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Attualità 

LA MANIFESTAZIONE

Scampia non s'Occupy

Napoli: boicottaggio dietro il flop del corteo anti camorra.

di Enzo Ciaccio

Silenzi, sguardi cupi, rassegnazione a Scampia dopo il flop della manifestazione anti coprifuoco. Tace Twitter, ma sottovoce c’è chi sta riflettendo sulle troppe assenze e tenta di dare un volto a chi non c’era: «Il pomeriggio del 3 febbraio faceva molto freddo», qualcuno ha detto, «è credibile che la gente di Scampia, non essendo abituata a trascorrere il suo tempo al computer, poteva non sapere che in piazza Giovanni XXIII era stata indetta una riunione per discutere del presunto coprifuoco».
CHI NON HA CREDUTO AL COPRIFUOCO. Altri hanno aggiunto: «È possibile anche che, non credendo al coprifuoco imposto dai boss, uomini e donne di Scampia abbiano scelto di disertare l’appuntamento ritenendolo inopportuno».
Tutto vero. Forse. E credibile, o quasi. In giro si respira la tentazione di rimuovere paure e incubi con un consolatorio «basta» alle dietrologie e «ai coprifuoco non dimostrabili».
NEPPURE UN BAMBINO IN PIAZZA. Ma c’è anche chi, dopo il deludente pomeriggio di rassegnazione, si chiede inquieto se sia da ritenersi “normale” - per esempio - la totale assenza dei bambini del quartiere dalla piazza inondata di luci abbaglianti, di riflettori e di telecamere calate in massa con le loro paraboliche, i camion-regìa, i fili elettrici e l’atmosfera rutilante che sempre fa da preludio alle chiassose dirette televisive.

I reporter abbandonati a se stessi. E un “silenzio” surreale

Un dato, fa notare chi conosce il quartiere, è sicuro: se oggi, domani o in qualsiasi altro momento compare una telecamera a Scampia, c’è da giurare che nel giro di pochi attimi si ritroverà circondata e assediata da nugoli di bambini di tutte le età. Festosi e curiosi, petulanti e insistenti, a centinaia spunteranno dai palazzoni di 20 piani per partecipare senza invito alla novità della televisione sbarcata fin sotto casa. Dieci, 100, 1.000 bambini. È un rito di massa. Un consolidato modo di accogliere.
LE TELECAMERE ANCHE PER GOMORRA. Le reazioni suscitate dal film Gomorra, girato in questi viali, insegna. E non è un caso se ben cinque fra gli attori quasi minorenni del cast siano nel frattempo stati arrestati per reati gravi. Si sono sempre visti tanti bambini, quando la tivù è sbarcata a Scampia. Tranne che nel pomeriggio del 3 febbraio, il pomeriggio di Occupy Scampia.
UNA NORMALITÀ QUASI INESISTENTE. Ha osservato chi conosce il quartiere: «Sì, d’accordo: faceva freddo. Ma è sorprendente che nessun ragazzino abbia provato sfizio ad accostarsi a quelle luci abbaglianti, alle telecamere, ai megafoni e a tutto il resto. Colpa dei genitori, diventati all’improvviso carcerieri inflessibili? O dei troppi compiti assegnati a scuola? A proposito, che fine hanno fatto le scuole locali, sempre in prima fila nei riti anti camorra? Come mai quei pochissimi minori presenti nei paraggi sono rimasti nella sede del centro Mammuth, un’associazione attiva sul territorio, che aveva programmato la presentazione di un libro?».  
QUI NON C'È NESSUN COPRIFUOCO. A Scampia - è stato sancito “dalle autorità” - la camorra «non ha imposto alcun coprifuoco». E nemmeno a Miano, a Secondigliano o a Melito e nei paesi circostanti, dove i negozianti chiudono all’imbrunire ma «solo perché fa freddo». 
In troppi, autorità comprese, sono apparsi impegnati solo a smentire il coprifuoco e a normalizzare smentendo.
Come se Scampia non fosse Scampia, aldilà della gente per bene che ci abita. Come se i morti ammazzati non stiano distesi in strada, e nel 2012 se ne contano già sei. Come se la camorra, “negazionismi” a parte, non abbia mai imposto coprifuoco a Napoli e altrove.
IL BLACK OUT TOTALE NELLE CASE. Come se, per esempio, nel rione di Scanzano a Castellammare di Stabia (regno del clan D’Alessandro) non sia stato imposto addirittura il black out totale nelle case e nelle strade per sancire il lutto comunitario dopo la morte di un boss. Tutti al buio. E guai a chi protesta. Come se a Scampia o al rione De Gasperi o in luoghi come Taverna del Ferro a san Giovanni o al Piano Napoli o al Parco Verde a Caivano o al Salicelle” di Afragola i boss non abbiano già tante volte imposto la serrata dei negozi in concomitanza con qualche funerale “di rispetto” o per avere campo libero per scorribande e vendette.
UN FORTE CONTROLLO TERRITORIALE. Come se già altre volte, per evitare morti innocenti che sarebbero di intralcio al normale iter degli affari illeciti, i clan non abbiano comandato agli abitanti di tenersi lontano da certi luoghi in determinate fasce orarie. Tutto falso o inventato? Come se non fosse ormai da tempo accertato che in alcuni rioni di Napoli il controllo territoriale resta prerogativa delle bande criminali che, forti di un esercito di sentinelle e vedette situate a ogni angolo di strada, decidono del presente e del futuro di tutti i residenti e non solo degli affiliati.

