Attualità
VIOLENZE
Siria, ambasciatori in fuga
Via i delegati di Italia e Francia. Unicef: «Morti 400 bambini».
È un fuggi fuggi generale quello degli ambasciatori, europei e non, dalla Siria. Hanno lasciato Damasco, prima, i delegati di Francia e Italia, poi quelli dei Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Arabia Saudita, Kuwait, Emirati arabi uniti, Oman, Qatar e Bahrein).
«L'Arabia Saudita annuncia che gli Stati del Consiglio di cooperazione del Golfo hanno deciso di ritirare i propri ambasciatori dalla Siria e di aver chiesto a quelli siriani nei Paesi membri del Ccg di partire immediatamente», si legge in un comunicato diramato dal segretariato generale, che prosegue accusando il regime siriano di «massacro collettivo contro un popolo disarmato».
CONTINUANO GLI ATTACCHI A HOMS. Nella mattinata di martedì 7 febbraio, l'esercito del presidente Bashar Al Assad ha ripreso il bombardamento della città ribelle di Homs, dove in questi giorni l'offensiva delle forze del regime ha provocato, secondo le forze d'opposizione, centinaia di vittime. Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani il bilancio di lunedì 6 febbraio è stato di 98 morti fra la città di Homs (almeno 69 vittime) e alcune località della provincia, come Rastan, Qusseir e Hula.
UNICEF: OLTRE 400 BAMBINI UCCISI. Per bocca della portavoce Marixie Mercado, l'Unicef, a Ginevra, ha riportato che oltre 400 bambini sono stati uccisi dallo scoppio delle violenze in marzo a fine gennaio. Sempre secondo informazioni di organizzazioni dei diritti umani locali oltre 400 minori sono in carcere.
Un portavoce dell'alto rappresentante Ue Catherine Ashton ha dichiarato che l'Unione europea non ha intenzione di ritirare le proprie delegazioni diplomatiche dalla Siria: «È importante avere persone sul terreno, considerando che in Siria non possiamo contare su libertà di stampa», ha detto.
RICHIAMATO A ROMA L'AMBASCIATORE ITALIANO. Scelta opposta quella del ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi che ha disposto invece il richiamo a Roma per consultazioni dell'ambasciatore a Damasco Achille Amerio. «L'Ambasciata italiana a Damasco», ha informato la Farnesina, «resterà aperta e operativa per garantire l'assistenza ai connazionali presenti nel paese e continuare a seguire con la massima attenzione gli sviluppi della gravissima crisi in atto nel paese». E anche Parigi ha richiamto in patria il suo rappresentante.
E giovedì 9 febbraio è in programma che torni a Tunisi, per consultazioni l'ambasciatore tunisino a Damasco, dopo che la Tunisia ha rotto le relazioni con Damasco, espellendone l'ambasciatore, dopo il massacro di civili nella città di Homs.
Bombardamento nel quartiere di Bab Amro
Il ministero dell'Interno ha confermato in un comunicato che vanno avanti le «operazioni» contro i «gruppi terroristici» che hanno assediato la città. «Il cannoneggiamento è concentrato su (il quartiere di) Bab Amro», ha raccontato un attivista d'opposizione raggiunto da Reuters con telefono satellitare. «Non c'è elettricità e tutte le comunicazioni con il quartiere (di Bab Amro) sono state tagliate».
A rendere noto il nuovo bombardamento l'inviato della Bbc in Siria: secondo il giornalista, Paul Wood, la popolazione della città teme che l'esercito lanci un'offensiva di truppe e blindati.
LA REPRESIONE CONTINUA. «Il ministro dell'Interno», è quanto è stato chiarito nella nota, «assicura che le operazioni di contrasto ai gruppi terroristici proseguiranno fino a quando la sicurezza e l'ordine non saranno ristabiliti in tutti i quartieri della città di Homs e della sua provincia e fino a quando tutte le persone armate che terrorizzano i cittadini e mettono le loro vite in pericolo non saranno sconfitte».
