Attualità
IL PERSONAGGIO
Orban, duce d'Europa
Chi è il primo ministro ungherese che rinnega la democrazia.
di Giovanna Faggionato
È considerato il buco nero della democrazia europea, eppure per anni il premier ungherese Viktor Orban è stato portato in palmo di mano dalle classi dirigenti occidentali. Nel Paese in cui la transizione tra comunismo e democrazia dell'alternanza è stata più rapida, a 34 anni fu l'enfant prodige di una nuova politica: il premier più giovane dell'intero continente.
MAGGIORANZA SCHIACCIANTE. Oggi che il suo partito, il Fidesz, ha conquistato una maggioranza di due terzi nel parlamento di Budapest, il capo del governo ha ristretto la libertà di espressione e l'indipendenza della banca centrale. E Bruxelles l'ha messo sul banco degli imputati, scorgendo in lui le potenzialità di un dittatore del terzo millennio. Tuttavia il Viktator, come lo chiamano i suoi oppositori, è un perfetto prodotto made in Ue.
A Budapest un governo bulldozer
In 18 mesi di governo, Orban ha varato più di 300 leggi: praticamente una ogni 24 ore, escludendo i giorni festivi. La maggioranza ha riscritto la Costituzione e ha messo le mani su tutte le istituzioni fondamentali dello Stato, dall'amministrazione pubblica alla scuola, dalla giustizia ai media, marchiandole con un'impronta confessionale e nazionalista.
SULL'ORLO DEL BARATRO. Il trionfo elettorale di Fidesz è diretta conseguenza della disfatta degli ex comunisti e dissidenti liberali che hanno governato fino al 2010. L'ex primo ministro, Ferenc Gyurcsany, ha dissanguato il Paese, lasciandolo con un debito pari all'80% del Prodotto interno lordo (Pil) e la ricchezza in calo di 6,5 punti percentuali.
«Un anno e mezzo fa eravamo sull'orlo del burrone», ha spiegato il premier ungherese al quotidiano Le Monde, «dovevamo utilizzare tutti gli strumenti democratici e andare avanti come un bulldozer, ma il nostro bulldozer ha sempre rispettato le regole della strada».
L'enfant prodige della destra
Fiero contestatore del regime filo sovietico, nel 1998 Orban conquistò il primato di capo di governo più giovane d'Europa e si dimostrò capace di rimettere in ordine i conti pubblici di Budapest. Decisionista, non ortodosso in economia e dotato di grande fascino, il politico ungherese ha vissuto come un tradimento l'alleanza, sfociata in corruttela e mal governo, tra i suoi compagni di rivolta e gli ex comunisti convertiti.
AI MONDIALI CON CHIRAC. A ogni sfida elettorale si è presentato come l'uomo nuovo a cui affidare le sorti della nazione. Il suo governo aspira a essere espressione diretta del popolo, degli interessi e del credo della classe media. La sua strategia si è subito fondata sul rinnovo della tradizione magiara, in chiave anti “coloniale”, anti-asburgica e anti-sovietica.
Per i leader conservatori fu la vera rivelazione della destra democratica dell'Europa orientale. Tanto che nel 1998 Jacques Chirac lo volle al suo fianco allo Stade de France, alla finale dei mondiali tra Francia e Brasile: 14 anni dopo, però, la ex giovane promessa è messa a confronto con Benito Mussolini.
«Bisogna ripensare la democrazia»
Ma l'intesa tra Orban e i leader Ue non è stata un'avventura di passaggio. Il premier ungherese è tutt'oggi il vicepresidente del Partito popolare europeo (Ppe), lo stesso schieramento della potente cancelliera Angela Merkel, cioè la forza politica che a Bruxelles conta di più.
Nel mezzo della crisi dell'euro, si distingue dai suoi colleghi per l'atteggiamento verso banche e multinazionali.Con gli isituti di credito ha ingaggiato - e ha vinto - una battaglia per rinegoziare i mutui delle famiglie in difficoltà. Ha poi imposto a banche, assicurazioni e corporation una «tassa sulla crisi» che si è trasformata in un boomerang: le imprese infatti si sono viste restringere l'accesso al credito e i capitali stanno fuggendo all'estero.
EUROPA IN DIFFICOLTÀ. Lo strappo più pesante con le istituzioni comunitarie, però, si consuma sulla visione della democrazia. «In Europa», ha dichiarato ai giornalisti francesi, «abbiamo società indebitate, una popolazione in decrescita, un fallimento dell'integrazione sociale e il montare dell'estremismo. La democrazia è in difficoltà e, prima o poi, dovremo confrontarci con Paesi che non sono organizzati democraticamente, ma che hanno più successo. Come i Paesi asiatici e la Cina». Il leader di Fidesz è pronto a sfidare le ipocrisie del Vecchio Continente: «Dovremmo spingere i nostri intellettuali e la nostra classe politica a riflettere più liberamente sul futuro della democrazia».
Alla fine, più che un bubbone scoppiato per caso, Orban è il prodotto di una manciata di promesse infrante, dall'integrazione dei Paesi dell'Est alla crisi finanziaria: il frutto di tutti i fallimenti dell'Unione.
Martedì, 07 Febbraio 2012

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