L'ora degli spari come negli Anni 90 ai Quartieri spagnoli

Anche a Scampia è così, che piaccia o no alla gente perbene che ci abita. C’è chi ricorda che nei vicoli dei Quartieri spagnoli a Napoli, durante la faida tra il clan Mariano (i Picuozzo, cioè i sacrestani), e quello dei Di Biase (i Faiano) i boss si preoccupavano di render noto in anticipo l’orario in cui quel giorno si sarebbe sparato lungo via De Deo, la stradina che faceva da spartiacque fra le aree controllate dai due clan.
Erano gli Anni 90. Gli abitanti scrutavano l’orologio e potevano stabilire, senza il rischio di sbagliarsi, se fosse l’ora di starsene in casa o si poteva uscire senza rischio.
LA PASSEGGIATA SIMBOLICA NEL QUARTIERE. Il giorno prima di Occupy Scampia Andrea de Martino e Luigi Merolla, prefetto e questore di Napoli, hanno voluto cimentarsi in una plateale passeggiata nel quartiere per dimostrare che «non c’è alcun coprifuoco» e che Scampia, camorra a parte, «è abitato da tanta gente perbene».
L'R5 E L PIÙ GRANDE SPACCIO D'EUROPA. Non si sa se, durante i quattro passi, questore e prefetto abbiano avuto modo di verificare se sia o no ancora in servizio il famigerato R5, l’autobus di linea che per anni ha trasportato dalla stazione ferroviaria di piazza Garibaldi fino a Scampia i 1.500-2.000 giovani “turisti” della droga che accorrono ogni sera dalle altre regioni italiane e dall’estero per rifornirsi nel più grande “spaccio” d’Europa. 
Ma forse l’R5 e il suo carico di morte non sono mai esistiti. Sono un’invenzione. E nessuno, forse, ha mai promesso di insediare a Scampia le facoltà universitarie e i centri di ricerca che tutti aspettano da 20 anni. Frutto di fantasia è forse anche l’impegno, mai rispettato, ad abbattere i palazzoni delle Vele ancora in piedi.
GUERRA FRA CLAN? FORZATURA DEI MEDIA. E può essere solo una “forzatura” dei mass media la guerra fra i clan nonché la valanga di omicidi “non impediti” che ogni sera - sotto gli occhi del prefetto, del questore, del sindaco, del quartiere - si consumano alle Case dei Puffi, il droga-market  attivo H24 (efficiente come un pronto soccorso) a due passi dalla piazza deserta di Occupy Scampia.
Ma forse nemmeno le Case dei Puffi esistono davvero. E i ragazzi morti stanno dormendo. E la cocaina è solo cemento, che per il gelo si fa polvere.

Mercoledì, 08 Febbraio 2012


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Manifestanti al riparo dalla pioggia.

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