Il ministro degli Esteri russo: «Assad consapevole della sua responsabilità»
Il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, ha incontrato a Damasco il presidente Assad, dopo che Mosca ha scelto di opporsi con il veto nel Consiglio di sicurezza dell'Onu alla risoluzione prevista per il Paese. In occasione della visita decine di migliaia di sostenitori del presidente siriano sono stati portati in piazza a Damasco in una manifestazione ufficiale di fedeltà al regime.
«Mosca vuole che i popoli arabi vivano in pace e concordia», ha spiegato Lavrov . «Ogni leader di ogni Paese deve essere consapevole della sua parte di responsabilità. Voi siete consapevoli della la vostra», ha continuato rivolgendosi al presidente siriano.
Lavrov, quindi, ha confermato che Damasco è interessata alla prosecuzione della missione della Lega araba e all'aumento del numero degli osservatori. Sempre secondo il ministro russo, Assad ha assicurato a Mosca di essere pienamente fedele all'obiettivo di porre fine alla violenza indipendentemente da dove provenga.
ASSAD: «COOPEREREMO CON OGNI SFORZO». Dal canto suo, Assad ha confermato a Lavror l'intenzione di cooperare con qualunque sforzo per risolvere la crisi che promuova la stabilità del Paese. Damasco è «determinata a portare avanti il dialogo nazionale con la partecipazione dei rappresentanti del governo, dell'opposizione e di figure indipendenti».
Assad ha anche ringraziato la Russia per la posizione assunta al Consiglio di sicurezza dell'Onu e per «il suo impegno a sostenere il dialogo e una soluzione nazionale invece che la escalation e i diktat praticati da alcuni Paesi che non prendono in considerazione gli interessi del popolo siriano».
Gli Stati Uniti però, attraverso la portavoce del Dipartimento di Stato americano, Victoria Nuland, si sono detti «scettici» sulle promesse di Assad.
ERDOGAN: «ASSAD IN UN VICOLO CIECO». Il premier turco Recep Tayyip Erdogan, parlando al gruppo parlamentare del suo partito, ha avvertito il presidente siriano che, con la sua repressione dei moti di protesta soprattutto a Homs, si sta cacciando in un «vicolo cieco» e alla fine gli verrà chiesto «il conto» di quei crimini. «Stiamo facendo sforzi per facilitare la pace e la stabilità in Siria», ha ricordato Erdogan confermando che «coopereremo con Paesi che decideranno di stare dalla parte del popolo siriano e non dell'amministrazione siriana. Continueremo a sostenere le iniziative della Lega araba», ha aggiunto, riferendosi alla posizione assunta da Ankara.
IRAN: «CINA E RUSSIA RESPONSABILI». Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Rahim Mehanparas, ha definito la posizione di Cina e Russia «responsabile», vista l'opposizione dimostrata verso misure «unilaterali» prese «erroneamente» dalle altre potenze contro il governo di Al Assad. Per il ministro degli Esteri, Mosca e Pechino hanno agito per prevenire «l'interferenza di altre nazioni», mirata in ultima analisi «a difendere la sicurezza» di Israele.
«La migliore soluzione» per la Siria, ha proseguito Mehanparast, «sono le riforme perseguite dal presidente Assad, contro l'azione di gruppi armati che fomentano la violenza».
ASSAD SOSTENUTO DALLA MOGLIE. Mentre proseguono le violenze, la moglie di Assad, Asma, la cui famiglia è originaria di Homs, ha espresso il proprio sostegno al marito per la prima volta dalla rivolta scoppiata contro il regime come ha riportato martedì 7 febbraio il Times. «Mio marito è il presidente della Siria, non di una parte dei siriani, e la first lady lo appoggia in questo ruolo», ha dichiarato la donna in una email inviata dal suo ufficio al quotidiano britannico.
Martedì, 07 Febbraio 2012

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