legale tra compagnia, assicurazioni e governo greco per capire chi dovesse pagare le spese, valutate in circa 150 milioni di euro e definite «eccessive» dall'esecutivo di Atene.
MULTE DELLE AUTORITÀ MARITTIME. Nel caso della nave della Concordia, date le dimensioni, la cifra è comunque molto più elevata. Basti considerare che il solo utilizzo di navi specializzate, usate per l'archeologia subacquea, si suppone possa superare i 30 mila euro al giorno.
Tra i costi da considerare vi sono poi le multe che le autorità marittime devono infliggere alla compagnia: per la Sea Diamond, l'armatore greco, il tour operator che gestiva la crociera e il capitano dovettero sborsare 1,2 milioni di euro per la fuoriuscita di carburante in mare, problema che per la Costa Concordia si sta in ogni modo cercando di evitare, anche se qualche chiazza di gasolio sarebbe già apparsa.
LA CONCORDIA DEVE ESSERE TRASFERITA. La Sea Diamond colò a picco e dunque è potuta restare lì dove si è inabissata, la Concordia invece non può avere la stessa sorte perché è sommersa per metà e, poggiata su una sorta di scalino, rischia di precipitare a 70 metri di profondità, con gravi conseguenze per l'ambiente.
Le operazioni in corso di fronte al Giglio sono difficili e pericolose: nel 2007, un sommozzatore perse la vita durante l'ispezione della Sea Diamond.

Il destino della nave legato allo scalino su cui poggia

I due naufragi hanno molto in comune: anche la nave greca toccò con violenza un basso fondale a poche centinaia di metri dalla costa, cominciò a imbarcare acqua e venne abbandonata. Quasi 1.200 passeggeri e 300 uomini d'equipaggio vennero messi in salvo e vi furono solo due dispersi. Anche in quel caso, la nave si appoggiò su un fianco, proprio sull'orlo di un precipizio sottomarino profondo diverse decine di metri.
Per alcuni giorni i rimorchiatori lottarono nel tentativo di tenerla a galla, ma fu tutto inutile: la nave si inabissò e ogni tentativo di recupero venne abbandonato per questioni economiche e scarico di responsabilità fra i protagonisti della vicenda.
Il destino della Concordia è dunque legato alla possibilità che resti nella posizione in cui si trova, senza precipitare oltre lo scalino. Ma se anche ciò fosse possibile, il riutilizzo della nave appare veramente improbabile.
DANNI TROPPO ESTESI IN TUTTO IL VASCELLO. Prima di tutto perché nessuno vorrebbe andare in crociera su un vascello che dovrebbe cambiare nome - e per la gente di mare è una scelta non fortunata - dopo aver già subito un naufragio.
Vi è poi il problema delle spese. La sala motori è allagata, gli impianti, l'elettronica e i sistemi sono stati invasi dall'acqua marina e sono quindi da sostituire, così come ogni tipo di arredo e di strumentazione (dai computer alle luci, dagli schermi alle cucine fino alle macchine della sala fitness). Resterebbe poco, ovvero uno scafo per giunta danneggiato da uno squarcio di 70 metri e dalle esplosioni che i subacquei stanno provocando in queste ore per accedere ai locali dove potrebbero trovarsi ancora dei corpi.
NEL 2005 PAGATA 460 MILIONI DI EURO. Quindi, vi sarebbe tanto lavoro da fare e molte centinaia di milioni da spendere, a fronte del costo di una nave che, consegnata nel 2005 da Fincantieri (azienda pubblica italiana), venne pagata 450 milioni di euro. Più economico acquistarne una nuova, e il gruppo Carnival (gli americani che controllano Costa Crociere) ha già commesse per altre navi affidate sempre a Fincantieri. Quanto alla compagnia, Carnival ha annunciato un impatto negativo sui conti 2012 del gruppo pari a 93 milioni di dollari.
DALLE ANTILLE ARRIVA LA SOSTITUTA. Nel frattempo il giro della Concordia è bloccato, nonostante le future crociere siano state già pagate dai turisti. Per limitare i danni, è in arrivo dalle Antille un'altra nave del gruppo, che entro 20 giorni al massimo è destinata a prendere il posto della Concordia: lo ha comunicato la Costa Crociere all'Autorità portuale di Cagliari, uno degli scali toccati dalla rotta abituale della nave incagliata al Giglio.

Martedì, 17 Gennaio 2012


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La Costa Concordia è stata acquistata dalla compagnia di navigazione nel 2006 per 450 milioni di euro.

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Commenti (1)

mario221 18/gen/2012 | 09:46

non è da recuperare ma da smontare e rottamare . il comandante non aveva altri ufficili? e loro come si sono comportati?
L'Italia è un disastro, manchiamo di esempi politici e di comando . abbondiamo di puttane e ladri, come possiamo presentarci al mondo? QUESTA E LA VERITA'

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