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Attualità 

EFFETTO-SCIOPERO

Protesta tir, Cia: «Danni per 200 milioni di euro»

Furti di benzina. Fiat, Coca-Cola e Barilla chiudono gli stabilimenti.

La protesta dei tir ha un effetto negativo non solo sulla viabilità in tutta Italia, ma anche nella vita quotidiana dei cittadini. Infatti, è sempre più critica la situazione dell'approvvigionamento da parte di negozi e supermercati di prodotti alimentari di prima necessità. A causa del blocco, sono crollate del 40% le consegne di prodotti deperibili, come carne, ortofrutta e formaggi, e gli agricoltori hanno già perso retribuzioni per 30 milioni di euro. Ma secondo la Cia, la confederazione italiana agricoltori, i danni all'agroalimentare per la protesta dell'autotrasporto «sfiorano i 200 milioni di euro, di cui la metà ricade sull'agricoltura».
MAXI AUMENTO DEI PREZZI AL MERCATO. La conseguenza è l'aumento esponenziale dei prezzi dei prodotti. Un caso emblematico è stato il mercato ortofrutticolo di Firenze, dove la mattina di giovedì 26 gennaio sono stati registrati aumenti medi del 30% sul prezzo della merce. «Ortaggi come pomodori, zucchine e melanzane sono scomparsi, come le arance tra la frutta», ha detto Angelo Falchetti, presidente della Mercafir.
IMMAGINI DA CARESTIA. A Napoli, durante l'iniziativa della Coldiretti di distribuire gratis frutta e ortaggi, una folla si è riversata a piazza del Carmine, sfondando le transenne pur di riuscire a prendere qualcosa da mangiare. «Capiamo l'agitazione degli autotrasportatori, ma il governo ora intervenga per porre fine a questa crisi delicata. Bisogna evitare reazioni a catena», ha detto il vicepresidente nazionale di Coldiretti Nino Andena. «Se gli altri urlano, prima o poi saremo costretti a urlare anche noi».
FURTI DI CARBURANTE. Con l'aumento del prezzo del gasolio si è registrata inoltre un'impennata delle denunce per furto di carburante, che viene rivenduto in maniera abusiva, provocando anche una concorrenza sleale agli altri distributori.
FIAT E COCA-COLA CHIUSE. Intanto i disagi hanno provocato lo stop della produzione, per il terzo giorno consecutivo, negli stabilimenti Fiat di Melfi, Cassino, Pomigliano, Mirafiori e Piedimonte.
Anche la Coca-Cola Italia ha annunciato di essere stata costretta a fermare la produzione negli impianti di produzione di Marcianise (Caserta) e Rionero in Vulture (Potenza), per l'impossibilità di ricevere le materie prime necessarie alla produzione delle bevande.
BARILLA FOGGIA E CASERTA IN CASSA INTEGRAZIONE. Stessa sorte per gli stabilimenti della Barilla. La situazione è in continua evoluzione, spiegano dall'azienda, ma già a Melfi e a Foggia si è arrivati al blocco della produzione. Manca l'approvvigionamento della materia prima in entrata, e il prodotto finito non può lasciare l'unità. In particolare, nelle fabbriche di Foggia e Caserta la Barilla è stata costretta ad avviare le procedure di cassa integrazione per i lavoratori, mentre a Melfi questa possibilità verrà valutata nei prossimi giorni. Anche nello stabilimento più importante di Barilla Spa, quello di Pedrignano in provincia di Parma, la situazione è particolarmente difficile e non si esclude la necessità di uno stop già nelle prossime ore.
CIA: 200 MILIONI DI DANNI.  Secondo la confederazione degli agricoltori, i danni all'agroalimentare provocati dal blocco della circolazione sfiorano i 200 milioni, ma la cifra è destinata a salire «dato che in Italia l'88,3% delle merci viaggia su strada».
ORTOFRUTTA, IL 70% DEL COMMERCIO AL SUD. «Ancora oggi due aziende ortofrutticole su tre non riescono a conferire il prodotto. Una situazione che riguarda in primo luogo la Sicilia», ha sottolineato la Cia, «e poi tutto il Centro e Sud Italia. Va ricordato, infatti, che la produzione ortofrutticola nazionale è distribuita soprattutto in questa macroarea del Paese, dove si colloca il 70% del valore commerciale e dove peraltro la rappresentatività di queste colture è dominante sulle altre produzioni agricole con il 57% (contro il 23% al Nord)».

Giovedì, 26 Gennaio 2012


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