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Attualità 

L'INTERVISTA

Desio, omertà brianzola

Il vice-sindaco Ricchiuti racconta la lotta alla 'ndrangheta.

di Gabriella Colarusso

Che la 'ndrangheta avesse messo radici a Desio, comune della provincia di Monza Brianza che conta 40 mila abitanti, Lucrezia Ricchiuti lo denunciava da tempo. Almeno dal 2004, quando, da consigliera comunale in quota Pd, ha cominciato ad accorgersi che qualcosa non andava nella gestione dell'amministrazione pubblica allora nelle mani del centro destra: piani urbanistici «pensati per favorire certe imprese e certe immobiliari», terreni che da agricoli diventavano edificabili senza che i proprietari avessero chiesto il cambio nella destinazione d'uso. Voci sempre più insistenti di scambi di favori nell'assegnazione degli appalti.
«C'era un comitato d'affari che utilizzava la pubblica amministrazione per i propri interessi. Anzi, era un vero e proprio sistema», racconta a Lettera43.it a poche settimane dall'arresto, per corruzione, bancarotta e altri reati, di Massimo Ponzoni, ex assessore all'Ambiente della regione Lombardia - giunta Formigoni - e uomo forte del Pdl brianzolo, eletto con 11 mila preferenze. Un record.
RICCHIUTI: FORMIGONI NON PUÒ LAVARSENE LE MANI. Ponzoni è accusato dalla procura di Monza di bancarotta e di diversi episodi di corruzione relativi ai piani di governo del territorio di Desio e Giussano. Già nel giugno 2010 il suo nome era finito nelle carte della mega inchiesta sulla 'ndrangheta in Lombardia (Infinito) condotta dalla procura di Milano, che definiva l'ex assessore regionale «capitale sociale» dell'organizzazione e Desio il trapianto «meglio riuscito» della criminalità calabrese al Nord.
«Le due inchieste confermano quello che già sapevamo», dice Richiutti che, dopo lo scioglimento della giunta guidata da Giampiero Mariani (Pdl), è stata eletta nella nuova amministrazione comunale con il Pd e ricopre l'incarico di vicesindaco. «La 'ndrangheta ha messo radici in Brianza e in Lombardia ma nella società civile non c'è consapevolezza di quanto strutturato sia il fenomeno e la politica latita».
Anche il Pd lombardo, dice il vicesindaco democratica, non ha fatto abbastanza : «Il mio partito è troppo poco legato al territorio, di consiglieri come me che denunciano collusioni e corruzione ce ne sono molti in giro per la Lombardia. Se i vertici regionali se ne occupassero salterebbero fuori altri casi. Anche io avrei voluto un maggiore sostegno. Ma purtroppo il tema della legalità non mi sembra tra i principale per il Pd».

