Giovani, monotoni e sfigati

Monti, Martone e Padoa Schioppa: il bersaglio è lo stesso.

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02 Febbraio 2012

L'ultima esternazione è arrivata dal presidente del Consiglio, Mario Monti: «I giovani devono abituarsi all'idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. E poi, diciamolo, che monotonia. È bello cambiare e accettare delle sfide» (Leggi i precedenti attacchi del centrosinistra al posto fisso). Ma i ragazzi italiani ormai ci sono abituati: la classe politica italiana ha sempre avuto un atteggiamento bipolare nei loro confronti. Da un lato li erge a classe emarginata, sfruttata, disagiata, da difendere e tutelare, dall'altra li critica per eccesso di lamentatio e sindrome di Peter Pan.
Insomma, ogni volta che si tocca l'argomento 'giovani', c'è sempre qualcuno che sale sul pulpito a fare la sua dichiarazione. E più i capelli sono canuti, più la critica è incolore, sempre uguale a se stessa.
Se in Italia dovessero fare un remake del film Acab (All cops are bastards, ovvero «Tutti i poliziotti sono bastardi»), il titolo cambierebbe per una consonante e diventerebbe Ayab (All youngs are bastards, ovvero «Tutti i giovani sono bastardi»).

Padoa Schioppa: «Mandiamo i «bamboccioni fuori casa»

Tommaso Padoa Schioppa, ministro dell'Economia dell'ultimo governo di Romano Prodi.

(© La Presse) Tommaso Padoa Schioppa, ministro dell'Economia dell'ultimo governo di Romano Prodi.

La dichiarazione di Monti a Matrix ha ricordato a tutti la polemica sui bamboccioni lanciata dallo scomparso ex ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa. Era il lontano 2007, ma anche allora i professori universitari avevano scambiato Montecitorio per un'aula universitaria in cui impartire le proprie lezioni.
Padoa-Schioppa, nell'illustrare i benefici della futura manovra si cimentò in una filippica contro i ragazzi che stanno ancora alle dipendenze dei genitori. «Mandiamo i «bamboccioni fuori casa», esternò con il suo solito savoir faire durante l'audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato.
Il ministro si riferiva alla norma che prevedeva agevolazioni sugli affitti per i più giovani. «Incentiviamo a uscire di casa i giovani che restano con i genitori, non si sposano e non diventano autonomi. È un'idea importante», sottolineò, come se i giovani italiani avessero piacere di vivere ancora con mamma e papà e senza considerare la mancanza di agevolazioni e la possibilità di trovare un lavoro in un libero mercato.
Storture e disinformazione che, come sempre, denotano la scarsa conoscenza dell'argomento.
DISOCCUPAZIONE GIOVANILE AL 38,7%. Pur avendo sotto gli occhi cifre e dati pronti a smentire la mammite e a sottolineare come in Italia il livello disoccupazione giovanile sia tra i più alti in Europa, è sempre più divertente dare una scossa ai 'giovani scansafatiche'.
In fondo se la disoccupazione giovanile, che comprende i cittadini tra i 18 e i 24 anni senza lavoro o inattivi perché sfiduciati dalla crisi, tocca il 38,7%, sarà colpa di qualcuno.
Meglio allora portarsi avanti nell'opera di mistificazione, prima che qualcuno vada sotto il Palazzo con i Forconi a chiedere spiegazioni.

Martone: «Se non sei laureato a 28 anni sei uno sfigato»

Il viceministro al Welfare, Michel Martone.

(© ansa) Il viceministro al Welfare, Michel Martone.

A cimentarsi nel tiro al giovane disoccupato, laureato sfigato, precario e bamboccione è stato anche il viceministro del Lavoro Michel Martone. Che nella sua prima uscita pubblica ha esordito: «Dobbiamo iniziare a dare nuovi messaggi culturali, dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto professionale sei bravo e che essere secchioni è bello, perché vuol dire che almeno hai fatto qualcosa».
Altra sparata, stessa indignazione che sulla Rete si è trasformata in satira e dibattito: «Laureato a 23, master a 25, disoccupato, chi è lo #sfigato?», hanno cinguettato in molti.
Mentre il settimanale Espresso ha ricordato come Martone, politico e professore prodigio, ordinario a soli 29 anni, «abbia un ben introdotto papà: il giudice Antonio, ex epresidente dell'Authority scioperi», e ha definito il politico e professore universitario,« il pezzetto di un establishment non del tutto meritocratico»
UNA FRASE INFELICE. Una frase infelice, quella di Martone, non solo perché aveva appena ricevuto da Monti le deleghe all'occupazione giovanile, alle relazioni industriali e alle politiche del lavoro, ma perché pronunciate in un momento in cui - più che dei titoli di studio - bisognerebbe parlare della disoccupazione dei giovani.
Ma, a quanto pare, Martone non legge i dati Istat. Di sicuro ha avuto un buon maestro in fatto di sensibilità e conoscenza, ovvero l'ex ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, di cui è stato consulente.
Indimenticabile la bagarre scatenata dal politico veneto contro in fannulloni ma soprattutto contro i giovani precari, definiti da Brunetta «l'Italia peggiore».

Berlusconi: «Se sei precaria, sposati mio figlio»

Berlusconi ai funerali della nipote Sabrina

Berlusconi ai funerali della nipote Sabrina

A sparare contro i giovani sono sempre i politici con un posto fisso a vita o uno stipendio che spesso in pochi anni di attività raggiunge l'intera retribuzione che un lavoratore qualunque ottiene nell'arco di una vita. Come se fosse una legge del contrappasso si prova, infatti, una sorta di fastidio per i giovani precari lamentosi e in cerca di un lavoro.
PROTETTORE DELLE RAGAZZE. Anche l'ex premier Silvio Berlusconi, che nei confronti dei giovani (soprattutto delle giovani) si è sempre mostrato un grande protettore, è caduto nello stesso errore.
Alla domanda posta da una ragazza: «Come una giovane coppia può affrontare il pagamento di un mutuo o semplicemente crearsi una famiglia di fronte al precariato sul lavoro?», il consiglio del Cavaliere fu quello di «cercarsi il figlio di Berlusconi o di qualcun altro che non abbia problemi economici». E, aggiunse: «Questo lei, con il sorriso che ha, potrebbe anche permetterselo».
Insomma, sempre meglio che lagnarsi in monotone e utopiche pretese di un posto fisso.

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feltrin 02/feb/2012 | 16 :44

PAROLE SANTE
Indignatevi finchè volete ma questa è la realtà: un branco di figli di papà, fancazzisti fuori corso che frequentano le nuove facoltà per parassiti, incapaci di pensare ad un lavoro manuale o specializzarsi in attività tecniche. Da considerare poi, che a causa di questa classe di giovani le aziende sono state costrette ad assumere migliaia di extracomunitari non integrabili che hanno costi altissimi per la collettività.
Che ci piaccia o no l'Italia deve cambiare e un buon inizio potrebbe essere quello di togliere il dito nel cul° dei nostri figli.

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