Attualità
IL CASO
Garzón, giustizia addio
Spagna, condannato il magistrato che arrestò Pinochet.
di Gea Scancarello
A meno di un’ora dalla sentenza c’è già chi grida al complotto. Baltasar Garzón, simbolo della magistratura spagnola di stampo anti-franchista e celebre per aver portato alla sbarra il dittatore cileno Augusto Pinochet, è stato condannato dal Tribunale Supremo a 11 anni di inabilitazione professione e 2.500 euro di multa.
La Corte lo ha dichiarato colpevole di abuso di potere e violazione dei diritti costituzionali: colpa di alcune intercettazioni ordinate nel 2008 fra tre carcerati coinvolti in un caso di corruzione.
L’OPINIONE PUBBLICA DIVISA. Il verdetto è stato letto a Madrid, tra lo sconcerto dei responsabili delle organizzazioni dei diritti umani che venerano il magistrato al pari di una rock star. Ma tra i colleghi, ai quali la fama planetaria e le prese di posizione del 56enne spesso non sono andati a genio, molti se lo aspettavano. E qualcuno forse ha anche sorriso.
I processi celebri: da Berlusconi a Pinochet
La carriera di Garzón, iniziata a 23 anni nei tribunali ordinari per passare a 32 in quelli di secondo grado, rischia di finire per essersi preso eccessiva libertà nelle indagini. Dettata da puro spirito di servizio. Oppure, secondo alcuni, da una precisa volontà politica.
Nel 2008, infatti, il magistrato ordinò di intercettare i dialoghi tra tre detenuti in carcere e i loro avvocati; gli uomini erano coinvolti nel caso Gurtel, uno scandalo di corruzione che ha travolto molti esponenti di spicco del Partido Popular, la destra spagnola.
Garzón voleva smantellare la rete, ma puntava probabilmente a dimostrare il coinvolgimento dei vertici del partito. Ha finito invece con l’essere denunciato egli stesso e interdetto dalla professione già nel maggio 2010, per precauzione.
SMASCHERÒ L'ETA. Una punizione davvero amara per l’uomo delle sfide impossibili. Il suo nome, agli esordi della carriera, si legò all’Eta: fu Garzón a dimostrare che il partito basco Herri Batasuna era il braccio politico dell’organizzazione terroristica. Si occupò poi di media e potere, accusando di frode ed evasione fiscale anche l’ex premier italiano Silvio Berlusconi, nell’inchiesta sulla rete televisiva Telecinco (conclusosi nel 2008 con un’assoluzione).
IL DITTATORE ALLA SBARRA. Ma il suo nome sarà per sempre legato all’arresto di Augusto Pinochet, il dittatore cileno che governò tra mille barbarie dal 1973 al 1990. L’anziano despota credeva di essere al sicuro quando Garzón ottenne il suo arresto a Londra, nel 1998, per aver ordinato la sparizione di cittadini spagnoli. Il militare riuscì a evitare il carcere per motivi di salute, ma le associazioni per i Desaparecidos (gli scomparsi) mandarono in stampa centinaia di adesivi con su scritto: «I love Garzón».
L’uomo era diventato un simbolo.
Tre processi a suo carico, accusato di vicinanza con Botin
Ma proprio sui simboli Garzón si è bruciato. Nel 2008 volle avviare una breve inchiesta sugli scomparsi del franchismo, in violazione della legge di amnistia votata nel 1978 dal parlamento di Madrid. Per i colleghi e parte della politica fu un’ingerenza di troppo. Poco importa che i cittadini avessero accolto la notizia come la rivincita a decenni di sofferenze: la legge è la legge. Garzón è finito sotto processo e aspetta a giorni la sentenza.
AMICO DI BOTIN. Ma esiste un terzo procedimento scottante a suo carico. È accusato di presunta corruzione per avere tenuto negli Usa un ciclo di conferenze finanziato, fra gli altri, dal Banco Santander; poco dopo, proscioglieva Emilio Botin, presidente dell’istituto, in una causa che lo riguardava: circostanza ritenuta sospetta da alcuni inquirenti.
Difendono il giudice i migliori avvocati, ma potrebbero non bastare. E, d’altra parte, con la sentenza del 9 febbraio le sue speranze di tornare a indossare la toga sono comunque poche. Ai manifestanti asserragliati fuori dal tribunale sembra impossibile. «Garzón» ha cambiato il mondo, hanno scritto sui loro cartelli. Ma, si direbbe, la giustizia è inclemente anche con i suoi eroi.
Giovedì, 09 Febbraio 2012
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in..giustizie
scandaloso,diritti dell'uomo?un caso da manuale di uso politico della giustizia,non c'è dubbio,anzi un politico decisamente di ..parte,un militante socialista,ed i partiti,scriveva l'economista cattolico Fe.co Bastiat già nell'800,sono associazioni criminali,altro che giustizia,infatti la nostra Cost.,art 98, nega l'iscrizione a magistrati,ed impone siano terzi,art 111.Speriamo che in Italia non venga dato spazio a siffatti personaggi in magistratura.A.Brke nel 700 scriveva:non so dire se sul mistero han fatto più affari i sacerdoti o i giuristi,ce lìaveva coni l diritto artificiale,pernicioso ed ingisto,ed auspicava la giustizia sommaria d'un contadino.A.Nock economista USA ,dopo aver stdiato tutti gli stati,scrisse,lo Stato non ha mai fatto nulla di efficiente od onesto,suo scopo?mantenere l'iniquità e l'ingiustizia
IO STO CON IL GIUDICE gARZON, HA TUTTA LA MIA CONSIDERAZIONE E RISPETTO A DIFFERENZA DI BERLUSCONI E LA SUA CRICCA IVI COMPRESI I CAPI DELLA LEGA !!
quanti nel mondo credono veramente nella giustizia? a veramente senza falsa retorica?
Io ci credo poco, anzi non ho mai creduto, per essere sincero non faccio riferimento alla giustizia spicciola ma ai grandi processi. Nei grandi processi ci sono grandi interessi grandi disonesti grossi personaggi della politica vedi ad esempio Berlusconi, con lui i processi non finiscono, vanno a nanna ossia in prescrizione, Io non credo nella giustizia terrena ma so che quando andrò all'inferno troverò vari grossi giudici e Berlusconi, sicuro metto la mano sul fuoco.
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