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DISSENSO

Russia, sesso e punk all'assalto del Cremlino

Le provocazioni contro Putin e Medvedev.

di Barbara Ciolli

Provocatoriamente kitsch, mai banali, decisamente pop. C'è di tutto, nella protesta sociale esplosa in Russia a un soffio dalle elezioni del 4 marzo. Anche un po' degli Anni '80 che, dietro la massiccia cortina di ferro, i giovani moscoviti non hanno mai vissuto.
Altrimenti non si spiega per quale motivo, a braccetto con la vecchia aristocrazia intellettuale scesa in piazza contro l'arroganza di Vladimir Putin, in Piazza Rossa per le nuove proteste sia approdato anche un gruppo punk come le Pussy Riot (letteralmente, «la sommossa delle fighe»), impegnato a strombazzare invettive rock contro il nuovo zar di Russia.
VOINA CONTRO PUTIN. A Mosca, l'ex agente del Kgb diventato presidente, poi premier e poi di nuovo in lizza per la presidenza non lo vogliono più neppure gli artisti del collettivo Voina (in russo, «guerra»), che da un paio di anni si divertono a sbeffeggiare la cerchia putiniana e i palazzi del potere, a colpi di installazioni erotiche.
IL PENE CONTRO IL KGB. Paradossalmente premiato dal ministero della Cultura per la sua opera «Cazzo catturato dall'Fsb (il nuovo Kgb, ndr)», un pene luminoso di 65 metri installato davanti alla sede dei servizi segreti e subito rimosso dalle autorità, lo scorso aprile il gruppo si è rifiutato di ritirare il riconoscimento. Poi questo inverno, dopo le proteste, è tornato alla carica, incendiando un blindato della polizia, alla vigilia di Capodanno, a colpi di bombette molotov.

Voina e Pussy riot, arte d'assalto contro Putin

Un'azione di arte d'assalto, ha spiegato il collettivo, che è un «modesto presente» ai prigionieri politici, ribattezzato «Auto-da-fé dei piedipiatti-Cazzo di Prometeo».
Nella Russia di Putin, ha spiegato Oleg Vorotnikov, uno degli artisti, «i prigionieri politici sono stati dimenticati dalla società. Ormai rinchiuderli in carcere è la norma, un crimine spregevole dello Stato e di tutti i cittadini che restano vili e indifferenti».
Non è un caso che, l'ispirazione per l'ultima opera firmata Voina, sia arrivata con l'arresto, durante le proteste del 6 dicembre, dell'attivista Philippe Kostenko, finito in gattabuia per 15 giorni.
GUERRA A «OLIGARCHI E MAFIOSI». In realtà ben prima dell'indignazione popolare contro i brogli, i Voina, allergici ai riconoscimenti interessati del governo, avevano dichiarato guerra alle istituzioni, «finite nelle mani di un gruppo di oligarchi e mafiosi», a causa di un presidente, nella fattispecie il delfino e prestanome di Putin, Dmitri Medvedev, giudicato «assente».
PUNK E PASSAMONTAGNA. Accanto al grido dell'arte tout court, c'è anche quello del rock. Nate lo scorso ottobre come una band a metà tra punk e arte di strada, questo gennaio le otto Pussy Riot, prima di catapultarsi su una piattaforma del Cremlino, si sono coperte il volto con psichedelici passamontagna fosforescenti, per paura di essere riconosciute.
Poi hanno imbracciato le loro chitarre elettriche e, di fronte alla maestosa cattedrale di San Basilio, hanno scandito: «Portiamo piazza Tahrir in Piazza Rossa! L'aria egiziana fa bene ai polmoni!».

Street artist e band: i giovani si ribellano a Mister Botox

A dicembre, dopo un loro concerto sul tetto del carcere dove erano stati imprigionati gli attivisti delle manifestazioni, le rocker, età media 25 anni, furono arrestate, interrogate e subito rilasciate, cavandosela con una sanzione amministrativa.
«Per noi arte e politica sono la stessa cosa», ha dichiarato recentemente una delle performer, nome di copertura Garadzha. Quando la band di femministe ha capito che, «per ottenere un cambiamento nei diritti non bastava più bussare alla porta di Putin», ha iniziato a fare la sua Rivoluzione d'ottobre.
IL SESSO COME PROVOCAZIONE. Come il collettivo Voina, nelle loro performance di strada anche le Pussy Riot giocano su una serie di richiami all'arte contemporanea e sulle provocazioni sessuali. Tra aiutanti volontari ed equipe di tecnici, in pochi mesi il gruppo è cresciuto, fino a contare 30 membri.
Meno esplicite le ragazzacce punk, più diretti gli art-performer di Mosca, attorno a questi movimenti di arte impegnata si è via via raccolta la gioventù russa, desiderosa di cambiamenti e stufa di un aspirante presidente che è al potere dal 2000 ed è persino diventato ridicolo, per i suoi presunti interventi di chirurgia estetica. Per i giovani, ormai Putin è solo «Mister Botox».

Sabato, 04 Febbraio 2012


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Le punk Pussy Riot sfidano Putin, in Piazza Rossa.

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