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Attualità 

TIVÙ

Rocco sul palco dei bolliti

Sanremo: Papaleo e la classe operaia.

di Renato Stanco

E se alla fine il cavallo vincente, e non un semplice piazzato (tutti termini cari ai frequentatori degli ippodromi) fosse lui? Il marziano a Sanremo, l’attore con quella faccia un po’così e l’espressione altrettanto, anche senza aver visto Genova? Al di là della nostra personale puntata,  la convinzione che scommettere su Rocco Papaleo da Lauria (provincia di Potenza, dunque provincia della provincia italiana) sia un investimento e non un vuoto a perdere si evince dall’aria che tira attorno al Festival dei bolliti, in gara da lunedì 13 febbraio.
UNA CREDIBILITÀ PER STRADA. E l’aria che tira su Sanremo si va facendo sempre più mefitica attorno a Celentano, dove la scia delle polemiche innescate dal molleggiato (ad arte) ha lo stesso odore di zolfo lasciato dal diavolo in occasione delle sue incursioni sulla terra. Adriano, con le sue sceneggiate, non ha solo perso appeal, ma credibilità, avendo dimostrato di giocare solo per se stesso, senza un fine preciso che non sia quello del marketing.
UN EXTRATERRESTRE DEL QUOTIDIANO. Troppo ego per un solo Festival. E con i loden al potere il tempo dei sermoni sembra essere passato. Non solo. Celentano, lui sì, è sempre più un extraterrestre rispetto ai problemi quotidiani. E allora non resta che attaccarci a Papaleo, visto che Gianni Morandi, ormai sempre più simile al Lenin del Mausoleo della piazza Rossa, serve a garantire la democristianizzazione del Festival.

Papaleo e la rivincita del Quarto stato

Rocco, invece, rischia di essere la destabilizzazione controllata, stralunante e straniata, di un kermesse che non vuole svegliare gli italiani dal loro torpore, ma rassicurali nelle loro certezze. Papaleo, altro dettaglio che c’induce a scommettere su di lui, rappresenta la classe operaia che va in Paradiso dopo un lungo travaglio.
IL SUCCESSO DELLA NORMALITÀ. E già, perché questo Peter Pan nato in Basilicata e cresciuto a Roma, all’età di 54 anni, sta conoscendo fama e successo, come il collega Marco Giallini, altro fenomeno di classe operaia che va in Paradiso. Il cinema italiano, mai come in questo momento, va consegnando al grande pubblico volti e voci sino a ieri in seconda fila, considerati dei caratteristi. 
Invece i Papaleo, i Giallini e via di questo passo, hanno più peso specifico delle star.
NESSUN AGENTE, UN SELF-MADE MAN. Il caso di A.c.a.b per Giallini, dove supera Pierfrancesco Favino in tutto e per tutto, e Nessuno mi può giudicare o Finalmente la felicità, con Leonardo Pieraccioni ormai alla frutta, per Papaleo sono casi da  manuale, da studiare nelle scuole di cinema.
E pensare che Papaleo non ha un agente vero e proprio, ma un amico-socio con il quale ha aperto una società che si occupa delle sue produzioni. L'unico rapporto significativo finora lo ha avuto con la Vegastar l'agenzia di Fernando Capecchi (lo stesso di Carlo Conti e Giorgio Panariello), ma solo per le apparizioni al cinema. 
ROCK MELODICO IN SALSA LUCANA. E poi c’è anche la versione musicale dell’attore lucano, rocckeggiante senza strafare, melodico senza essere melenso. La speranza è che l’Ariston si accorga di lui e lo faccia cantare, a ruota libera. L’importante è che non vada cercando una rivincita, dopo la bocciatura dello scorso anno, quando aveva provato a presentarsi in gara.
Ora ha l’occasione per sprigionare tutta la sua potenza vocale, come ha minacciato durante la presentazione del Festival.
L'UGOLA CON LA VOGLIA DI PALCOSCENICO. Basta che mi fate cantare. «Dai, Gianni, hai cantato tutto nella vita, che te ne frega? E un duetto fra noi come lo vedi? Il vecchio e il nuovo, pardon, il vecchio e l’usato sicuro». Ironia da conferenza stampa, certo. Ma  Arlecchino si confessava burlando.
Il resto, poi, verrà da se. E non è detto che non sia migliore di quanto hanno partorito l’anno scorso Luca e Paolo, due Iene senza denti, ma con la sola forza della bile antiberlusconiana. 
IL PRIMO FESTIVAL DELL'ERA POST-CAV. Perché, e non sarà affatto un dettaglio da poco, questo Festival sarà il primo dell’era Monti, ma meglio sarebbe dire senza Silvio Berlusconi. E senza il signore di Arcore la satira langue. Basta vedere l’effetto Crozza. «Adesso c’è il governo tecnico», ha ricordato Papaleo, «e mica si può fare ironia sull’articolo 18 o sullo spread. Non sono argomenti per una platea così». Ecco, rocco da Lauria, non essendo mai  stato agganciato a quel carro, ha davanti a sè una prateria, con  la possibilità di  rivisitare e rivedere la comicità modello Walter Chiari. Un altro grande stralunato e stralunante, dimenticato troppo in fretta.

Giovedì, 09 Febbraio 2012


Commenti (2)

cal-ma57 10/feb/2012 | 07:08

ITALIANI
io ti mostro la luna, tu mi guardi il dito!

cosedapaz 09/feb/2012 | 19:51

l'apostrofo
"Un’altro grande stranulato e stralunante, dimenticato troppo in fretta." ???? L'apostrofo non ci va! e non è la prima volta che lo noto!

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