DOMANDA. Nell'inchiesta Infinito, Desio viene definito il trapianto «meglio riuscito» della criminalità calabrese al Nord. Cosa succede nella sua città?
RISPOSTA. Desio è senza dubbio un caso significativo, ma non dimentichiamo che le locali di 'ndrangheta, secondo le inchieste, sono 16 in Lombardia. Quattro non le hanno ancora individuate. Desio era una, le altre quali sono? Con chi facevano affari quelli di Desio?
D. Ecco, con chi li facevano?
R. Con la politica, attraverso la corruzione.
D. La nuova giunta quali contromisure pensa di adottare?
R. Intanto abbiamo bloccato il Pgt, cancellando il 60% della superficie che il Piano Vigente destinava ad ulteriore urbanizzazione (tra AC e PCC) e restituendo all’agricoltura, al verde pubblico e alla non trasformazione più di un milione di metri quadri di terreno. Poi lavoreremo molto con la commissione antimafia voluta da Pisapia al comune di Milano, puntando a un organismo ad hoc a livello regionale, sostenuto da tutti i partiti. In ogni caso a Desio possibilità di fare affari per le cosche non ce ne sono più.
D. Istituirete anche un albo pubblico degli appalti?
R. Con il prefetto di Monza e Brianza abbiamo predisposto un protocollo per creare un albo intercomunale, che copra tutta la provincia. È importante che tutti i comuni riferiscano delle loro attività, appalti, subappalti, per poter individuare quali aziende lavorano su tutto il territorio, con quali amministrazioni etc.
D. Quando ha cominciato a sospettare dell'esistenza di infiltrazioni mafiose nell'amministrazione comunale?
R. Nel 2004. L'abusivismo edilizio dilagava a Desio, lo denunciavo in consiglio e cadevano tutti dal pero. All'epoca si discuteva di una variante al Pgt che doveva trasformare decine di terreni da agricoli a edificabili in modo insensato, a macchia di leopardo nella città, operazione chiaramente non finalizzata a sostenere l'industria del territorio, ma a favorire imprese poco trasparenti.
D. Altri segnali?
R. Sentivo dire sempre più spesso che per lavorare bisognava fare favori a tizio e caio, ma nessuno denunciava. C'erano addirittura proprietari di terreni che dicevano di non aver mai chiesto il cambio di destinazione d'uso delle loro proprietà, da agricole a industriali, e che altri l'avevano chiesto per loro.
D.  Parlando di Desio lei ha riferito di scene 'da Gomorra'. A cosa si riferiva?
R. A camion che sversavano i rifiuti illegalmente, di notte. Per esempio nella cava di via Molinara, episodio finito nell'indagine Starwars. Imprese conniventi compravano i terreni agricoli, scavavano anche fino a 30 metri sotto terra, non so se rendo l'idea, per seppellire i rifiuti tossici, poi ricoprivano il tutto e chiedevano  di inserire quel terreno nell'albo regionale di quelli da bonificare. La regione pagava per le bonifiche, poi il terreno diventava edificabile e loro guadagnavano ancora. Tre business insieme: la vendita della terra rimossa per seppellire i rifiuti. Il risparmio dei costi che avrebbero dovuto affrontare con uno smaltimento regolare dei rifiuti e poi i guadagni sugli immobili edificati.
D. Possibile che nessuno vedesse... sapesse?
R. Qualcuno sapeva e faceva finta di niente, altri erano conniventi, molti inconsapevoli.
D. C'è scarsa conoscenza del fenomeno sul territorio?
R. Tra i cittadini non c'è molta consapevolezza di cosa sia e rappresenti l'indagine Infinito. Nell'immaginario collettivo non c'è l'idea che la 'ndrangheta sia radicata nel nostro territorio, dove fa soldi e affari. Serve un'opera di alfabetizzazione all'antimafia, che al Nord non esiste. 
D. E la politica?
R. Molti non vogliono che se ne parli. C'è un clima omertoso. E ci sono gli imbecilli, i sindaci che pur di non rovinare l'immagine della buona amministrazione ti dicono:«non posso dire che sul mio territorio succedono certe cose...». Vogliono mantenere la fascia e tendono a minimizzare. Esattamente quello che vuole la 'ndrangheta.
D. Cosa si rischia con questo atteggiamento?
R. Abbiamo superato la fase del 'cosa si rischia', le infiltrazioni mafiose non sono un rischio sono già un sistema. Per quanto mi riguarda, la situazione è grave. Non dimentichiamoci che la magistratura arriva dopo, a fatti compiuti. I partiti, tutti, devono mettersi in testa che la legalità è il problema principale, senza questa consapevolezza non si va da nessuna parte.
D. Nelle inchieste è emersa anche un'intercettazione tra Angela Familiari, direttrice della compagnia delle opere di Monza e Giampiero Mariani, ex sindaco di Desio. Lei dice: «Con un cazzo di consiglio comunale così cosa governi, la ‘ndrangheta?».  
R. Se dice una frase così perchè non è andata dai magistrati? E l'ex sindaco?
D. Roberto Formigoni ha detto che le inchieste che coinvolgono Ponzoni hanno portato alla luce fatti individuali, non politici.
R. Formigoni è uno che si è reso ben conto della realtà e fa finta di niente. Giuseppe Civati ha chiesto decine di volte spiegazioni su Ponzoni in consiglio regionale e le dimissioni dell'ex assessore. Formigoni era perfettamente a conoscenza di quello che succedeva.
D. Il Pd ha chiesto le dimissioni del governatore. È d'accordo?
R. Sì ma non basta. Anche il Pd ha le sue responsabilità. Il tema della legalità, e quello del consumo di territorio, devono essere prioritari, centrali. Se dovessi dire che lo sono diventati per i vertici regionali del mio partito, anche dopo l'inchiesta Infinito, non lo direi.

Lunedì, 30 Gennaio 2012


Commenti (2)

gianino42 30/gen/2012 | 09:08

Finchè in Lombardia governano PDL e Lega ci sarà sempre del malaffare.

gianino42 30/gen/2012 | 09:08

Finchè in Lombardia governano PDL e Lega ci sarà sempre del malaffare.

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