Attualità
CINA
Tibet, Capodanno di rivolte
Da Pechino direttive severe per sedare le proteste: stabilità in bilico.
di Simone Pieranni
da Pechino
Capodanno tibetano, anniversario di rivolte e le proteste delle settimane passate da parte dei tibetani nella regione del Sichuan, stanno portando a un aumento della tensione nella regione autonoma del Tibet. Secondo il governo in esilio starebbero aumentando i numeri delle forze di sicurezza nell'area, mentre da Pechino partono direttive molto severe nei confronti dei funzionari di stanza in Tibet.
LA MINACCIA DEL LICENZIAMENTO. Le autorità tibetane hanno messo in guardia migliaia di funzionari regionali minacciando di licenziarli se non riusciranno a salvaguardare la stabilità nella zona, secondo quanto riportato da un giornale locale il 6 febbraio. L'avvertimento è arrivato in vista del prossimo Capodanno tibetano e il quarto anniversario delle rivolte nelle zone abitate da tibetani.
SALVAGUARDARE LA STABILITÀ INTERNA. La commissione regionale del Partito comunista per l'ispezione disciplinare in Tibet ha recentemente pubblicato un avviso dai toni duri, che richiede che tutti i funzionari facciano ogni sforzo per salvaguardare la stabilità nella remota regione himalayana, «in particolare», hanno scritto i media locali, «mediante l'attuazione di misure preventive e tenendo d'occhio le persone che possono causare problemi».
PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI A OGNI COSTO. Il Tibet Daily ha riferito quanto detto dal portavoce regionale del Partito comunista in Tibet: «Tutti i quadri, a prescindere da chi siano o quale sia la loro posizione, verranno rimossi immediatamente, prima di essere soggetti a punizioni disciplinari se non adempieranno al loro lavoro in modo corretto».
ALTRE 16 TORCE UMANE LO SCORSO ANNO. La regione e le altre aree abitate da tibetani nelle province vicine hanno visto almeno 16 persone che si sono date alle fiamme durante lo scorso anno, in una serie di proteste contro la mancanza di libertà religiosa in Cina. Inoltre, almeno due manifestanti sono stati uccisi a fine gennaio, quando decine, se non centinaia, di tibetani locali hanno attaccato stazioni di polizia e agenti di polizia hanno aperto il fuoco nella Prefettura autonoma tibetana di Ganzi nella vicina provincia di Sichuan, mentre la maggioranza etnica Han festeggiava il nuovo anno lunare.
LA PREOCCUPAZIONE DEL GOVERNO IN ESILIO. Si è alzata la voce anche di Lobsang Sangay, il primo ministro del governo tibetano in esilio, che al Financial Times ha raccontato come «lo schieramento di militari sta aumentando rapidamente. Abbiamo visto le immagini di centinaia di convogli pieni di forze paramilitari con mitragliatrici automatiche che si spostano verso varie zone delle aree tibetane». «Siamo davvero preoccupati», ha aggiunto, «con un tale schieramento di forze militari e tante armi nelle mani della polizia cinese e del personale militare, temiamo che il governo cinese si stia preparando per qualcosa di molto drastico e imprevedibile e tragico».
Martedì, 07 Febbraio 2012

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