PROCESSO E GUAI
Papa, un teste lo accusa e l'Anm vuole cacciarlo
P4, il deputato del Pdl inchiodato in aula. Il sindacato: espulsione.
Nuovi guai per Alfonso Papa, da più fronti. La sua
posizione si è fatta più compromessa dopo l'interrogatorio,
il 19 gennaio, dell'imprenditore Alfonso Gallo, che da
testimone nel processo ha confermato davanti ai giudici
della prima sezione penale del tribunale di Napoli le accuse
verso Papa: il parlamentare del Popolo della libertà sosteneva
di avere accesso a informazioni riservate su indagini in corso e,
anzi, di avere addirittura a disposizione «una squadra» di
investigatori, composta soprattutto da finanzieri.
GALLO IMPAURITO DA PAPA. Gallo, rispondendo alle
domande dei pm Francesco Curcio e Henry John Woodcock (titolari
dell'inchiesta sulla cosiddetta P4), ha spiegato che Papa gli
aveva anche rivelato di presunte inchieste che coinvolgevano lo
stesso Gallo, notizie che, per quanto a destituite di fondamento,
determinavano in lui il timore che l'azienda finisse in una
'black list' e venissero pertanto annullati importanti
affari con altre ditte e bloccati i finanziamenti da parte delle
banche.
LA RICHIESTA DI 30-35 MILA EURO. Una situazione
minacciosa, tale da indurlo a venire incontro alle richieste
economiche avanzate da Papa. L'imprenditore ha detto, tra
l'altro, che Papa, dopo averlo messo in allarme informandolo
che veniva intercettato e fotografato dagli investigatori, gli
avanzò la richiesta di 30-35 mila euro al mese per poter
continuare a fornirgli le informazioni.
Una cifra che lui però non corrispose dopo che il dirigente di
Finmeccanica Lorenzo Borgogni si oppose a tale pagamento (una
delle presunte indagini comunicate da Papa riguardava infatti i
rapporti tra l'azienda di Gallo e Finmeccanica).
ALBERGO PAGATO A UN'AMICA DI PAPA. Gallo ha
affermato di aver pagato tre soggiorni in un albergo milanese a
un'amica di Papa. Ha detto inoltre di aver messo in contatto
il parlamentare ed ex magistrato con una sua amica, titolare di
un negozio Cartier a Napoli.
Da lei Papa, secondo l'imprenditore, si fece consegnare
diversi oggetti di valore che non ha mai pagato. Il testimone ha
sottolineato di aver conosciuto Papa nel 2006 nel corso di un
convegno su problemi dell'ambiente e di aver incontrato in
alcune circostanze Papa insieme con l'uomo d'affari Luigi Bisignani (che
era coimputato nel processo dal quale è uscito patteggiando la pena). La ripresa
del processo è fissata per il 7 febbraio.
L'Anm pronto a votare sull'espulsione di Papa: sarebbe la prima volta
I problemi non sono finiti qui. Perché sabato 21 gennaio altre
nubi sono in arrivo sulla testa di Papa. Il Comitato direttivo
centrale dell'Associazione nazionale magistrati deve decidere
se espellere proprio dall'Anm il deputato del Pdl per i
comportamenti emersi nell'ambito dell'inchiesta sulla P4
e che gli sono costati anche il carcere.
«DISCREDITO SULL'ORDINE GIUDIZIARIO». Se
il parlamentino delle toghe rispondesse sì alla richiesta
formulata dal Collegio dei probiviri, motivata dal «discredito»
che Papa avrebbe gettato sull'ordine giudiziario, si
tratterebbe di una decisione senza precedenti.
La procedura che ha portato i probiviri a chiedere di mettere
alla porta Papa - che prima di scendere in politica faceva il pm
a Napoli e che in passato ha ricoperto incarichi di vertice
all'interno dell'Anm - era stata avviata il 7 luglio
scorso.
I probiviri avevano anche convocato Papa per difendersi dalle
accuse, ma il 20 luglio scorso, prima di quell'appuntamento,
il parlamentare era finito in carcere dopo che la Camera dei deputati aveva accolto la richiesta
di arresto formulata dal gip di Napoli.
In carcere Papa è rimasto fino al 31 ottobre, quando ha ottenuto
la detenzione domiciliare. Ed è tornato in libertà poco prima di Natale.
ACCUSE DI PERSECUZIONE AGLI EX COLLEGHI. Con i
comportamenti emersi nell'ambito dell'inchiesta
napoletana, ma anche con le accuse di persecuzione che ha rivolto ai suoi
ex colleghi di Napoli davanti alla giunta per le
autorizzazioni a procedere della Camera, Papa avrebbe «gettato discredito sull'ordine
giudiziario», hanno sostenuto i probiviri.
E in particolare ha violato la norma del codice etico delle toghe
che impone al magistrato di mantenere «un'immagine di
imparzialità e di indipendenza» ed evitare «qualsiasi
coinvolgimento in centri di potere partitici o affaristici che
possano condizionare l'esercizio delle sue funzioni o
comunque appannarne l'immagine».
I PRECEDENTI DI MILLER E NARDUCCI. Per questo
deve essere espulso. Sarebbe la prima volta che un magistrato è
obbligato a lasciare il sindacato delle toghe. In passato la
procedura è stata avviata con il contagocce e non ha mai portato
all'adozione di sanzioni così drastiche.
A novembre 2011 stato aperto un procedimento disciplinare anche
nei confronti di Arcibaldo Miller, all'epoca ancora a capo
dell'Ispettorato del ministero della Giustizia, ma lui si
dimise prima della decisione, contestando l'infondatezza
delle accuse a suo carico.
Mentre si è chiuso con il proscioglimento a dicembre
l'iniziativa a carico di Giuseppe Narducci, per aver
accettato l'incarico di assessore nella giunta guidata da
Luigi De Masgistris a Napoli, nella stessa città dove aveva
svolto le funzioni di pm.
Giovedì, 19 Gennaio 2012
Donna morta in casa, arrestato il figlio
18/05/2013 L'uomo soffre di disturbi psichici. L'omicidio al termine di una lite.

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