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Attualità 

POLTRONE

Gioni, polemica ad Arte

La nomina del direttore divide il cda della Biennale di Venezia.

di Bruno Giurato

Da una parte all'altra dell'oceano gli addetti ai lavori twittano felici. Il nuovo direttore della sezione Arti visive della Biennale di Venezia è giovane, italiano (non succedeva dal 2003) e, a quanto pare, competente o almeno «tecnico». Si tratta di Massimiliano Gioni, 38 anni di Busto Arsizio. Direttore artistico della Fondazione Trussardi, Gioni è stato anche curatore di mostre di successo mondiale come la Biennale d'arte di Gwangju, Sud Corea (500 mila visitatori). Ed è il «ragazzino che voleva essere Maurizio Cattelan», artista con cui ha collaborato in tutte le mostre che hanno fatto scandalo, come l'esposizione dei bambini impiccati a Porta Ticinese a Milano.

Secondo voci di corridoio la nomina è stata imposta dall'alto

Tutti felici, quindi? Certo che no. Fonti ben informate raccontano che la riunione del Consiglio d'amministrazione della Biennale in cui si è decisa la la nomina ha lasciato con l'amaro in bocca più di un componente. Giorgio Orsoni (sindaco Pd di Venezia), Francesca Zaccariotto (presidente leghista della Provincia), Luca Zaia (governatore veneto, Lega) ed Emmanuele Francesco Maria Emanuele (nominato nel board della Biennale dal ministro della Cultura Lorenzo Ornaghi) si sono trovati davanti a una candidatura - quella di Gioni, appunto - imposta dal presidente Paolo Baratta, di fresca riconferma dopo una tempesta di polemiche.
EMANUELE STORCE IL NASO. A quanto si racconta, in un'ora i consiglieri hanno dovuto confermare la nomina senza alcuna discussione. E sembra che Emanuele, arrivato espressamente da Roma per la riunione, sia stato così colpito dalla cosa da votare contro.
In ballo ci sarebbero due questioni: una di potere culturale e una di contenuti. Sul primo versante la Lega, con Zaia e Zaccariotto, avrebbe deciso di stare al gioco imposto da Baratta appoggiando l'assenso di Orsoni. Il sindaco veneziano, barattiano di ferro, a sua volta si era opposto con tutte le forze alla nomina (decisa dall'ex ministro Giancarlo Galan) di Giulio Malgara a capo della più importante istituzione dell'arte italiana.
TRADIZIONE VS CONTEMPORANEO. Dietro alle normali vicende di potere, c'è poi la questione di sostanza. Emanuele, che è considerato «l'ottavo re di Roma» del management culturale, come presidente della Palaexpo ha patrocinato per anni mostre (tra Scuderie del Quirinale e il Palazzo delle Esposizioni) centrate sulla tradizione italiana. È chiaro che una linea culturale “pop” (secondo alcuni nichilista o «da luna park») e molto legata al contemporaneo come quella di Gioni gli sia indigesta. Soprattutto in un momento in cui l'arte contemporanea con le sue provocazioni rischia di trasformarsi nei junk bond dell'immaginario collettivo.

Giovane e italiano: «È il meno peggio»

E proprio sull'estrazione culturale si appuntano le riserve dei critici (a dire il vero pochissimi) di Gioni. Chi conosce il neo direttore, lo descrive come un uomo alla mano, sveglio e determinato. Altri sottolineano che «almeno non rompe le scatole scrivendo su tutti i giornali», aggiungendo con una punta di cinismo: «È giovane, è italiano, è il meno peggio».  
TRADUTTORE DI ROMANZI HARMONY. Il 38enne pulito e carino approdato ragazzino in Canada, si è mantenuto traducendo romanzi Harmony, e tenendo conferenze stampa per conto di Cattelan. Gioni, che vanta un proficuo sodalizio con Beatrice Trussardi, in effetti dal punto di vista critico non ha prodotto granché. Appartiene alla specie tutta moderna dei curatori. E per quanto il curriculum sia rilevante, qualche dubbio la sua nomina alla Biennale lo solleva. Nonostante gli articoli elogiativi e i tweet e retweet felici.

Mercoledì, 01 Febbraio 2012


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Massimiliano Gioni.

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