Attualità
IL PROCESSO
Caso Cosentino: no al conflitto di attribuzione
La Lega alla Camera ribalta il voto della giunta Autorizzazioni.
Montecitorio ha deciso di non costituirsi in giudizio nel conflitto di attribuzione che è stato sollevato davanti alla Corte costituzionale dopo che l'aula ha negato l'autorizzazione all'uso delle intercettazioni di Nicola Cosentino.
La richiesta era venuta dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere e, con i 20 voti di scarto arrivati alla Camera il primo febbraio, nessuno degli avvocati di Montecitorio ha l'obbligo di difendere Cosentino davanti alla Corte costituzionale.
Fondamentale il voto contrario della Lega insieme a Fli, Pd e Idv. A favore invece il voto di Pdl, Radicali e Udc, presente anche Silvio Berlusconi.
Il Carroccio ha sorpreso di nuovo sul tema Cosentino, sovvertendo il proprio voto rispetto a quanto aveva fatto nella giunta per le Autorizzazioni. Si è generata una spaccatura interna al Terzo Polo.
LA SPACCATURA DEL TERZO POLO. Pier Ferdinando Casini ha infatti detto ai suoi che la Camera aveva il «dovere costituzionale» di costituirsi in giudizio, lasciando libertà di voto all'Udc. «Qui non stiamo valutando il caso di Cosentino. È una decisione di natura prettamente istituzionale che riguarda il reciproco rispetto delle sfere di competenza tra Parlamento e autorità giudiziaria. Si tratta di stabilire un equilibrio tra i poteri diversi dello Stato».
Secondo Casini una volta assunta la decisione di negare l'autorizzazione all'uso delle intercettazioni, il Parlamento aveva il dovere costituzionale di difenderla. «Io voterò con convinzione per la difesa di un diritto costituzionale», ha concluso. Nino Lo Presti di Fli si è invece espresso, poco dopo, contro la costituzione in giudizio.
Mercoledì, 01 Febbraio 2012

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