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Attualità 

IL CASO

Torturato a Guantanamo, torna libero a Milano

Terrorismo, Nasri aveva avuto sei anni. L'accusa: reclutava martiri.

Ha passato otto anni nella base militare americana di Guantanamo dove ha subito, stando ai suoi racconti messi a verbale davanti ai magistrati italiani, torture di ogni genere. Lunedì 6 febbraio Riad Nasri, tunisino condannato a sei anni di reclusione in primo grado a Milano per terrorismo internazionale, è stato assolto dalla prima Corte d'Assise d'appello del capoluogo lombardo. I giudici hanno anche disposto la scarcerazione per l'uomo, che era stato consegnato all'Italia in base ad un accordo con gli Usa nel novembre 2009.
RECLUTAMENTO MARTIRI. Secondo l'accusa, fra il 1997 e il 2001 Nasri avrebbe fatto parte di una cellula legata al Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento, con base anche a Milano, che reclutava martiri destinati ai Paesi in guerra.
Delle stesse accuse rispondeva anche un altro imputato, Tlili Lazar, altro presunto terrorista che ha collaborato con gli inquirenti nel corso delle indagini e per cui l'appello ha confermato la condanna a otto mesi.
DETENUTO A BENEVENTO. Per Nasri, difeso dall'avvocato Roberto Novellino, sono arrivati l'assoluzione e l'ordine dei giudici di farlo uscire dal carcere di massima sicurezza di Benevento, dopo oltre due anni di carcere in Italia e otto anni passati a Guantanamo.

Le violenze in carcere e le minacce di abusi sessuali

Nelle dichiarazioni davanti al pm Elio Ramondini e al gip Guido Salvini, appena arrivato in Italia, Nasri aveva raccontato di essere stato torturato e privato di «tutti i diritti più semplici e fondamentali», di essere stato picchiato e rinchiuso in «gabbie molto piccole e all'aperto» con «un materassino basso per dormire, una coperta, un secchio per i bisogni e uno per l'acqua da bere». Se non parlava, ha spiegato ancora, veniva minacciato di «abusi sessuali da donne e da uomini».
ARRIVATO IN ITALIA NEL 1994. Arrivato dalla Tunisia a Bologna nel '94, pochi mesi dopo partì per la Bosnia per combattere. Rientrato di nuovo nel capoluogo emiliano, sparì dopo l'attentato alle Torri gemelle dell'11 settembre 2001. Venne catturato dagli afghani dell'Alleanza del Nord nella sua casa in Afghanistan, dove si era sposato e aveva avuto una figlia e «consegnato vivo agli americani».
«VENIVAMO PICCHIATI». Da lì i trasferimenti, con le prime torture, stando ai suoi verbali, in un carcere a Kabul, in una cella dove non c'era spazio «per distenderci tutti (...), per cui dormivamo a turno» e dove cominciarono anche gli interrogatori per sapere «se facevo parte di al Qaeda. Venivamo picchiati per farcelo ammettere».
Un anno fa era stato scarcerato dal gup di Milano anche il presunto terrorista tunisino Ben Mabrouk Adel (condannato a due anni, ma con sospensione della pena), anche lui detenuto per oltre sette anni a Guantanamo e consegnato all'autorità giudiziaria italiana nel novembre 2009.

Lunedì, 06 Febbraio 2012


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Faldoni in tribunale.

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